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RETROSCENA 30 Ottobre Ott 2014 1057 30 ottobre 2014

Emirati Arabi, business in Italia

Alitalia. Unicredit. Piaggio. E soprattutto i droni. Abu Dhabi espande la sua influenza. Il principe incontra Renzi, Pinotti, Napolitano. Le partite aperte.

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Pochi giorni prima che il suo partito lo licenziasse con un voto pressoché unanime della direzione, Enrico Letta era volato nel Golfo per convincere il Principe a chiudere la trattativa su Alitalia e scongiurare il fallimento della compagnia. La scorsa settimana, invece, Matteo Renzi non ha dovuto allontanarsi troppo da palazzo Chigi per incontrare uno degli uomini più potenti degli Emirati Arabi uniti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed Al Nahyan.
IL GRAN GALÀ A VILLA PAMPHILI. Ad accoglierlo, il 21 ottobre, a villa Pamphili, dopo un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica, c'erano il premier; il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi; il ministro della Difesa, Roberta Pinotti e il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli. E, ancora, due massimi vertici delle Forze armate: il segretario generale della Difesa nonché direttore nazionale degli armamenti (cioè colui che gestisce import ed export di armi nel nostro Paese), il generale Enzo Stefanini, e il capo di Stato maggiore dell’aeronautica, il generale Pasquale Preziosa - oltre a una nutrita delegazione di manager e capiazienda, dall'amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti a quello di Piaggio, Carlo Logli, fino a Luca Cordero di Montezemolo.
LA PRIMA VISITA UFFICIALE. Il principe ereditario di Abu Dhabi non era mai stato in visita ufficiale in Italia, e l'evento non poteva che essere seguito con attenzione dall'establishment economico nazionale.
E non solo per gli ingenti capitali che, in piena crisi economica, i fondi sovrani dell'emirato hanno riversato, direttamente o attraverso società controllate, in aziende italiane altrimenti destinate alla scomparsa o a un ridimensionamento (vedi Alitalia e Piaggio). Ma anche perché il principe è un interlocutore prezioso (dell'Italia come degli Usa) negli scenari di crisi internazionale che più preoccupano il nostro Paese, a cominciare dalla Libia.
UN INTERESSE RECIPROCO. L'interesse tuttavia è reciproco. Per l'emirato, Roma è una piattaforma strategica per entrare nel mercato europeo e rafforzare i rapporti commericiali con il Nordafrica. Ed è partner di un progetto industriale esclusivo, che ha importanti ricadute sul piano della sicurezza e del business della Difesa: la commercializzazione del P.1 HH Hammerhead Unmanned della Piaggio. Il drone, di cui gli Emirati sono sprovvisti e che non hanno il know how per sviluppare.

Da Abu Dhabi a Fiumicino, il Principe che vuole conquistare il cielo

L'arrivo del principe ereditario di Abu Dhabi a Roma.

Abu Dhabi è la capitale dei sette emiri, ognuno governato da uno sceicco, che costituiscono gli Emirati Arabi uniti. Il governo è saldamente nelle mani della famiglia Al Nahyan: fratelli, figli (di diverse mogli) e nipoti dello sciecco Zayed bin Sultan, primo presidente della federazione ed ex re di Abu Dhabi morto nel 2004, si spartiscono soldi e potere.
Attualmente l'emiro è uno dei fratelli maggiori di Mohammed, Khalifa bin Zayed sultan al Nahyan, ma da un po' di tempo l'uomo è fuori dalle scene. Dopo l'infarto che lo ha colpito lo scorso gennaio, sulle sue condizioni di salute vige il riserbo più assoluto.
L'ASCESA DELL'EREDE. Complice la malattia di Khalifa, Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, che è stato designato principe ereditario e dal gennaio 2005 è anche il vicecomandante delle Forze armate di tutta la federazione, ha conquistato un potere crescente nella gestione degli affari di Abu Dhabi, soprattutto fuori dai confini dell'emirato. È il capo di Mubadala ed è anche direttore del fondo sovrano Abu Dhabi Investment Authority.
Cinquantanove anni, una moglie, Sheikha Salama, appassionata d'arte e poco incline a farsi fotografare, nove figli, Al Nahyan ha un patrimonio stimato in decine di miliardi di dollari, e una carriera da pilota alle spalle, passata anche per l'Accademia di Pozzuoli, che frequentò negli Anni 80. La sua passione per aerei ed elicotteri viene dunque da lontano, ma non ha solo una ragione personale. È il motore di un'ambizisoa strategia di espansione.
LA STRATEGIA DI ETIHAD. L'investimento di Ethiad (la compagnia di bandiera degli Emirati, di proprietà del governo di Abu Dhabi, cioè della famiglia reale) in Alitalia è una delle tappe immaginate dagli sceicchi per trasformare la capitale degli Emirati in un hub del trasporto aereo internazionale, da un lato facendo concorrenza nel Golfo alla Emirates di Dubai, dall'altro insidiando il predominio di AirFrance e Lufthansa (prima di Alitalia, Etihad ha già investito in altre compagnie aeree tra cui la Air Berlin).
Uno dei punti chiave dell'accordo siglato con Alitalia era la richiesta araba di portare i treni ad alta velocità fin dentro gli scali aeroportuali di Roma, Milano e Venezia. Ad agosto il ministro Lupi ha annunciato l'intesa con Fs per realizzare l'interconnessione. Si vedrà. Per ora gli uomini del principe procedono ad alta velocità sull'altro binario del business made in Italy: gli aerei, e i droni della Piaggio.

All'Italia i petrodollari, agli arabi il nostro Drone

L'incontro della delegazione italiana con quella di Abu Dhabi.

La Piaggio oggi è di proprietà di Mubadala, il fondo di investimenti strategici di Abu Dhabi di cui Mohammed è presidente. L'acquisizione di una maggioranza blindata nell'azionariato della società è avvenuta nel giro di nemmeno un anno.
LA SCALATA DI PIAGGIO. Mubadala entrò in Piaggio nel 2006, comprandone il 35%. Nel 2013 è salito al 41% e infine, rilevando le azioni degli ex soci, gli indiani di Tata Limited, all'inizio di quest'anno ha conquistato il 98,05%. Con il benestare del governo.
Le trattative si sono svolte negli stessi mesi in cui di discuteva dell'ingresso di Etihad in Alitalia, tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, passando dalle mani di Letta a quelle di Renzi.
LA MEDIAZIONE DI MONTEZEMOLO. Uno dei primi incontri d'affari del premier fu proprio con i vertici di Mubadala. Erano i giorni concitati della staffetta di governo con Letta, fine febbraio 2014. Con Luca Cordero di Montezemolo, l'allora presidente del Consiglio incaricato incontrò il Ceo del fondo, lo sceicco Khaloon al Mubarak.
L'ex presidente della Ferrari ha un rapporto di lunga data con gli emiri di Abu Dhabi. Mubadala è infatti anche azionista del Cavallino e Montezemolo siede nel Consiglio di amministrazione di Unicredit in rappresentanza del fondo Aabar. Tecnicamente, è un fondo privato, ma è controllato dalla International Petroleum Investment Company, di proprietà del governo di Abu Dhabi. Dopo la riduzione della partecipazione degli americani di Blackrock, Aabar è oggi il primo azionista di piazza Cordusio con il 5,081% (fonte: Consob).
L'accordo con Alitalia è arrivato a fine agosto, mentre ad aprile il governo Renzi ha dato il via libera all'operazione Mubadala-Piaggio.
GLI INVESTIMENTI A VILLANOVA. Già nel 2013, gli emiri avevano sottoscritto un cospicuo aumento di capitale per rilanciare l'azienda ligure, finanziando la costruzione del nuovo stabilimento di Villanova d'Albenga (circa 500 milioni di euro per il nuovo hub dell'aerospazio).
L'oggetto del desiderio arabo si chiama P.1HH HammerHead -Unmanned Aerial Systems, il drone nato dal P180 della Piaggio, che servirà per missioni «d’intelligence, sorveglianza e ricognizione».
Il progetto, che è stato presentato l'anno scorso al Dubai Airshow, è nelle mani di Piaggio e della controllata di Finmeccanica, Selex Es, che sta sviluppando i sistemi di controllo remoto del velivolo e i software di bordo. I test del drone si svolgono invece nella base militare dell'aeronautica di Trapani Birgi, che supervisiona anche a tutta la regolamentazione del prodotto.
ASSEDIO AI PREDATOR. Il drone italiano potrebbe conquistare un ampio spazio nel mercato europeo, ha spiegato qualche mese fa lo stesso capo dell'Aeronautica, il generale Pasquale Preziosa. E potrebbe persino sostituire i Predator americani, come ha dichiarato, ad agosto, il generale Gianni Candotti, capo dell’ufficio generale Spazio aereo e meteorologia.
Si capisce bene dunque perché l'ingresso degli arabi come soci di maggioranza fosse faccenda da vagliare con molta cautela.
CONTROLLO DI INFORMAZIONI SENSIBILI. Piaggio è stata una delle due prime società (l'altra è la ex Nuovo Pignone passata da Avio a General Electric) su cui il governo ha esercitato il golden power nella sua nuova formulazione, che ha sostituito la vecchia disciplina della golden share: sui cambi negli assetti azionari di società che operano nei settori della Difesa e della sicurezza, ma anche dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, palazzo Chigi ha potere di veto.
LE CONDIZIONI ITALIANE. Il sì del governo a Mubadala è arrivato a determinate condizioni, cioè la «tutela delle capacità tecnologiche e industriali, della continuità di produzione, delle attività di rilevanza strategica sviluppate da Piaggio Aero Industries, in particolare nel settore dei velivoli a pilotaggio remoto». In altri termini, gli arabi co-produrranno il drone, ma l'Italia manterrà il controllo sulle tecnologie, i software, i sistemi di controllo. Le informazioni sensibili. Una operazione che, raccontano fonti vicine al dossier, viene seguita con molta attenzione anche dall'Amministrazione americana.

Il ruolo degli emirati in Libia e l'ipotesi di acquisizione dell'Ilva

Presente al summit anche i ministri Guidi e Pinotti.

Ma a Roma, il 21 ottobre, non si è parlato solo degli sviluppi del programma Uav. Libia, Siria, Iraq sono stati al centro dei bilaterali che Mohammed Bin Zayed ha tenuto con il capo dello Stato, con il premier e con il ministro della Difesa.
LA PRESENZA AD AL BATEEN. L'incontro con Pinotti è servito anche a fare il punto sulla presenza degli italiani ad Abu Dhabi: la Task Force Air, l'unità interforza che opera ad Al Bateen, ex aeroporto dell'emirato convertito in base militare e utilizzato dai nostri militari come «unità di cerniera» per i collegamenti tra Roma e l'Afghanistan e l'Iraq.
La base aerea, ha fatto sapere il ministero dopo l'incontro, «hub fondamentale per la funzionalità della linea di comunicazione strategica multimodale da e per l’Afghanistan, continuerà a essere attiva e a mantenere la propria valenza strategica anche al termine di Isaf, durante la Missione Resolute Support nel biennio 2015-2016».
LO SCACCHIERE DI TRIPOLI. Di Libia invece Bin Zayed ha parlato con Napolitano e Renzi. Per la stabilizzazione di Tripoli il coinvolgimento degli Emirati è inevitabile, visto il ruolo che le monarchie del Golfo stanno giocando nel post-Gheddafi (il principe di Abu Dhabi si è schierato con il generale Khalifa Haftar, l'Al Sisi di Libia, autore di un golpe non riuscito, mentre il Qatar, la monarchia rivale, sostiene gli islamisti).
E infine, secondo quanto risulta a Lettera43.it, a villa Pamphili si è discusso anche di Ilva. In corsa per l'acciaieria pugliese ci sono già i franco-indiani di Arcelor-Mittal e gli indiani di Jindal. Ma gli emiri di Abu Dhabi potrebbero essere interessati con la Emirates steel. Si tratta tuttavia di indiscrezioni non confermate. L'unica cosa certa è che il governo sonda tutti i possibili interlocutori. A Taranto non resta più molto tempo.

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