Economia 28 Ottobre Ott 2014 1036 28 ottobre 2014

L'utile Mediobanca supera le attese

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Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca. Perde utili, continua il piano di cessioni già deciso e si toglia da subito dal ruolo di predatore nel processo di consilidamento del sistema creditizio italiano. Così Alberto Nagel, a.d. di Mediobanca, ha sgomberato il campo dagli equivoci al momento della comunicazione del bilancio del primo trimestre (luglio settembre 2014) che si è chiuso con ricavi a 525 milioni, in crescita del 25% rispetto allo scorso anno, ma un utile netto in flessione a 160 milioni (era 171 milioni di un anno fa). Il dato ha superato le attese degli analisti che si aspettavano 120 milioni di utili. GLI UTILI ARRIVANO DALL'ATTIVITÀ BANCARIA L'aumento dei ricavi è stato realizzato soprattutto grazie all'andamento dell'attività bancaria, il cui risultato è più che triplicato (da 34 a 106,8 milioni). Il retail e consumer banking vede ricavi ancora in crescita (+5,3% a 228,2 milioni). È calato, invece, il contributo del principal investing (da 137,2 a 53,3 milioni), che lo scorso anno aveva beneficiato di utili da dismissioni per 79,5 milioni (4 milioni). Il coefficiente patrimoniale core tier 1 è all'11% (Basilea 3 'phased in'), e va al 12,6 quello fully phased (risultato del trimestre escluso). Dopo la valutazione Bce degli attivi dell'istituto (asset quality review) e gli esercizi di stress, superato da Mediobanca senza che sia necessario alcun intervento sul capitale o sulle coperture, l'istituto ha segnalato tra l'altro che «il capitale eccedente il minimo richiesto nell'esercizio di comprehensive assessment si attesta a oltre 1 miliardo, considerando le azioni di ottimizzazione del capitale effettuate nei primi nove mesi del 2014 (rimborso ibridi e interesse bancarie) e sale ad oltre 1,5 miliardi includendo anche l'autofinanziamento dei primi nove mesi del 2014 (1,4 miliardi nello scenario avverso)» si legge nella nota della banca. VA AVANTI IL PROCESSO DI CESSIONE: TELECOM, GENERALI, RCS Mediobanca ha deci so di proseguire nella cessione delle partecipazioni nella seconda metà del 2105. Nagel ha poi ricordato come per Telecom lo scioglimento è subordinato al placet di alcune autorità, la quota dunque non è disponibile dal punto di vendita: «Riteniamo che entro il 30 giugno si potrà perfezionare» ha detto Nagel. E sul fronte Generali va avanti tutto sencondo i piani, mentre per Rcs Nagel ha fatto presente che qualsiasi cessione dipende dai prezzi dei mercati. L'ad di Mediobanca ha infine chiarito che l'istituto è ancora fermo alla partecipazione del 6,2% di Rcs emersa quest'estate. NAGEL: «NON SIAMO COMPRATORI DI BANCHE» Nagel ha poi chiarito che Mediobanca non è interessata a fusioni o acquisizioni. In vista del possibile processo di consolidamento tra le banche italiane anche a valle dell'esito delle valutazioni della Bce, in Mediobanca «pensiamo di operare come banca d'affari, in un processo che porterà sicuramente sia a rafforzamenti patrimoniali che a consolidamenti nei prossimi 18 mesi, a mio avviso intramarket prima e poi tra mercati differenti dell'euro», ha aggiunto Nagel. «Non siamo interessati a M&A anche perché abbiamo intrapreso una strada di forte integrazione nel retail, basata sia su una parte tecnologica e sia sulla parte di convenienza dei prodotti per la clientela, un'acquisizione da parte di Chebanca" di una realtà molto diversa non avrebbe senso», ha detto. MARIE BOLLORÈ DEBUTTA IN CDA Il 28 ottobre deve essere segnato nella storia della banca anche il debutto in cda di Marie, figlia di Vincent Bolloré, socio di peso di Mediobanca, di cui ha il 7,5%, che ha accompagnato la giovane di 26 anni nella sede dell'istituto per l'assemblea degli azionisti che secondo le attese la nominerà nel nuovo cda. «Sono venuto a presentare mia figlia. È la settima generazione della famiglia, è la mia sola figlia, ne sono molto orgoglioso», ha detto Bollorè.

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