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INTERVISTA 17 Ottobre Ott 2014 0710 17 ottobre 2014

Spending review, Cottarelli torna al Fmi e attacca i burocrati

Il commissario per la spesa pubblica si sfoga: «Non mi davano i documenti».

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Carlo Cottarelli, commissario alla spending review.

Ha atteso un po' per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ma alla fine il commissario alla spending review Carlo Cottarelli non ha resistito. E dalle pagine del Corriere della Sera ha spiegato la decisione di lasciare l'incarico a Palazzo Chigi - era stato assunto nel 2013 su richiesta dell'ex premier Enrico Letta per tagliare la spesa pubblica - e tornare da dove era venuto.
VIA DOPO UN ANNO. Dopo appena un anno, Cottarelli, che avrebbe dovuto restare in carica per 36 mesi, ha scelto di riprendersi il posto al Fondo monetario internazionale a Washington come direttore esecutivo per l'Italia.
«Quando mi hanno contattato», ha spiegato il commissario, «dovevo lavorare per un anno. Poi è stato detto di fare tre anni, ma prima avremmo fatto il punto. Ecco, dopo 12 mesi mi pare che la parte principale del mio lavoro possa dirsi completata».
ESPERIENZA POSITIVA. Parlando del suo lavoro a Roma, Cottarelli ha spiegato: «È stato un anno pesante. Spesso mi chiedevo cosa ci facessi lì». Poi ha aggiunto: «Non avevo un dipartimento da dirigere, avevo qualche collaboratore, persone part time: un pensionato della Banca d'Italia, un pensionato della Corte dei conti...». Eppure all'esperienza il commissario alla spending review assegna un «otto»: «Nel complesso è stata positiva».
SCONTRO COI CAPI GABINETTO. Più complicato il rapporto con il premier Matteo Renzi. «Con Letta la mia interazione era forse più profonda e analitica», ha spiegato Cottarelli. Che, però, ha svelato come con l'ex rottamatore, incontrato «una decina di volte negli ultimi mesi», «le cose dal punto delle decisioni si sono accelerate».
Ma c'è pure stato il «mondo burocratico romano» che ha ostacolato il lavoro del commissario per la spending review. E nello specifico «il sistema dei capi di gabinetto e quello dei capi degli uffici legislativi».
«Spesso i documenti non mi venivano dati», ha raccontato, «non per cattiva intenzione, ma perché facevo parte della struttura. Questa è stata un'enorme difficoltà».
AUTO BLU AI MILITARI. Nell'intervista al Corriere della Sera, poi, Cottarelli ha svelato l'episodio «più assurdo». «Quando ho parlato con il ministero della Difesa dell'opportunità che alcuni ufficiali superiori rinunciassero all'auto di servizio», ha detto il commissario alla spending review, «ho scoperto che esiste un regolamento dell'esercito e della Marina che impedisce ai militari in divisa di andare in giro con l'ombrello. E non potendosi bagnare prendono l'auto».
Poi ci sono i «commessi che non hanno un vero lavoro da svolgere» e quindi «stanno seduti alla scrivania nei corridoi ministeriali».
SENSO DI ESCLUSIONE. Tuttavia, il vero problema per Cottarelli è stato «il senso di esclusione» vissuto nella sua esperienza romana, pur ammettendo di aver avuto «momenti di grande collaborazione». Eppure non appena era stato nominato gli avevano fornito un biglietto da visita in cui la sua carica era «commisario» con una sola «s».
«È stato l'incarico più difficile della mia vita», ha concluso Cottarelli che ha annunciato che non ci sarà un successore per la spending review.

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