Economia 27 Ottobre Ott 2014 1709 27 ottobre 2014

Profondo rosso per Piazza Affari: -2,4%

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Piazza Affari chiude in profondo rosso, affossata dai titoli bancari all'indomani dei test della Bce. Il Ftse Mib ha ceduto il 2,4%, a 19.028 punti. Crollano Mps e Carige a Piazza Affari dopo la bocciatura nei test della Bce. L'istituto senese ha perso il 21,5% a 0,78 euro, tra scambi pari al 6% del capitale. Quello genovese il 17,19%, con il 2,6% del capitale passato di mano. Pioggia di vendite su tutto il comparto, risultato il più bisognoso di capitale nell'esame Bce. L'asset quality review della Bce, condotta sui bilanci 2013 di 131 istituti europei, aveva individuato 25 banche sottocapitalizzate, di cui nove in Italia. Ma le misure di rafforzamento patrimoniale attuate dai nostri istituti nel corso del 2014 hanno fatto finire dietro la lavagna dell'Eurotower le sole Mps e Carige, per le quali è stato individuato un deficit patrimoniale, rispettivamente, di 2,1 miliardi e 814 milioni. Gli analisti, da Intermonte a Kepler Cheuvreux, da Mediobanca a Banca Imi, hanno giudicato complessivamente positivo il risultato per il sistema italiano. IN CALO TUTTO IL COMPARTO BANCARIO. Nonostante ciò, e nonostante le rassicurazioni di Bankitalia (che ha definito "solido" il nostro sistema bancario), le vendite hanno colpito tutto il comparto, con forti ribassi per Ubi Banca (-5,15%), Bpm (-4,43%), Bper (-4,23%), Mediobanca (-3,35%), Intesa Sanpaolo (-3,14%) e Unicredit (-2,55%), alcune delle quali hanno superato in scioltezza il test della Bce. Banca Carige ha già annunciato che coprirà lo 'shortfall' di capitale attraverso la cessione delle compagnie assicurative, della banca Cesare Ponti e di Creditis (credito al consumo) e il varo di un aumento di capitale da almeno mezzo miliardo, già garantito fino a 650 milioni da Mediobanca. Mps ha invece dato mandato a Citigroup e Ubs per valutare le "opzioni strategiche" con cui trovare 2,1 miliardi. Per recuperare risorse, secondo voci circolate sul mercato, il Monte potrebbe emettere anche i cosiddetti Coco-bond, titoli ibridi ad alto rendimento che possono essere computati negli indici di capitale.

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