Economia 21 Ottobre Ott 2014 1621 21 ottobre 2014

Fondi pensione, Renzi si è mangiato il 10%

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Con la legge di stabilità del governo Renzi la tassazione sui fondi pensione è prevista in rialzo dall'11,5% al 20%. Dall'11,5% al 20%. Di tanto si alza la tassazione sui fondi pensione secondo la Legge di Stabilità appena licenziata dal governo Renzi. E con questo ritocco una bella fetta delle pensioni integrative degli italiani rischia seriamente di sparire per sempre se il testo non venisse modificato. Ma di quanto? Secondo i calcoli di Economiaweb.it almeno del 10% dell'assegno atteso. 1. L'EFFETTO DI BREVE PERIODO: LA LIMATURA DEI RENDIMENTI La nuova tassasione dovrebbe partore dal primo gennaio 2015. In prima battuta, gli effetti di questo inasprimento delle tasse saranno limitati a una piccola limatura dei rendimenti netti dei fondi. Esempio: se anche nel 2015 i prodotti previdenziali mettessero a segno una performance media di oltre il 5,5-6% lordo (come è avvenuto nel 2013 e nel 2014), il rendimento netto con la nuova tassazione sarà pari al 4,4-4,8% circa, cioè inferiore di  mezzo punto rispetto quello che si sarebbe registrato invece col vecchio prelievo (4,9-5,4%). Si tratta dunque di una piccola riduzione dei guadagni, che inizialmente peserà poco o nulla sulle tasche dei lavoratori, visto che i soldi investiti nella previdenza integrativa restano blindati per molto tempo e di regola vengono riscattati soltanto alla data del pensionamento. 2. L'EFFETTO DI LUNGO PERIODO: IL PESO SULLA RENDITA FINALE È proprio al momento della pensione, però, che gli effetti della manovra del governo Renzi si faranno sentire. Una limatura di pochi decimi di punto per i rendimenti netti annui, nel lungo periodo comporta infatti un taglio consistente della rendita integrativa maturata con i prodotti previdenziali. Esempio: se un lavoratore accantona 200 euro al mese in un fondo pensionistico che rende in media il 5,4% netto ogni 12 mesi, si ritrova dopo 40 anni con in tasca una somma (montante finale) di circa 339.000 euro. Se lo stesso fondo rendesse, invece, mezzo punto in meno al netto delle tasse (come accadrà con l'innalzamento del  prelievo fiscale) a fine carriera il lavoratore si ritrova con un capitale ben più modesto, pari a euro circa 297mila euro. La differenza è dunque 42mila euro, che si traduce automaticamente in una pensione di scorta più magra. Se si ritirasse dal lavoro a 70 anni, per esempio, un lavoratore di sesso maschile che ha un montante finale di 339mila euro riesce a maturare una rendita integrativa di oltre 2.000 euro al mese, il 12% in più rispetto agli 1.780 euro mensili che si ottengono invece con un capitale di  297mila euro. Il prossimo aumento delle tasse sui fondi pensionistici, dunque, significherà per molti lavoratori una perdita di oltre 10 punti percentuali sull'importo della pensione integrativa.

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