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ECONOMIA 20 Ottobre Ott 2014 0640 20 ottobre 2014

Legge di stabilità, lettera dell'Ue chiede chiarimenti

Niente bocciatura di Bruxelles. Ma una missiva per ottenere alcune precisazioni.

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L'esterno del Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Ue.

Ancora un giorno d'attesa e tra martedì 21 e mercoledì 22 ottobre, l'Unione europea darà il suo parere ufficiale sulla legge di Stabilità del governo di Matteo Renzi. E, secondo la ricostruzione del quotidiano La Repubblica, la mossa di Bruxelles sarà una lettera con la richiesta di chiarimenti firmata dalla Commissione Ue che aprirà il negoziato con l'esecutivo. Che dovrebbe chiudersi senza troppi intoppi.
Secondo quanto si è appreso, infatti, la missiva non sarà troppo ostile e quindi non dovrebbe bocciata la manovra. Piuttosto conterrà alcune richieste per chiarire alcuni punti: insomma, l'Ue vuole precisazioni sul testo da 36 miliardi di euro.
SCONTRO CON L'UE. Il nodo principale ruota intorno alla decisione del governo di risanare nel 2015 il disavanzo strutturale solo dello 0,1%, rinviando il pareggio di bilancio al 2017 e lasciando inalterata la spesa pubblica. Strategie che sono destinate a mettere l'Italia in rotta di collisione con il Fiscal Compact che impone ai Paesi europei di tagliare lo squilibrio tra entrate e uscite.
JUNCKER APRE A ROMA. Il governo sostiene di essere nel giusto, visto che le regole consentono uno scostamento temporaneo dagli obiettivi, ma gli euroburocrati faticano ad accettare le giustificazioni dell'Italia. Ma se il presidente uscente della Commissione Ue José Manuel Barroso ha anticipato di voler bocciare la manovra, il nuovo titolare di Palazzo Berlaymont, Jean-Claude Juncker, vuole gestire il caso in maniera più delicata.
PRONTI ALTRI RISANAMENTI. Ecco perché il governo di Renzi attende solo una lettera dall'Europa che chieda per quale motivo il nostro Paese abbia deciso di risanare solo dello 0,1%.
Ricevuta la missiva, il premier, insieme con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, avranno qualche giorno di tempo per rispondere, elencando i motivi dietro le scelte dell'esecutivo: di certo i due hanno la carta dei 3,4 miliardi di euro per aumentare il risanamento nel 2015 da giocarsi, che lascia intendere a essere pronti a tagliare il deficit strutturale dello 0,25% (cifra che rientra nella flessibilità di cui ha parlato Juncker).

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