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GOVERNO 28 Ottobre Ott 2014 2207 28 ottobre 2014

Padoan: «Nessuna resa all'Ue»

Il ministro: «Accordo dimostra che la flessibilità è possibile. Bruxelles sulla via della crescita».

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

L'accordo trovato con Bruxelles sulla riduzione del deficit e la correzione della manovra, non è una «resa all'Unione europea».
Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia, l'ha spiegato alla Camera il 28 ottobre. «È un accordo che dimostra che la flessibilità è possibile», ha detto, «ci consente di continuare nell'aggiustamento legato alle riforme strutturali».
Non basta, perché «il riconoscimento della sostanziale coerenza del nostro budget con il quadro regolatorio dell'Unione europea vuol dire che anche l'Europa è sulla strada della crescita e della creazione di nuova occupazione».
«DIALOGO APERTO». Padoan ha aggiunto: «Abbiamo avuto e continuiamo ad avere con la Commissione europea un dialogo aperto. Il nostro budget è stato costruito con un mix di misure di politica economica che nel loro disegno unitario perseguono 3 obiettivi: 1) spingere l'economia italiana fuori dalla recessione, 2) finanziare la prima fase di implementazione delle riforme strutturali che il Paese sta realizzando già in questi messi, 3) Tenere i conti sotto controllo in modo da ridurre progressivamente il rapporto debito/Pil».
E ancora: «Abbiamo proposto alla Commissione alcune misure aggiuntive al budget che tuttavia consentono di confermare l'impostazione iniziale e di stimolare la ripresa economica soprattutto attraverso la riduzione delle tasse, in particolare sul lavoro e sull'impresa, compensata da tagli di spesa».
«EFFETTO ESPANSIVO RIDOTTO». La correzione del deficit chiesta da Bruxelles ha però degli effetti negativi sulla manovra: «Si sottraggono risorse, ci sarà un effetto espansivo minore rispetto all'iniziale stesura. Ma l'impatto dipende dalla composizione delle misure più che dalla loro dimensione».
Il governo prosegue comunque il suo impegno per garantire «un equilibrio non facile tra il risanamento delle finanze pubbliche e lo stimolo alla crescita» e le «misure programmate sono pienamente coerenti con il piano di riforme».
Certo è che «questo sforzo ulteriore rappresenta un impegno notevole per un Paese che è al terzo anno di recessione», ma in ogni caso «l'abbattimento della pressione fiscale non viene alterato» perché le risorse per la riduzione del deficit concordate con Bruxelles, usano in parte il «fondo per il calo tasse che era generico, nessun errore».

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