Economia 30 Ottobre Ott 2014 1044 30 ottobre 2014

Quantitative easing, ecco cosa cambia

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Janet Yellen La riunione della Federal Reserve del 28 e 29 ottobre si è svolta come da copione: i tassi di interesse sono rimasti fermi vicino allo zero e vi resteranno “per un periodo considerevole di tempo”, il quantitative easing, ovvero le misure straordinarie per sostenere l’economia americana, sono state sospese perché la solidità di base della congiuntura “è sufficiente” perché possa stare in piedi da sola, la Banca centrale americana non abbandonerà l’economia americana a sé stessa, visto che il costo del denaro resterà fermo e che continueranno i programmi di reinvestimento. Niente sussulti dunque, niente paura, niente panico sul mercato azionario, con Wall Street che ha chiuso in ribasso solo modesto dopo l’annuncio, per poi proseguire sulla via dell’equilibrio. Liquidare la riunione come un film dal finale scontato sarebbe sbagliato, perché si è trattato di un giorno storico per la Banca centrale americana, che apre ora a scenari tutti da scrivere. Ecco perché.

La sede della Fed a Washington. GIORNO STORICO: FINE DEL QE, DURAVA DAL 2008 La Fed ha messo fine al programma di acquisto di asset, una decisione storica, perché di fatto chiude il capitolo delle misure straordinarie varate in risposta alla crisi del 2008. Per sei anni di fila ha sostenuto l’economia con azioni senza precedenti e con tre round consecutivi di acquisti di asset: il primo era stato lanciato nel 2008, il secondo nel 2010 e il terzo e ultimo, quello che si è appena concluso, era partito a a settembre 2012, per poi essere incrementato a dicembre dello stesso anno a un totale di 85 miliardi di dollari di bond e titoli comprati al mese. A partire da dicembre 2013 è stato ridotto sette volte in altrettante riunioni del Fomc, il comitato monetario della Fed. Quello del 29 ottobre è stato l'ottavo e ultimo taglio. La scelta è un voto di fiducia nella forza del Paese: la Fed «continua a vedere sufficiente solidità di base dell’economia nel suo complesso, cosa che può sostenere i progressi in corso verso una situazione di massima occupazione in un contesto di stabilità dei prezzi”, si legge nel comunicato finale, in cui si precisa che si è tenuto conto dei progressi fatti dall'economia, salita più del 4% nel secondo trimestre e che dovrebbe aumentare di un ulteriore 3% circa nel terzo, e del mercato del lavoro, che “dà segni di solida crescita”, con la debolezza dell’occupazione che «sta diminuendo».

La borsa di Wall Street. LA FED GIOCA LA CARTA DELLA PREVEDIBILITÀ La Fed ha dunque imparato la lezione: dopo avere sorpreso, e spaventato, i mercati azionari con parole a sorpresa – si pensi per esempio al brusco calo di Wall Street quando il presidente Janet Yellen, fresca di nomina, parlò di aumento dei tassi entro sei mesi dalla fine del Qe, quindi molto prima delle attese, – ha intrapreso la via della trasparenza e, in un certo senso, della prevedibilità. Il concetto è semplice: ciò che conosci, non ti spaventa.  “Dopo essersi fatta prendere in contropiede dalla volatilità del mercato, la Fed è tornata a un lento e prevedibile percorso verso una traiettoria monetaria meno accomodante. Gli investitori si stanno scoprendo persino più propensi al cambio di rotta”, ha detto Stive Blitz, economista di Itg Investment Research. TASSI FERMI A LUNGO: LA RETE DI SICUREZZA RESTA E il cambio di rotta sarà completo solo quando la Banca centrale deciderà di alzare il costo del denaro, probabilmente a un certo punto del 2015. Ora però è presto per parlare di un giro di vite: i tassi sono e restano a un intervallo tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo storico a cui erano stati portati a dicembre 2008, e vi resteranno «per un periodo considerevole di tempo”. Questo, unito al fatto che proseguirà il programma di reinvestimento dei proventi dei titoli arrivati a maturazione, è la garanzia che concettualmente il quantitative easing andrà avanti, nel senso che la Fed, ancora per lungo tempo, non toglierà la rete di sicurezza che ha messo sotto l’economia americana. Gli introiti derivati dai titoli arrivati a maturazione saranno usati per acquistare altri titoli, mantenendo quindi invariato il portafoglio di asset: il bilancio della Banca centrale, salito a 4.480 miliardi con l’ultimo round di quantitative easing, è pari al 25% del Pil statunitense e resterà per il momento tale.

L'occupazione potrà ottenere dei benefici in America. ESPANSIONE MODERATA, MIGLIORA L’OCCUPAZIONE La Fed vede un’espansione “moderata” dell’economia, con «sostanziali miglioramenti nell’outlook dell’occupazione dall’inizio del programma di acquisto di asset, tant’è che l’istituto ha rivisto il linguaggio usato finora, togliendo l’aggettivo “significativo” usato per caratterizzare la sottoutilizzazione delle risorse del lavoro, che “sta gradualmente diminuendo”. La Fed ha inoltre parlato di un moderato aumento dei consumi e di un incremento degli investimenti aziendali, mentre “resta lenta” la ripresa del mercato immobiliare. Quello che stupisce «è che nel comunicato non ci siano accenni specifici alla debolezza dell’Europa o alle recenti revisioni al ribasso dell’economia globale. Questo ci fa pensare che Yellen sia davvero convinta che l’America procede, per ora, a un passo diverso dal resto del mondo e che la politica monetaria della Fed debba basarsi solo su questo”, ha detto Bernard Baumohl, capo economista della società di ricerca The Economic Outlook Group. IL FUTURO? POSSIBILI TURBOLENZE I progressi dunque ci sono: il tasso di disoccupazione è calato dall’8% del 2012, quando è stato lanciato l’ultimo round di Qe, all’attuale 5,9% e l'inflazione, che pure si mantiene abbondantemente al di sotto della soglia del 2% giudicata ottimale dalla Fed, negli ultimi mesi si è stabilizzata e anzi ha ricominciato a salire, convincendo l’istituto di Washington a non evidenziare particolari rischi su questo fronte, parlando di un impatto solo temporaneo delle pressioni sui prezzi dell’energia. Andando avanti i dubbi restano, perché è ancora tutto da capire se l’economia americana sia davvero in grado di reggersi da sola: «La Fed ha deluso solo su un punto: non lasciare aperta la possibilità di un ritorno al quantitative easing, se necessario», ha detto Lena Komileva, economista di G+ Economics. C’è anche chi ritiene che una battuta d’arresto sia inevitabile, come Alan Greenspan, che ha guidato la Federal Reserve prima di Ben Bernanke e Janet Yellen: «Il Qe è stato un grande successo, ma non penso se ne possa uscire senza turbolenze”, ha detto. Non ha usato la parola crisi, ma la possibilità esiste e la Banca centrale dovrà tenere gli occhi ben aperti ed essere pronta a intervenire tempestivamente.

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