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IL CASO 26 Ottobre Ott 2014 0727 26 ottobre 2014

Crevit, il mistero della moneta complementare

L'azienda italiana promette acquisti senza denaro col meccanismo dei buoni spesa. Ma i debiti si rimborsano in euro. E apre una holding a Hong Kong.

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Il simbolo della moneta virtuale Bitcoin.

I primi manifesti sono spuntati a metà estate nelle metropolitane, sui cartelloni stradali, sui muri dei palazzi delle principali città italiane. Poi sono arrivati gli spot alla radio e le pagine di pubblicità sui giornali.
Prima di tutta questa imponente campagna nessuno aveva sentito parlare dei Crevit, che si presentano come «moneta complementare» ma a ben vedere assomigliano più a dei buoni pasto che a dei bitcoin.
E hanno un funzionamento che sta sollevando più di qualche dubbio.
INVESTIMENTO DA 1 MLN DI EURO. Il piano Crevit è partito nel 2009 con un investimento dichiarato di 1 milione di euro. La società è stata fondata dall’imprenditore lombardo Marco Melega (a cui finora fa capo tutto il capitale investito nel progetto).
Fin dall’inizio il progetto si presentava - solo nella teoria perché non esisteva ancora nessuna piattaforma - come un sistema con cui comprare e vendere senza denaro.
Il sito internet però è stato lanciato solo lo scorso luglio e, come ha spiegato il numero uno del gruppo in diverse interviste, solo in un mese dal lancio il portale ha totalizzato mezzo milione di visualizzazioni, con oltre 10 milioni di euro di offerte pubblicate e oltre 700 mila euro di transazioni in Crevit effettuate.
TRANSAZIONI PER 2 MLN DI EURO. Sempre secondo i dati rilasciati dal gruppo, alla fine di settembre sono state finalizzate transazioni per oltre 2 milioni di euro, pubblicate offerte per oltre 20 milioni di euro e raggiunta la soglia dei 3 mila utenti. Come spiega la società sul sito ufficiale (www.crevit.it) i Crevit nascono per «tornare all’economia reale e potenziare il potere d’acquisto» in un periodo in cui la crisi pare avere ristretto i portafogli.

L'idea: uno scambio merci in compensazione

Il Crevit è una misura di scambio che - almeno in teoria - non è convertibile in denaro (anche se a ogni Crevit viene dato il valore convenzionale di 1 euro) e si può utilizzare all’interno del circuito per scambiarsi beni e servizi.
BARTER ONLINE: IL BARATTO 2.0. La piattaforma si propone come ultima frontiera online del barter, una pratica commerciale già utilizzata tra imprese per lo scambio di beni o servizi in compensazione. La parola inglese non significa altro che baratto, e infatti il barter è una sorta di “scambio merci” in chiave 2.0.
La novità consiste soprattutto nel fatto che la transazione commerciale non si limita a un mero scambio di merci o servizi, ma prevede l'assunzione di crediti, da parte di chi vende, e debiti, da parte di chi acquista, direttamente nei confronti del circuito. Questi crediti e debiti possono essere saldati solo con l’acquisto e la vendita di beni e servizi all’interno dello stesso circuito.
INIZIARE A PAGARE IN CREVIT. In realtà, però, il sistema dei Crevit è un po’ più complesso di come appare a prima vista. Per potere iniziare a comprare, infatti, occorre avere della liquidità (sempre in Crevit) e per farlo è neccessario chiedere un fido. E qui il meccanismo si complica.
L’OBBLIGO DI RICHIEDERE UN FIDO. Attraverso il fido, infatti, Crevit Italia Srl - come spiegato nel regolamento - avvia una procedura per anticipare agli utenti convenzionati «liquidità sufficiente a consentire immediato potere d’acquisto». Il credito non viene concesso a priori: a valutare le condizioni è un algoritmo che incrocia una serie di dati, soprattutto se a richiederlo è un’attività commerciale.
I COSTI «NASCOSTI» NEL REGOLAMENTO. Come in tutte le operazioni finanziarie però anche Crevit non è del tutto a costo zero, come potrebbe invece sembrare. Per ottenere il fido, che deve essere rimborsato entro 24 mesi, l’utente deve pagare a Crevit Italia il 5% della somma ricevuta.
LA COMMISSIONE SI PAGA IN EURO. Questo 5%, a differenza di tutte le altre transazioni in Crevit, deve essere corrisposto in euro reali. Per ricevere 100 Crevit di liquità, insomma, bisogna pagare 5 euro. Anche nel caso in cui un utente riceva un accredito da parte di un altro utente in moneta complementare viene addebitata una commissione, che in questo caso è pari al 2% del totale e che, come per il fido, deve essere corrisposta in euro e non in Crevit.
Quindi se gli scambi tra gli utenti sono in moneta virtuale, quelli verso la società Crevit srl sono tutti in euro molto reali.
Iniziano qui gli aspetti più controversi di questa iniziativa.

Il coinvolgimento del Ceo Melega in un caso di bancarotta

Intanto questo non è il primo business gestito da Melega. Prima di Crevit lavorava per il gruppo Agoros, e nel 2006 era stato coinvolto, insieme con altre due persone, in un’indagine sul fallimento di una società, la Gericom, che si occupava di promozione pubblicitaria.
I pm accusavano i tre manager di avere messo in piedi una serie di “giri” contabili finalizzati a svuotare Gericom dal capitale. Il Tribunale di Pavia - che Lettera43.it ha cercato di contattare, senza avere risposta, per potere leggere la sentenza - li ha assolti lo scorso ottobre.
IL CONTROLLO DEL GRUPPO. Altri dubbi sono sorti sulla organizzazione di controllo del gruppo. Ad avere destato preoccupazioni è soprattutto il fatto che l’azienda italiana faccia capo al 100% alla Crevit international Holding Ltd con sede a Hong Kong e costituita lo scorso luglio.
Sul web è difficile trovare informazioni dettagliate e al momento non sono specificate né l’area di attività né l’indirizzo della sede.


A capo della holding c’è però un italiano, Francesco Olcelli, un consulente finanziario che vive a Tallinn, in Estonia, dove gestisce una sua società di consulenza giuridico-societaria e finanziaria, la Pro-Marketing & iTools OÜ (www.pmit.ee).
In realtà, come spiega lo stesso Olcelli a Lettera43.it, la sua specializzazione è proprio nella consulenza direzionale e strategica, con particolare riguardo a tematiche legate all’internazionalizzazione di società e gruppi. E sulla holding basata a Hong Kong Olcelli assicura che «non c’è nessun mistero».
«Abbiamo fatto una ricerca durata circa un anno e incontrato diversi interlocutori sia in Europa sia in America e in Asia per capire l’interesse che avrebbe ottenuto il nostro progetto», racconta Olcelli. L’obiettivo era trovare partner esteri disposti a entrare nel capitale della holding o a diventare soci di Crevit. «Alla fine è stato proprio a Hong Kong che abbiamo ottenuto più risposte positive».

Olcelli: «Nessuna fuga intezionale all'estero»

Il Ceo della holding ha grande esperienza nella delocalizzazione di aziende ma respinge le accuse di una fuga intenzionale all’estero o di un porto sicuro dove nascondere capitali. «Siamo partiti dall’Italia perché qui conoscevamo il sistema e il contesto, ma è normale per un’azienda guardare anche fuori dai propri confini». Anche se finora, come ha spiegato lo stesso Olcelli, nessun investitore straniero è entrato nella società: «Tutti i capitali fanno capo a Marco Melega», chiarisce.
IL MECCANISMO DI AFFILIAZIONE. Infine non è molto chiaro il funzionamento del sistema di affiliazione degli esercenti. Da Crevit spiegano che ci sono una serie di agenti che operano sul territorio e le selezioni sono ancora aperte, come si legge sulle pagine pubblicitarie a pagamento acquistate dalla società.
Nemmeno è chiaro quali siano le tipologie di commercianti già affiliati e se ci siano un numero di offerte sufficienti fuori dalla Lombardia. L’unico dato è questo: circa 3 mila utenti registrati di cui circa il 60% sono clienti corporate e il 40% utenti privati.
LA CONFERENZA STAMPA ANNULLATA. Intanto però, mentre i giornali scrivono e alimentano dubbi sul progetto Crevit la società non si è ancora presentata ufficialmente. Aveva fissato una conferenza stampa per lo scorso 15 ottobre, che è stata rimandata a data da destinarsi.

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