Economia 22 Ottobre Ott 2014 1130 22 ottobre 2014

Yahoo! fa i conti con Alibaba

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Marissa Mayer, ceo di Yahoo! Quella di Yahoo è stata una trimestrale positiva, che per il momento allenta la pressione sull’amministratore delegato Marissa Mayer, chiamata a produrre risultati che non sempre arrivano. Solo per il momento però. I profitti per 6,77 miliardi di dollari del terzo trimestre, una cifra di tutto rispetto, sono stati per larga parte generati dai guadagni straordinari per 6,3 miliardi ottenuti vendendo titoli durante la quotazione a Wall Street del gigante cinese dell’e-commerce Alibaba, in cui Yahoo conserva una partecipazione del 17,9% dopo avere ceduto il 4,9% con l’Ipo. Va comunque detto che, anche senza i maxi incassi legati ad Alibaba, l’utile è cresciuto da 358 a 543 milioni di dollari, mentre il fatturato è aumentato da 1,14 a 1,15 miliardi di dollari, abbastanza per consentire a Mayer di difendere la propria strategia e il proprio piano di rilancio. Ecco quattro cose che bisogna sapere dei conti di Yahoo!. 1. IL LATO POSITIVO: PER MAYER I RISULTATI SONO SOLIDI Come detto la trimestrale è stata abbastanza positiva da consentire a Marissa Mayer di tirare per ora un sospiro di sollievo. Infatti l’amministratore delegato non ha perso occasione, durante la conference call con analisti e investitori, per sottolineare il buon momento della società che guida da luglio 2012. «Abbiamo avuto un terzo trimestre solido. Vogliamo tornare a essere una società iconica in termini di grandezza e sono fiera di quello che abbiamo ottenuto. Siamo arrivati molto lontano», ha detto. I risultati e le parole di Mayer sembrano avere convinto gli investitori: il titolo a Wall Street è arrivato a guadagnare il 4% circa, con la capitalizzazione di mercato salita a circa 40 miliardi di dollari. 2. LA DIFESA: LE ACQUISIZIONI NON SONO DENARO SPRECATO Mayer ha anche rispedito al mittente l’accusa di avere sprecato denaro con decine di piccole acquisizioni che non hanno dato i frutti sperati, forse con l’eccezione di Tumblr, rilevata per 1,1 miliardi di dollari (l’acquisto più consistente di Yahoo!) e che dovrebbe generare fatturato per oltre 100 milioni di dollari nel 2015. Il punto su cui fa leva l’amministratore delegato è principalmente uno: sebbene una fetta della liquidità disponibile sia stata usata per rilevare altri gruppi, quindi per rafforzare la società, la somma restituita agli azionisti è stata comunque cinque volte superiore (7,7 miliardi di dollari contro gli 1,6 miliardi spesi per acquisizioni sotto la guida di Mayer). «Le acquisizioni fatte finora non sono state una scelta, ma una necessità», ha spiegato, lanciando una frecciata all’investitore attivista Starboard Value, che a fine settembre ha aumentato la propria quota in Yahoo con l’obiettivo di premere per una riduzione dei costi e per una combinazione strategica con Aol. Mayer dunque ribadisce il concetto: sa quello che bisogna fare, sa quando farlo e non ha bisogno di pressioni esterne. Altre acquisizioni arriveranno, soprattutto nel campo mobile 3. IL PROBLEMA: CONTINUA A CALARE LA PUBBLICITÀ Se è vero che il fatturato, escludendo le commissioni pagate ai partner per il traffico sul web, è cresciuto dell’1% a 1,09 miliardi di dollari (è solo la seconda volta negli ultimi sei trimestri che si ha un aumento così alto), Yahoo continua ad avere problemi sul fronte pubblicitario, che resta il tallone d’Achille della società. Nel terzo trimestre è continuato il calo della pubblicità online e la sua quota del mercato pubblicitario mobile, che vale complessivamente 50,7 miliardi di dollari, è scesa quest’anno al 4,9% dal 7,2%. Le entrate pubblicitarie da display sono scivolate del 6% a 396 milioni. Nel trimestre le attività mobili hanno generato entrate per 200 milioni di dollari, il 17% del fatturato totale, e secondo le previsioni saliranno a 1,2 miliardi nell’intero anno.«Le tecnologie pubblicitarie della società sono abbastanza datate, stiamo cercando di trovare modi più moderni ed efficienti in termini di costi», ha ammesso Mayer. 4. IL FUTURO: SCOMMESSA SUL MOBILE E RIDUZIONE DEI COSTI Guardando avanti il futuro della società viaggia principalmente su due binari: il rafforzamento della propria posizione sul mercato pubblicitario, dominato da colossi come Google e Facebook, con un potenziamento del traffico mobile, e l’ottimizzazione dei costi. In questo senso, Mayer sta già sfoltendo le attività meno redditizie: l’amministratore delegato ha chiuso otto uffici e solo questo mese ha tagliato quasi 500 posti di lavoro in India e in Giordania. In un’intervista al Wall Street Journal subito dopo la trimestrale, una delle poche concesse finora, Mayer ha spiegato di avere chiesto l’aiuto di consulenti esterni per mettere a punto nuove misure per la riduzione dei costi e «per migliorare ulteriormente l’efficienza della società». Altri tagli di personale sono in vista? Mayer non lo esclude. «Lavoriamo in tempo reale, prendiamo decisioni velocemente. A oggi non ci sono piani in questo senso, ma valutiamo di continuo la situazione», ha detto.

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