Economia 30 Ottobre Ott 2014 1928 30 ottobre 2014

Perché Landini ha battuto Camusso (e Renzi)

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Maurizio Landini con Susanna Camusso. Sabato 25 ottobre Maurizio Landini Sha imposto alla riformista Susanna Camusso di sfidare Matteo Renzi con uno sciopero generale. E di fare della Cgil un sindacato soltanto di lotta e non più di governo. Quarantott’ore fa - in un’ambientazione degna degli quadri di Pellizza da Volpedo – ha interposto il suo corpo tra la polizia (che caricava) e gli operai della Ast (a Roma per difendere il proprio di lavoro). Poi l’ultimo capolavoro nelle ultime ore: prima ha spinto il premier - in persona - a riaprire sia la sala verde ai confederali sia le trattative per salvare le acciaierie Thyssen di Terni. E poco importa che il tavolo abbia avallato la stessa piattaforma - 290 esuberi in cambio di sgravi fiscali e aiuti vari da parte del governo - che soltanto il 9 ottobre scorso esecutivo e rappresentanti delle maestranze avevano respinto al mittente. Quindi ha anticipato la sua segreteria e proclamato – solo per la Fiom – una mobilitazione generale il prossimo 8 novembre. LEADER DEL SINDACATO MA SENZA TAVOLI E ISCRITTI Così in pochi giorni Landini è diventato la figura più eminente del sindacalismo italiano. Dà la linea al primo sindacato confederale del Paese. È l’unico leader a essere ascoltato da Renzi (che da quando è al governo non ha neanche parlato al telefono con i moderati Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti). È considerato come l’ultimo tribuno veramente vicino alla base dei lavoratori. Soltanto un dettaglio il fatto che negli ultimi anni, il leader dei metalmeccanici della Cgil, non sieda ai più importanti tavoli industriali del Paese e la sua Fiom veda diminuire i consensi all’interno delle grandi industria. Anche perché parliamo dell’unico sindacalista riconoscibile all’esterno dei confini confederali. Perfetto per le piazze quanto per i talk show. LA SCONFITTA AL CONGRESSO DELLA CGIL È UN RICORDO Per capire quanta strada ha fatto Landini, basta pensare che all’inizio dell’anno Susanna Camusso lo sconfiggeva al congresso della Cgil di Rimini, facendo avallare dall’assemblea sia l’accordo con Cisl e Uil sulla rappresentanza sia la necessità di ricucire con gli altri confederali. E lasciando il leader della Fiom a leccarsi le ferite e a lanciare strali e accuse (in fondo non diverse da quelle Picierno) sulla rielezione della segreteria. Tutte vicende che in corso d’Italia hanno dimenticato per cause di forza maggiore: lo scontro senza se e senza ma con Matteo Renzi, che ha deciso di tenere la Cgil lontani dai tavoli che contano. IL SOGNO DI SABATINI SEMBRA POSSIBILE Inutile dire che oggi Maurizio Landini si avvia a realizzare quello che era il sogno del suo maestro e storico leader della Fiom, Claudio Sabatini. Il quale - a differenza dei suoi discepoli – firmava i contratti anche quando era in minoranza, ma come loro ha sempre vagheggiato di portare la Cgil verso il partito delle fabbriche. Cosa che è avvenuta sabato scorso a San Giovanni in Laterano, con la Camusso che non soltanto annunciava la guerra a 360 gradi all’esecutivo, ma apriva (altro pallino di Landini) a precari e giovani. Chi s’intende di cose sindacali, s’interroga se il fantastico isolamento nel quale si è rifugiata la Cgil porterà a dei risultati concreti. Anche perché Cisl e Uil si sono ben guardati dal seguire la principale confederazione sulla strada dello sciopero generale. Ma sbaglia chi inquadra la “landinazione” di corso d’Italia in uno scontro per il controllo del Pd. NESSUNA DOTE PER CIVATI E VENDOLA Se il duo Camusso-Landini è riuscito a coagulare a piazza San Giovanni tutto quello che c’è a sinistra del partito democratico – e si guarda bene dal portarlo in dote ai Civati o ai Vendola di turno – segretaria generale e segretario delle tute blu hanno idee diverse su come sfruttare questo bacino. La Camusso mette sul piatto il milione di San Giovanni per spingere Renzi (o chi verrà dopo di lui) a tornare a contrattare con la Cgil. Landini guarda all’evoluzione del sindacato tradizionale per trasformarlo in un corpo intermedio che, fuori dal Parlamento, si occupi di lavoro così come di ambiente e di scuola. Inutile dire che due così – oggi costretti a convivere - presto torneranno a litigare.

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