Economia 20 Ottobre Ott 2014 1836 20 ottobre 2014

Guerre tivù: perché Sky butta la pay

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Sarah Varetto, direttore di SkyTg24. Le news in chiaro erano state un imput del quartier generale di Londra sempre osteggiato dai manager italiani. Il dossier – ampliare l’offerta in chiaro – è sulle scrivanie dei dirigenti di Sky Italia da almeno cinque anni. Ma è bastato che il quotidiano La Repubblica lo rilanciasse per far crollare il titolo Mediaset (-4,29% il titolo in Borsa il 20 ottobre). Secondo il quotidiano di Largo Focchetti, la Pay-tv di Rupert Murdoch potrebbe aumentare la sua presenza sul digitale terrestre e aprire altri canali in chiaro sul modello di Cielo. Oltre a far «saltare la pax televisiva», che «era stata prima firmata da Rai e Mediaset» e poi alla quale «si è aggiunta Sky». A essere pignoli, la guerra Sky-Mediaset è in corso da mesi, come dimostrano gli scontri cruenti sui diritti della Champions League o del Campionato di calcio e le nuove tariffe per l’uso delle frequenze, che ha favorito non poco il Biscione e la Rai. Ma questa volta il conflitto potrebbe deflagrare nel campo pubblicitario. E sarebbe un Armageddon. LA PARTITA SUL DIGITALE NON È SOLO CON MEDIASET Proprio da Cologno Monzese fanno notare che finora la battaglia ha riguardato lo sviluppo dei servizi premium, anche in ottica internazionale. Sky ha portato sotto la stessa scatola di controllo le attività in Gran Bretagna. Germania e Italia. Mediaset spera, magari attraverso Telecom, in una joint venture con Vivendi o Telefonica. Se non bastasse, e sempre dal fortino dei Berlusconi, qualcuno fa notare che la notizia è stata fatta trapelare da La Repubblica, il quotidiano di Carlo De Benedetti, che da tempo auspicherebbe la cessione del suo multiplex sul digitale terrestre a Sky, del quale è già il principale fornitore di contenuti musicali. Dal quartier generale di Santa Giulia nessun commento ufficiale. Anche se sottotraccia qualcuno fa notare che l’ipotesi di investire sul chiaro – i vertici sono spaccati - ha più contro che pro. E i vantaggi sono tutti di brevissimo termine. PER SKY ITALIA GLI ABBONATI SONO ORMAI FERMI A 4,75 MLN Complice la crisi, i ricavi e gli abbonati di Sky Italia (nel primo trimestre dell’anno 680 milioni di euro e 4,75 milioni di persone) sono stabili, a riprova che il business è ormai maturo e i margini inesistenti. In quest’ottica l’ad Andrea Zappia e il vicepresidente Andrea Scrosati (manager vicini a James Murdoch, rampollo caduto in disgrazia dopo il caso News of the World) potrebbero recuperare risorse e ascolti andando a sfidare Rai e Mediaset sull’offerta in chiaro. Fin qui la parte dei pro. Innanzitutto, come dimostra l’ultima asta per le frequenze del digitale, la tv di Murdoch non ha i canali e non ha mai mostrato interesse per trasmettere su questa piattaforma. Anche perché la strategia dello Squalo guarda, a monte, a concentrare le attività di produzione dei contenuti (come dimostra l’operazione Endemol-Core media group) e a valle ad accordi con mediacompany per veicolare serial, film e partite sulla banca larga, proprio per superare i limiti del satellitare. A quanto pare, al magnate australiano non dispiacerebbe rafforzare l’alleanza già in corso con Telecom Italia. Il RICHIO DI USCIRE DA CANONI GASPARRI PER LA PUBBLICITÀ Poi in Sky hanno sempre guardato con diffidenza all’ipotesi della tv in chiaro. Qualche anno fa arrivò da Londra l’input a portare sul digitale terrestre Skynews24. Ci fu una rivolta dei vertici italiani, convinti che muoversi su due fronti (free e pay) avrebbe soltanto cannibalizzato le attività a pagamento. Perché pagare quello che si può avere gratis? A maggior ragione oggi che via Salaria sta per perdere la Champions e non ha più una library cinematografica ampia come quella di un tempo. Last but not least, sorgerebbero non pochi problemi di natura Antitrust. Nel mercato italiano c’è un sostanziale equilibrio perché la Rai ha il monopolio del canone, Mediaset quello degli introiti pubblicitari e Sky quello dei contenuti a pagamento. Se Sky allargasse la sfida anche sulle trasmissioni in chiaro, finirebbe per allargare la sua fetta pubblicitaria e superare i livelli imposti dalla legge Gasparri, rischiando un intervento dell’Antitrust. Al riguardo sono già sul piede di guerra le piccole e le medie Tv locali. A loro dire la tv dello Squalo fa loro concorrenza sleale sul versante pubblicitario perché, offre a prezzi stracciati, agli stessi inserzionisti passaggi nei match di calcio di Serie A e serie B. E lì, si sa, senza le provinciali non si fa spettacolo e neppure business.

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