Economia 24 Ottobre Ott 2014 1012 24 ottobre 2014

Jeff Bezos ha fatto male i suoi conti

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Jeff Bezos, mumero uno di Amazon. Avere alte ambizioni ha un costo, spesso altrettanto elevato. Lo ha sperimentato sulla propria pelle il gigante delle vendite online Amazon, che nel periodo tra luglio e settembre ha riportato le perdite trimestrali peggiori in 14 anni. Sui conti hanno pensato le spese per lo sviluppo di nuovi prodotti, come i nuovi Kindle e le infrastrutture cloud, le licenze per musica e video, la strategia di espansione con i nuovi magazzini in tutto il mondo, le assunzioni (la forza lavoro è salita nel trimestre del 36% a 149.500 persone) e i progetti per l’apertura del primo negozio fisico. Insomma, in una parola, hanno pesato gli investimenti. E se gli investitori sono disposti a chiudere un occhio sulle perdite nette per 437 milioni di dollari, peggio delle stime e più del rosso da 41 milioni dell’anno scorso, è solo perché il fatturato è balzato del 20% a 20,58 miliardi di dollari. 1. SPESE POCO SELETTIVE, PESANO ATTIVITÀ INTERNAZIONALI Ma il nervosismo è forte, come dimostra il fatto che il titolo a Wall Street è arrivato a cedere più del 10%. A preoccupare è in particolare il rischio che la società non sia in grado di generare profitti di lungo termine e di gestire il modo in cui spende il proprio denaro (nel trimestre le spese operative sono salite da 17,12 a 21,12 miliardi). Cosa ha sbagliato? Amazon nicchia, dice che innovare ha un prezzo e che sarà comunque più selettiva in futuro nel modo in cui usa la liquidità. “Con tutte le cose nuove che facciamo, c’è di sicuro un’ampia gamma di risultati possibili. Cerchiamo di imparare da quello che facciamo, mentre cerchiamo nuove opportunità. «Valutiamo cosa funziona bene e cosa non va», ha detto il direttore finanziario Tom Szkutak. Una cosa che non funziona a dovere sono le attività internazionali, che hanno provocato un’ampia fetta delle perdite e un margine operativo negativo per lo 0,4% contro il +4,3% del Nord America. Come ha spiegato Szkutak, hanno pesato i costi per le nuove infrastrutture in Cina, India, Italia e Spagna. «Dobbiamo trovare un leverage nel corso del tempo, ma ora stiamo investendo», ha detto. 2. A NATALE ATTESE VENDITE FINO A 30,3 MILIARDI Amazon, che ha messo a segno una perdita operativa di 544 milioni di dollari, il massimo di sempre, punterà a rifarsi nel quarto trimestre, per il quale attende un giro d’affari tra 27,3 e 30,3 miliardi di dollari, in rialzo, ma al di sotto dei 30,9 miliardi attesi dagli analisti.Per attrezzarsi per il previsto aumento delle vendite, la società ha arruolato 80.000 nuovi dipendenti stagionali, il 14% in più di quelli messi sotto contratto l’anno scorso, in modo da rafforzarsi in un periodo cruciale per la performance di retailer tradizionali e online. E nel periodo natalizio Amazon cercherà di approfittare anche del contratto da poco siglato con la casa editrice Simon & Schuster: si tratta di un accordo pluriennale in base al quale Simon & Schuster dovrebbe fissare i prezzi dei libri digitali, consentendo ad Amazon di effettuare sconti su alcuni dei titoli.Questo aumenterà la pressione su Hachette, la casa editrice con la quale Amazon è in guerra da mesi perché i francesi non vogliono tagliare i prezzi di copertina. 3. LA STRATEGIA NON CAMBIA: INVESTIRE SULLA NOVITÀ, ANCHE CON I NEGOZI Guardando avanti Amazon resta per il momento fedele alla propria strategia e scommette sulle novità e sull’espansione. Finora nel 2014 ha presentato il suo primo smartphone, Amazon Fire, e un nuovo decoder, ha cominciato a offrire servizi di musica in streaming e ha speso pesantemente sulla programmazione video (continuerà a farlo nel 2015 con spese previste per 2 miliardi), ha ampliato il servizio di consegne nello stesso giorno e ha aumentato il numero di magazzini per velocizzare le consegne e quello di centri dati per sostenere la rapida crescita delle attività. E, se possibile in tempo per lo shopping di Natale, aprirà il suo primo negozio fisico a New York, di fronte l’Empire State Building, ovvero in una zona di Manhattan che attira ogni giorno milioni di passanti e turisti. L’idea è quella di connettere i suoi consumatori con la distribuzione tradizionale, anche a costo di rischiare spese fisse maggiori. 4. PER PAUL KRUGMAN IL POTERE DI AMAZON È ECCESSIVO Insomma Amazon punta a diventare sempre più grande, cosa che fa storcere qualche naso. Come quello di Paul Krugman, economista premio Nobel e membro del Council of Economic Advisers della Casa Bianca durante l’amministrazione Reagan, che in un editoriale sul New York Times ha puntato l’indice contro l’eccessivo potere del colosso dell’e-commerce, un potere usato «per nuocere all’America». Secondo l’economista, il colosso americano del commercio elettronico «domina le vendite di libri online» e ha «sistematicamente tenuto i prezzi bassi» per «rafforzare il proprio dominio», cosa che in futuro le consentirà di approfittarsi dei consumatori e di mettere con le spalle al muro le case editrici.

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