Economia 27 Ottobre Ott 2014 1730 27 ottobre 2014

Aiuto, la mia banca è sotto stress

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Mario Draghi ha bocciato due banche italiane allo stress test del 26 ottobre. Si tratta di Mps e Carige. Sono tanti i termini tecnici e spesso incomprensibili che sono stati utilizzati per dare i voti agli istituti di credito europei. Il significato finale della bocciatura è che la banca non è abbastanza capitalizzata, ovvero non ha patrimonio suffciente per fare fronte a tutti suoi impegni creditizi. Ma alla fine, cosa cambia davvero per i correntisti e gli investitori che hanno affidato i loro risparmi a società che non hanno passato l’esame della Bce? Ecco quello che c’è da sapere. 1. AL CONTO CORRENTE NON ACCADE NULLA Partiamo da una premessa: chi ha un conto corrente presso una banca bocciata, non rischia nulla. O quasi. La bocciatura e un possibilissimo aumento di capitale non avranno alcun effetto sui correntisti. Non è quindi il caso di correre a chiudere tutto, specialmente se è stato aperto un conto deposito vincolato che obbliga a rinunciare agli interessi in caso di chiusura anticipata. Ma, seguendo la regola del «fidarsi è bene, non fidarsi è meglio», il consiglio è di cominciare a guardarsi intorno. E poi è sempre bene tenere a mente le regole di prudenza per cui è non bisogna mai depositare più di 100.000 euro (la soglia garantita dal fondo interbancario di tutela dei depositi) in un singolo istituto. Se, per fortuna vostra, avete più di 100.000 sul conto e non vi sentite tranquilli, trasferite subito la parte eccedente in un’altra banca (non aprite un secondo conto presso la stessa banca, la garanzia è per depositante). 2. IL CONTO TITOLI È IMMUNE ALLO STRESS Se avete anche un conto dove avete depositato fondi, azioni o obbligazioni diversi da quelle della vostra banca, non dovete temere. Su questo fronte, la bocciatura al test non ha praticamente conseguenze: questi titoli sono di vostra proprietà, non della banca, e non potranno in alcun modo essere utilizzati per ripagare eventuali debiti dell’istituto di credito. 3. IL MUTUO VECCHIO RESTA, QUELLO NUOVO FATELO SENZA STRESS Nel caso del mutuo gli scenari possibili sono due. Se avete già aperto un mutuo che col passare dei mesi state estinguendo non avrete problemi. Sia nel caso il mutuo sia a tasso fisso o a tasso variabile. Le condizioni che avete concordato resteranno le stesse fino alla scadenza e per i tassi variabili le condizioni dipendono da fattori esterni alla banca come il tasso Euribor. Pertanto l’importo che dovrà essere ancora pagato sarà lo stesso che avreste pagato nel caso la vostra banca avesse passato il test. Se invece il muto non è ancora stato scelto, allora è meglio evitare banche che non abbiano passato gli stress test. L’istituto, d’ora in poi, dovrà pagare di più per raccogliere denaro (per via del maggior rischio) e di conseguenza si farà anche pagare di più per concedere prestiti, in modo da mantenere un margine di guadagno. È più che probabile, quindi, che si possano trovare condizioni migliori in altre banche. 4. LE AZIONI SONO DA VENDERE Come è accaduto il 27 ottobre per i titoli azionari di Mps e Carige, è certo che i titoli delle banche sottoposte agli stress test  - soprattutto quelle che non li hanno passati - siano vittime di una grande volatilità. Per questo, se non lo avete già fatto, il consiglio è di vendere i titoli bancari che avete in portafoglio. Meglio disfarsene prima che i prezzi crollino troppo: ci sarà poi tempo per valutare se riacquistare a prezzi più bassi o stare alla larga. 5. I BOND SONO DA TENERE Che gli italiani amino le care e sicure obbligazioni non è un certo un mistero. E non è nemmeno un segreto che siano in molti quelli che posseggono obbligazioni (bond, in inglese) degli istituti di credito presso cui hanno un conto corrente. Il problema è che anche le obbligazioni emesse dalla banca pagheranno le conseguenze delle notizie negative: il maggior rischio si riflette in rendimenti più elevati, e quindi in un calo dei prezzi per chi, i bond, li ha già in portafoglio. Insomma i vostri bond rischiano di perdere di valore. Il consiglio, però, in questo caso è di tenere duro. Chi oggi decidesse di cedere le proprie obbligazioni bancarie rischierebbe di disfarsene nel momento in cui il prezzo è al suo minimo storico. Meglio mantenere il sangue freddo e aspettare un rimbalzo dei prezzi (o, al limite, il rimborso, se la scadenza non è troppo lontana).

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