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SUMMIT 24 Ottobre Ott 2014 2224 24 ottobre 2014

Manovra, Renzi strappa l'accordo: correzione a 0,3%

Intesa a Bruxelles sul deficit. «Facciamo sul serio». Ma col nuovo Pil l'Italia deve altri 340 milioni. Napolitano: «Basta austerity». Fitch conferma il rating BBB+.

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Il premier Matteo Renzi parla col presidente francese François Hollande al Consiglio europeo.

Alla fine il compromesso è stato raggiunto.
Matteo Renzi ha strappato lo 'zero virgola' della mediazione tra le richieste dell'Europa e le convinzioni del governo italiano sulla manovra.
Dopo una discussione «tosta e accesa» in tema di politica economica, come l'ha definita lo stesso premier, l'intesa con Bruxelles è stata di fatto siglata.
L'Italia si è impegnata a rivedere la sua legge di Stabilità adeguando la correzione del deficit strutturale allo 0,3%.
SI TRATTA DELLO 0,2% IN PIÙ. Si tratta dunque dello 0,2% in più di quanto aveva previsto inzialmente l'esecutivo Renzi (0,1%), ma meno di quello 0,5% che sembrava essere l'insormontabile paletto europeo.
Renzi, rientrando in Italia per la sua Leopolda 2014, ha esultato: «Hanno capito che non scherziamo. Ora la vera sfida è il percorso di riforme. Saremo credibili se le faremo come promesso».
IL COLLE: «STOP AL RIGORE». Da Roma il capo dello Stato Giorgio Napolitano gli aveva fatto sponda: «È grave accapigliarsi sullo 0,1%, dopo anni di austerity è giusto cambiare».
Una svolta che il presidente del Consiglio ha rivendicato, ancora una volta, col solito piglio: «Siamo un Paese che non viene a prendere lezioni o reprimende. Rispettiamo tutti, ma non ci faremo fermare da nessuno».

Grana dell'extra budget, Cameron: «Non paghiamo»

David Cameron e Matteo Renzi.

Il vertice aveva visto scoppiare un'altra grana: quella dell'extra-budget dovuto al nuovo sistema di calcolo del Pil, che a Paesi come la Gran Bretagna rischia di costare oltre 2 miliardi, mentre all'Italia 340 milioni.
Il premier britannico David Cameron non l'aveva presa bene: «Noi non paghiamo».
DRAGHI: «ORA TOCCA A VOI». All'Eurosummit ha partecipato anche il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi, che ha invitato i leader a ridare forza all'economia: «Tocca a voi», ha detto, esortando ad accendere il motore degli investimenti.
Con l'era Juncker parte ora il match sulla flessibilità, passando anche tra le pieghe del piano da 300 miliardi annunciato prima di Natale.
DAL TESORETTO I 3,2 MILIARDI. Dopo l'accordo sull'attuale finanziaria (quei 3,2 miliardi in più per centrare lo 0,3% sono pronti a essere attinti dal 'tesoretto' messo a riserva), potrebbero profilarsi però altre grane sul debito.
Aver abbassato l'asticella della correzione del deficit significa infatti aver rallentato la riduzione del debito e i tempi di pareggio.
Con il rischio di nuovi intoppi su cui l'Italia dovrà giocare - e riuscire a spuntare - altre mediazioni legate a quei fattori 'rilevanti', come il ciclo negativo, che sono tra gli strumenti di flessibilità che Roma vuol far valere.
RENZI CONTRO LA «TECNOCRAZIA». Il problema dell'Europa non sono gli extra-costi sul bilancio Ue, ma «la tecnocrazia e la burocrazia», ha attacato Renzi, smentendo di aver parlato nel vertice di questi fattori come «arma letale» (l'aveva riferito Cameron), ma rilevando che «a volte ci sono riunioni, certi momenti in cui persino Adenauer e De Gasperi diventerebbero euroscettici...».

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