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SOLDI PUBBLICI 21 Ottobre Ott 2014 0735 21 ottobre 2014

Legge di Stabilità, le partecipate degli enti locali

Le partecipate sono ancora troppo numerose. E spesso con milioni di euro che vanno in perdita. Ecco dove i governatori potrebbero tagliare.

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Ormai tutti parlano di uno scontro aperto tra il presidente del Consiglio e i governatori delle Regioni italiane. Oggetto della contesa è la nuova legge di Stabilità approvata dal Consiglio dei ministri, in cui gli enti locali (Comuni compresi) saranno sottoposti a una nuova cura dimagrante di circa 4 miliardi di euro.
GOVERNATORI PD IN PRIMA LINEA. I primi a scendere sul sentiero di guerra sono stati proprio i governatori del Pd, con in testa Nicola Zingaretti (Lazio) e Sergio Chiamparino (Piemonte, oltre che presidente della Conferenza Stato-Regioni), oltre a Rosario Crocetta (Sicilia), Enrico Rossi (Toscana), Catiuscia Marini (Umbria), seguiti a ruota dai colleghi degli altri schieramenti politici, i leghisti Roberto Maroni (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto), e il socialista-forzista Stefano Caldoro (Campania), tanto per citarne alcuni.
I CINGUETTII DI RENZI. Hanno gridato a gran voce che questi tagli comprometteranno servizi essenziali come la sanità e i trasporti, sentendosi rispondere da Renzi, via Twitter, di #staresereni. «Una manovra da 36 miliardi e le Regioni si lamentano di 1 in più? Comincino dai loro sprechi anziché minacciare di alzare le tasse», ha cannoneggiato il premier. Che poi ha cinguettato altre due volte. La prima per dire che «Tagliare i servizi sanitari è inaccettabile. Non ci sono troppi manager o primari? È impossibile risparmiare su acquisti e Consigli regionali?». La seconda per spegnere un minimo il fuoco delle polemiche che divampava. O almeno quello voleva essere il tentativo, in origine: «Incontreremo i presidenti di Regione. Ma non ci prendiamo in giro. Se vogliamo ridurre le tasse, tutti devono ridurre spese e pretese».


La Rete - e non solo - ha offerto innumerevoli spunti di riflessione sul tema del taglio agli sprechi. Ma riaprendo semplicemente l'archivio dei mesi scorsi, Lettera43.it ha recuperato un documento presentato dalla Corte dei conti al parlamento soltanto il 24 giugno scorso.
Si tratta della requisitoria orale del procuratore generale, Salvatore Nottola, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato. Alla quale va assolutamente allegato il fascicolo relativo all'analisi dell'Osservatorio sugli organismi partecipati/controllati da Comuni, Province e Regioni.
NEL 2013, 26 MLD ALLE PARTECIPATE. La magistratura contabile, infatti, rilevava che la giungla delle società partecipate sono costate allo stato oltre 26 miliardi di euro soltanto nel 2013. Oltretutto, delle 7.500 esistenti, solo 50 sono in carico al sistema centrale romano (i ministeri, per intenderci), mentre quelle partecipate dagli enti locali (Comuni, Regioni e Province) sono ben 5.258, cui vanno aggiunti 2.214 organismi tra consorzi e fondazioni.
Rileggendo anche le osservazioni di Nottola, il procuratore generale parlò di «forte impatto sui conti pubblici, sui quali si ripercuotono i risultati della gestione, quando i costi non gravano sulla collettività, attraverso i meccanismi tariffari» e di meccanismi contabili «spesso oscuri».
ESAME SU CINQUE REGIONI. Per rendersi conto dello spreco, basta prendere in esame cinque Regioni italiane, per capire quante e quali società a partecipazione pubblica sono contenute nelle pance dei bilanci. E quanto costano alle amministrazioni. Il risultato parziale è di oltre 8 miliardi tra perdite, trasferimenti per cassa e oneri complessivi per anno.

Lazio: 20 partecipate e quasi 45 mln di perdite

Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino con il premier Matteo Renzi.

Nel Lazio, amministrato da Nicola Zingaretti, il più focoso dei contestatori, ci sono 20 società direttamente partecipate dalla Pisana, alcune delle quali, a loro volta, ne controllano altre 20. Si occupano di trasporti, sanità, turismo, ambiente, e sviluppo. Ma non tutte sembrano indispensabili, visti anche i risultati d'esercizio.
Secondo una ricerca condotta da Eurispes, su richiesta dell'Associazione ex consiglieri del Lazio, denominata «Le aziende partecipate nella Regione Lazio», le perdite ammonterebbero a quasi 45 milioni di euro (44.878.094).
PIEMONTE, ONERI PER 500 MLN. Anche la Regione Piemonte ne ha 20, anche se nella precedente legislatura consiliare si era dato il via a un piano di smaltimento delle partecipazioni, di cui però non v'è traccia sul sito ufficiale. Di sicuro gli oneri complessivi 2013 sono stati oltre 500 milioni.
La situazione si normalizza in Lombardia, dove le controllate direttamente dal Pirellone sono soltanto sette, alle quali si vanno ad aggiungere sette fondazioni, 19 agenzie regionali, 19 enti parco, 13 aziende di servizi alla persona (Asp), 13 consorzi di bonifica, 15 aziende sanitarie locali, 15 aziende ospedaliere e sei enti sanitari. La cifra degli oneri complessivi, però, sale vertiginosamente a circa 4 miliardi (dati 2012).
CAMPANIA, TRASFERITI 4 MLD NEL 2013. La Regione Campania, poi, ha 16 società controllate di cui detiene il 100% delle quote (10 in maniera diretta, sei indiretta), otto di cui detiene quote maggioritarie (sei dirette, due indirette) e 18 in cui è socio minoritario (10 dirette, otto indirette). In questo caso il totale da fare è sui trasferimenti per cassa da Regione: circa 4 miliardi di euro nel 2013.
E ancora il Veneto, che ha 18 società di I livello a partecipazione diretta, con le quali ha il controllo indiretto di altre 64 di II livello, che a loro volta hanno partecipazioni in 11 società di III livello. Gli oneri complessivi si attestano però sui 15 milioni.
IL RECORD UMBRO. Infine, al di fuori dell'indagine, salta all'occhio il dato sorprendente della Regione Umbria, che ha una popolazione stimata di quasi 896 mila abitanti (dati 2013), ma ben 15 società a partecipazione diretta, di cui sei in dismissione. Che sono costate, in oneri complessivi, 56 milioni nel 2013 e 20 solo nel primo semestre del 2014.
Insomma, se un amministratore locale vuole andare a cercare i settori in cui tagliare le spese, troverà sicuramente qualcosa che non siano necessariamente trasporti e sanità.

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