Economia 29 Ottobre Ott 2014 1812 29 ottobre 2014

Profumo si arrende: «Mps cerca un socio»

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Alessandro Profumo, chief executive di Mps, si è arresto agli stress test. MPs non può più essere indipendente. Nuova ondata di vendite sul comparto bancario di Piazza Affari. E a farne le spese, in particolare, sono Mps e Bper, entrambe sono state sospese al ribasso nella seduta del 29 ottobre. UniCredit, Ubi e Mps sono state sospese al ribasso in Borsa nel finale di seduta: le tre banche hanno segnato dei cali teorici tra il 5 e il 6%. E mentre la Consob non ha previsto ulteriori misure sul titolo Mps, dopo quelle adottate lunedì 27 ottobre quando ha imposto il divieto sia per Mps che per Carige di assumere o di incrementare posizioni nette corte fino al 10 novembre, è toccato ad Alessandro Profumo il compito di alzare bandiera banca su Rocca Salimbeni. Il manager ha ammesso che dopo gli stress test, il Monte dei Paschi di Siena deve optare per il piano B, dopo 542 anni di storia di indipendenza. Come dire: cercasi alleato subito. «L'obiettivo di stare da soli va riconsiderato, mio malgrado» ha detto in un colloquio con Radiocor, il presidente di Mps, Alessandro Profumo, che nel giugno 2012, nel corso della presentazione del primo piano industriale della sua gestione, aveva lanciato lo slogan Siena 2020, per presentare il progetto di una banca tutta rinnovata che avrebbe cambiato il modo di dialogare con la clientela. Sono crescenti le voci di un'integrazione fra Mps e un'altra banca, italiana o straniera, eventualità che Profumo non può quindi smentire: «Nulla è precluso». Per questo sono stati incaricati Ubs e Citigroup di valutare tutte le soluzioni a disposizione del Monte. PICCOLI AZIONISTI MPS CHIEDONO RISPOSTE AL MANAGEMENT I piccoli azionisti di Banca Monte dei Paschi, rappresentati da Azione Mps, associazione aderente al Conapa, «si attendono dal management risposte chiare, paventando che le manovre speculative sul titolo possano condurre alla svendita della terza Banca italiana», e chiedendo al Governo e all'Unione Europea «quali iniziative intendano assumere a fronte della oggettiva delegittimazione del piano di ristrutturazione di Banca Mps da parte della Vigilanza Europea». I piccoli azionisti hanno ricordato in una nota che avevano sollecitato l'aumento di capitale fin dal 2013 e che hanno aderito in massa a quello del giugno scorso. Il problema ora, proprio per i piccoli azionisti, «già penalizzati pesantemente dalla crisi reputazionale e gestionale esplosa nel 2012, oggi sono duramente colpiti da una risposta isterica del mercato alle risultanze degli esercizi teorici di simulazione condotti dalle Autorità Europee di vigilanza, che dimezza il valore del loro investimento, e si chiedono perché le Autorità di vigilanza europee abbiano volutamente ignorato l'esistenza di un articolato piano di ristrutturazione, il cui termine è al 2017», di legge nella lettera. Ancora più colpiti, poi, i dipendenti azionisti, che hanno aderito all'aumento di capitale con il proprio risparmio, in mancanza di un piano di azionariato dipendenti organico, ricorda la lettera. «Il piano di risanamento ha finora agito pesantemente su coloro che, nonostante tutto, hanno continuato a garantire l'immagine e l'efficienza della Banca di fronte alla clientela, anch'essa disorientata da notizie frammentarie e commenti interessati» hanno scritto, da qui la necessità di risposte chiare che devono arrivare anche dal management.

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