Economia 25 Ottobre Ott 2014 0900 25 ottobre 2014

Dieci ragioni per licenziarsi subito

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Chiusi in trappola e senza un'alternativa. Ma ribaltare la situazione lavorativa si può. Lasciare il proprio lavoro oggi risulta quasi una bestemmia, in un mercato ingessato e molto duro. Certo è facile se si riceve un’opportunità migliore o meglio pagata. Ma soldi e carriera non sono gli unici motivi per licenziarsi. Soprattutto quando il capo è insopportabile, o si è insoddisfatti, annoiati. Anzi, è proprio da qui che bisogna ripartire. Se andare a lavorare ogni giorno è davvero pesante, se si odia quello che si fa è giusto fare una scelta drastica e darsi l'opportunità di ripartire. Ma come si fa a capirlo. Ecco dieci buoni motivi, secondo la rivista newyorkese Inc. Magazine, per lasciare il proprio lavoro senza sensi di colpa, con una buona dose di coraggio e la fiducia, quella sì, verso il proprio futuro. 1. IL PROPRIO CONTRIBUTO NON È APPREZZATO Chiunque ha idee. E tutti sono felici quando le proprie idee sono prese seriamente, e realizzate. La sensazione di aver contribuito a qualcosa in modo speciale è gratificante. Ecco perché quando il tuo boss o la tua società le sottovaluta, o addirittura ne ride, non è solo un insulto, ma è anche demotivante. Con il risultato di creare in breve tempo dipendenti disinteressati. 2. LE CRITICHE IN PUBBLICO Tutti abbiamo bisogno di feedback costruttivi, di un piccolo incoraggiamento di tanto in tanto. Si ha bisogno di sentirsi dire quando possiamo fare qualcosa meglio, e come. Ma allo stesso modo abbiamo bisogno che questi consigli rimangano in privato. La vita è troppo breve per sentirsi criticati - e anche umiliati - di fronte a tutti i colleghi. 3. NESSUNO DICE MAI GRAZIE Tutti hanno bisogno anche di essere ringraziati. Abbiamo bisogno di sapere quando facciamo qualcosa bene: e anche il lavoratore meno sveglio, a volte, riesce a far bene qualcosa. Per questo è importante ottenere il giusto riconoscimento per i propri successi. 4. IL CAPO SI APPROFITTA DEL TUO LAVORO Succede praticamente in ogni ufficio: come leader, il responsabile dovrebbe concentrarsi su ciò che è di sua stretta competenza, ma invece passa il proprio tempo a cercare di conquistare il suo superiore. Il risultato è che il lavoro dei dipendenti che rispondono a lui sembra avere unicamente lo scopo di contribuire alla sua gloria, e alla sua carriera. Un buon capo, invece, sa riconoscere il lavoro di squadra e il contributo di ciascun componente del team al raggiungimento del risultato. Per questo, non è una buona idea sprecare il tempo a costruire la carriera del boss, invece della propria. 5. NON CI SONO OBIETTIVI Tutti hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa di grande, di sentire di avere un impatto non solo sui risultati immediati, ma su qualcosa di più ampio, sulla vita delle persone. Andare a casa tutti i giorni sentendo di aver lavorato, ma non aver fatto niente di significativo può essere davvero frustrante. 6. SENTIRSI UN NUMERO È vero che nessuno è insostituibile. Ma tutti vorrebbero sentire di lavorare per qualcosa in più che un assegno con cui pagare i conti. Vorrebbero lavorare con persone che ammirano, che rispettano, ed essere ammirati e rispettati a propria volta. Ecco perché se il capo non si ferma mai per una chiacchiera veloce, se non chiede mai “come stai?”, né si informa se qualcuno ha bisogno di un aiuto, o semplicemente dice una parola gentile… Ci si sente come in un ingranaggio in una macchina più grande che non ha nulla di umano. 7. ANDARE A LAVORO È SOLO UNA SECCATURA Ogni impiego ha i suoi alti e bassi. Probabilmente, anche Richard Branson, patron della Virgin, deve occuparsi di cose che lo annoiano a morte. Ma ogni impiego dovrebbe anche avere dei momenti divertenti o eccitanti, o momenti che rappresentino sfide. Qualcosa, insomma, che sia di motivazione. L’alternativa è vivere aspettando ogni giorno l’orario di uscire dall’ufficio. 8. NON C’È FUTURO Ogni lavoro dovrebbe avere in se prospettive di realizzazione futura. Una promozione, nuove responsabilità, imparare qualcosa, nuove sfide. Il domani dovrebbe sembrare potenzialmente diverso, e magari migliore, di oggi. Un buon capo infatti lavora per il futuro della compagnia, e quindi anche per il futuro dei dipendenti. 9. NON SI RIESCE A IMMAGINARE UN’ALTERNATIVA Questa è probabilmente la migliore ragione per lasciare il proprio lavoro. Pensare: «Ho investito troppo, non troverò mai qualcosa di simile, non ci sono altri lavori di cui sia capace» sono tutte verità, se si lascia che diventino tali. In realtà c’è sempre qualcosa di altro” da fare se ci si concede impegno, perseveranza, creatività. Per ritrovarsi davvero con un lavoro migliore. 10. SE ALMENO TRE DEI PUNTI SOPRA VI RIGUARDANO, NON ASPETTATE È l'ultimo punto del decalogo e, forse, il più importante. Se almeno tre punti della lista sopra vi riguardano, non c'è più dubbio e nemmeno tempo: è il momento di dare le dimissioni. E fare altro.

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