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CONTROLLI UE 27 Ottobre Ott 2014 0915 27 ottobre 2014

Stress test, cosa sono le verifiche della Bce

Servono per dimostrare l'affidabilità delle banche. E chi è bocciato deve riparare.

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Gli stress test sono iniziati a gennaio e sono finiti dopo nove mesi di indagini.

Sono durati nove mesi gli stress test della Banca centrale europea sugli istituti di credito del Vecchio Continente. E sui 15 italiani oggetto delle verifiche (sono stati 130 in tutta Europa) nove sono stati bocciati (25 il totale nell'Unione europea che scende a 13 se si considerano gli aumenti di capitale effettuati nel 2014).
Le banche italiane che non hanno passato le verifiche di Francoforte si riducono però solo a Monte dei Paschi di Siena e Carige se si escludono quelli che hanno già rafforzato il patrimonio e che hanno messo in atto operazioni patrimonia.
NOVE MESI DI INDAGINI. Le indagini dell'Eurotower, che erano iniziate a gennaio, hanno però lasciato molti dati a disposizione degli analisti, oltre anche ad alcuni interrogativi, come ha evidenziato il Corriere della Sera. Primo tra tutti quello che riguarda le banche che non hanno passato gli stress test. Anche perché, secondo Ignazio Angeloni, direttore generale Bce per la stabilità finanziaria, «le banche italiane che restano con una carenza di capitale sono quattro»: «Per due la carenza netta è più consistente, per le altre 2 più limitata».
Cosa succede ora a questi istituti di credito 'bocciati'?

1. Gli Stress test sono gli esami di affidabilità di una banca

Gli stress test sono 'esami' effettuati dalla Bce che servono a valutare la tenuta dei bilanci delle banche in caso di choc economico-finanziario.
L'istituto di credito europeo ha preso in considerazione due scenari: uno di base e uno particolarmente avverso per il periodo 2014-16.
La bocciatura negli stress test significa che la banca non possiede la percentuale di capitale «sicurissimo» su cui può contare richiesta da Francoforte (è il parametro Cet1, il capitale totale in rapporto agli investimenti esposti a rischio): l'istituto di Mario Draghi ha fissato il limite all'8% in caso di scenario di base e non inferiore al 5,5% in caso di scenario avverso.
La valutazione complessiva sulle banche, però, oltre agli stress test, prende in considerazione anche la qualità degli attivi delle banche (asset quality review).

2. Nove mesi di tempo per mettersi in regola dopo la bocciatura

Prima di iniziare gli stress test, la Bce aveva definito le conseguenze per quegli istituti che non avrebbero passato l'esame. E ha imposto che le banche con una carenza di capitale avrebbero dovuto mettersi in regola.
Non significa, però, che serva un'operazione di aumento, si può ricorrere anche alla cessazione di asset, beni immobiliari o partecipazioni o, ancora, ad alleanze con soci più forti.
Il tempo deciso dalla Bce per riparare alle mancanze è diverso a seconda che gli istituti di credito abbiano fallito gli attivi di bilancio o gli stress test: Mps e Carige sono stati 'bocciati' per quest'ultimo caso - meno grave - e hanno nove mesi per presentare il piano di risanamento.

3. Correntisti e clienti non pagano le mancanze delle banche

Secondo quanto ha spiegato la Banca d'Italia, le conseguenze della bocciatura da parte della Bce non possono essere pagate da correntisti e clienti degli istituti di credito. Quindi per loro il futuro è destinato a non cambiare, anche perché le banche hanno dimostrato di avere un capitale adeguato - sono quindi solidi - e non corrono pericoli.
Tuttavia, è ipotizzabile che lo scenario cambi: sono necessarie nuove strategie per le banche 'bocciate' che possono tradursi in fusioni e cessioni. Ma depositi e risparmi sono salvi.

4. Con il sistema più trasparente, prestiti a imprese e famiglie più facili

La bocciatura negli stress test rischia di far subire una frenata ai crediti erogati dalle banche.
Gli istituti di credito, infatti, sono stati impegnati nel processo di rafforzamento iniziato dopo la crisi e la necessità di affrontare le verifiche della Bce hanno reso ancor più prudenti le banche sui prestiti, anche perché queste ultime si sono concentrate per limitare il rischio dei prestiti inesigibili: oltre all'inasprimento delle condizioni causato dalla recessione, insomma, si è assistito a una restrizioni dei prestiti.
La Bce ha tuttavia assicurato che ora, con il sistema più trasparente, imprese e famiglie potranno ricominciare a godere di nuovi crediti. Non resta che attendere per capire se Francoforte abbia davvero ragione.

5. Aumentare la redditività riducendo costi e innovando i servizi

Dopo la conclusione degli stress test, Bankitalia ha comunicato che le banche italiane - al di là delle due bocciature - non devono continuare a rafforzarsi per restare in linea con i parametri imposti da Francoforte. Quindi non significa solo far crescere il patrimonio, ma concentrarsi sul recupero di efficienza. Che tradotto significa ridurre i costi, razionalizzare la rete degli sportelli e innovazione di prodotti e servizi.
In sintesi, gli istituti di credito devono aumentare la loro redditività anche per tornare a sostenere un'economia sempre più in difficoltà.

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