Economia 22 Ottobre Ott 2014 1731 22 ottobre 2014

Se Draghi si butta sul corporate bond

  • ...

Il presidente della Bce, Mario Draghi. Mario Draghi ha iniziato a comprare collaterali legati a sofferenze bancarie. Ma per gli investitori non è abbastanza, tanto che premono (e danno per imminente) l’acquisto da parte della Bce di bond aziendali sul secondo mercato. Anche perché il board dell’Eurotower è spaccato su questa decisione. Secondo rumors che si rincorrono, la Banca centrale, che però ha smentito, dovrebbe annunciare il via all’acquisto di corporate bond già a dicembre. Ma prima Draghi deve mettere d’accordo tutte le anime all’interno del board. Come si comprende dalle parole di Luc Coene, governatore della banca centrale belga e membro del direttivo Bce ai quotidiani L’Echo e DE Tijd. 1. IL BOARD BCE È SPACCATO Il banchiere ha chiarito: «Non abbiamo ancora avuto una discussione seria riguardo l'acquisto di corporate bond». Ma ha subito aggiunto di non essere contrario all'ipotesi, se questa darà la possibilità all’Eurotower di ridurre l’esborso per covered bond e cartolarizzazioni. «Se ci limitiamo all'acquisto di questi due prodotti, c'è il rischio di finire a pagare prezzi troppo elevati. Possiamo evitarlo anche comprando corporate. Ma ripeto, sul tavolo non c'è nessuna proposta concreta al riguardo». 2. I PROGETTI ITALIANI E I PALETTI TEDESCHI Contrari al progetto sarebbero due fronti discordanti in tutto: quello italiano e quello tedesco, anche se con motivazioni diverse. A Roma un acquisto di corporate bond allontanerebbe quello che è l'obiettivo principale del governo Renzi: un piano di acquisto di titoli di Stato per alleggerire l'alto esborso in rendimenti, che ogni anno il Tesoro garantisce ai sottoscrittori del suo debito sovrano. Senza contare che le imprese italiane non sono così avvezze all'emissioni di obbligazioni come i propri concorrenti europei. La Germania, dal canto suo, ha appoggiato il piano di Draghi sulla parte degli acquisti ai collaterali bancari legati a sofferenza bancarie. Anche perché i suoi istituti potrebbero apparire male capitalizzati all'appuntamento degli stress test di domenica 26 ottobre. Eppoi hanno in pancia titoli immobiliari per miliardi vicini all'insolvenza. 3. LA GUERRA DELLE VALUTE In mezzo a tutte queste pressioni c’è la Banca centrale europea. Draghi teme che il suo piano di riacquisti di Abs e la liquidità illimitata garantita alle banche europee non siano sufficienti per allentare la morsa della deflazione e il caro euro. Serve qualcosa in più. Da qui l’ipotesi su un intervento sui corporate bonds in quella che appare come una guerra delle valute. Non a caso l’amministrazione Obama fa pressioni sui partner europei (Germania in testa) perché reflazionino. Infatti ha spiegato il Wall Street Journal: «Lo spettro della deflazione in Europa e il rallentamento della Cina e delle altre economie emergenti rischia di azzoppare l'economia americana, in un momento in cui potrebbe svolgere il ruolo di motore della ripresa mondiale». Nota David Bloom, strategist globale per il mercato valutario a HSBC Holdings Plc: «Questa politica attuata dalle principali banche centrali non è un riequilibrio, non incide sulla crescita. Si propone invece di esportare i problemi che la deflazione porta, a qualcun altro». Secondo l’analista, «quando un paese indebolisce il suo tasso di cambio, quello di un altro diventa più forte, rendendo le merci importate più conveniente. La deflazione è una conseguenza del rallentamento economico globale che sta spingendo la regione euro sul crinale della recessione, riducendo la domanda di esportazioni provenienti da paesi come la Cina o aree come l’Oceania».

Correlati

Potresti esserti perso