Economia 30 Ottobre Ott 2014 1109 30 ottobre 2014

Eni, cash flow record negli ultimi 5 anni

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Eni L'Eni chiude i primi nove mesi del 2014 con un utile netto pari a 3,68 miliardi di euro (-36,7%) e un utile netto asjusted di 3,24 miliardi (+3,2%). Nel trimestre l'utile netto è pari a 1,71 miliardi (-57%), mentre quello adjusted cresce del 2,5% a 1,17 miliardi. I risultati del terzo trimestre, evidenzia una nota, sono stati determinati dal minor utile operativo adjusted registrato dal settore esplorazione e produzione e dalla controllata Saipem. Tuttavia Eni corre in borsa dove il titolo in apertura avanza del 2,02% a 16,66 euro. RECUPERANO GAS E RAFFINAZIONE. In controtendenza i settori gas e raffinazione, in recupero dopo lunghi periodi di difficoltà. Nei nove mesi, il miglioramento conseguito dal settore gas e dalla controllata Saipem che nel 2013 risentiva della rilevazione di perdite straordinarie su commessa, è stato in parte compensato dal peggioramento dei risultati di tutti gli altri business. Per quanto riguarda in particolare esplorazione e produzione, l'utile operativo adjusted del trimestre scende del 21,1% a 3,088 miliardi a causa della flessione dei prezzi di realizzo in dollari del petrolio e del gas (-7,7% in media) che segue l'andamento del marker Brent (-7,7%), della debolezza del mercato del gas soprattutto in Europa, e dalla minore produzione venduta (-3,3 milioni di barili). Nei nove mesi l'utile operativo adjusted registra una riduzione del 15,9%, su cui hanno inciso anche i maggiori ammortamenti determinati dagli avvii e messa a regime di giacimenti in produzione nel secondo semestre 2013 e l'apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro (+2,9%). L'utile netto adjusted è così diminuito del 26% (nei nove mesi -22,6%). Buone notizie, invece, dal gas e dalla raffinazione. Il primo settore nel trimestre sostanzialmente dimezza la perdita netta adjusted, che scende a 63 milioni. Il risultato "riflette la migliorata competitività del business grazie ai benefici della rinegoziazione di una parte sostanziale del portafoglio di approvvigionamento longterm, parzialmente compensati dalla flessione dei prezzi del gas e dell'energia elettrica a causa del continuo deterioramento della domanda energetica e della pressione competitiva". Il settore ha chiuso i nove mesi con l'utile netto adjusted di 134 milioni, contro la perdita di 492 milioni del 2013. Positivo l'andamento della raffinazione, che nel trimestre torna in utile per 42 milioni "per effetto del parziale recupero dei margini e delle azioni di efficienza e ottimizzazione". Nei nove mesi, però, il settore è in rosso per 282 milioni "per effetto del peggioramento della performance nella prima metà dell'anno, solo in parte compensato dalla ripresa del terzo trimestre 2014".

Claudio Descalzi amministratore delegato Eni SAIPEM RIDUCE I VOLUMI. Passando a ingegneria e costruzioni (in sostanza Saipem), nel terzo trimestre emerge un utile operativo adjusted di 155 milioni, in riduzione di 65 milioni, a causa dell'ancora elevata incidenza di commesse a margini ridotti acquisite in passati esercizi. Nei nove mesi, il confronto con il 2013 evidenzia un miglioramento di 702 milioni per effetto delle perdite straordinarie rilevate nel semestre 2013 relative alla revisione di stima della redditività di alcune commesse. L'utile netto adjusted è diminuito di 66 milioni nel trimestre, mentre nei nove mesi è in incremento di 668 milioni. Versalis, infine, chiude il trimestre con una perdita di 66 milioni, in miglioramento di 20 milioni, mentre i nove mesi sono in linea con l'anno scorso. CASH FLOW DA RECORD. L'Eni può contare su un cash flow operativo del trimestre a 3,98 miliardi, "il più elevato tra gli analoghi periodi negli ultimi 5 anni". Per questo l'ad Claudio Descalzi si dice "particolarmente soddisfatto degli eccellenti risultati nella generazione della cassa" e si dice "convinto che questa strategia ed i risultati che ne derivano siano la miglior garanzia di redditività e di solidità per Eni in un contesto di prezzi decrescenti". "Sono particolarmente soddisfatto degli eccellenti risultati nella generazione della cassa, record degli ultimi 5 anni nonostante uno scenario non favorevole, conseguiti grazie agli sforzi compiuti negli ultimi mesi", afferma Descalzi. Ciò, prosegue, "rende ancor più credibile l'obiettivo di crescita della generazione di cassa dichiarato al mercato lo scorso luglio. L'esplorazione continua a fornire un contributo straordinario alla crescita futura del nostro portafoglio upstream, mentre lo sviluppo della nuova produzione prevista nel quadriennio prosegue secondo previsioni così come la ristrutturazione dei business della raffinazione e del gas. Sono convinto che questa strategia ed i risultati che ne derivano siano la miglior garanzia di redditività e di solidità per Eni in un contesto di prezzi decrescenti". PRODUZIONE IDROCARBURI. Nel terzo trimestre l'Eni ha registrato una produzione stabile a 1,576 milioni di barili al giorno. Nel confronto su base omogenea, con esclusione cioè del disinvestimento degli asset in Siberia (circa 30 mila barili), a parità di prezzi di riferimento nei contratti di production sharing e al netto dei fattori geopolitici, la produzione registra una riduzione di 3,5 punti percentuali (-1% nei nove mesi a 1,581 milioni di barili). La crescita produttiva nel Regno Unito, Algeria e Stati Uniti è stata più che assorbita dal declino delle produzioni mature e da fermate non programmate. La produzione dei nove mesi risulta stabile se comparata con quella conseguita nell'intero anno 2013. SCOPERTO GIACIMENTO IN CONGO. L'Eni ha effettuato una nuova "importante" scoperta a olio nell'offshore del Congo, nel prospetto esplorativo Minsala Marine, situato a circa 35 chilometri dalla costa e a 12 chilometri dalla recente scoperta di Nené Marine. Ne dà notizia un comunicato. Eni stima preliminarmente il potenziale della scoperta di Minsala Marine in circa 1 miliardo di barili di olio equivalente in posto, dei quali l'80% olio. "Siamo molto soddisfatti per questo importante risultato", ha commentato l'ad Claudio Descalzi. La scoperta, prosegue la nota, è stata effettuata attraverso il pozzo Minsala Marine 1, perforato in 75 metri d'acqua e fino a una profondità complessiva di 3.700 metri circa. Il pozzo ha incontrato un importante accumulo di olio leggero nella sequenza geologica clastica pre-salina di età Cretacica inferiore e ha attraversato una colonna di idrocarburi di circa 420 metri. «L'attività esplorativa che Eni sta conducendo da quattro anni sui temi geologici pre-salini nelle acque poco profonde dell'Africa occidentale - continua nella nota Descalzi - continua a portarci grandi risultati. Nell'area abbiamo già scoperto quasi 4 miliardi di barili di olio equivalente in posto, tra Congo e Gabon. Questa scoperta è la terza effettuata in Congo negli obiettivi pre-salini del permesso Marine XII, dopo quelle di Litchjendily e Nene Marine, entrambe già in corso di sviluppo. Si tratta di scoperte tutte situate in acque convenzionali e vicine a infrastrutture già esistenti, e per questo potranno essere portate in produzione in tempi molto rapidi e a costi competitivi. Questo risultato dimostra la capacità e l'efficacia delle tecnologie esplorative di Eni soprattutto su temi geologici tecnicamente complessi come quelli del pre-sale dell'Africa occidentale". L'Eni ha già programmato il piano di delineazione della scoperta e ha nel contempo avviato gli studi per lo sviluppo commerciale di queste importanti riserve di idrocarburi. Eni, attraverso la propria società Eni Congo S.A. è l'operatore del blocco Marine XII con la quota del 65% ed è presente in Congo dal 1968: produce attualmente nel Paese circa 110.000 barili di olio equivalente al giorno.

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