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COMMERCIO 1 Novembre Nov 2014 1510 01 novembre 2014

Ebola, cala l'export di riso dall'Asia

Crisi delle esportazioni verso l'Africa occidentale. Gli armatori thailandesi temono il contagio. E le popolazioni locali rischiano di morire di fame.

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da Pechino

La maggiorparte del riso consumato in Africa occidentale proviene dall'Asia.

In pochi mesi il virus ebola ha avuto un impatto su un settore economico fondamentale per i Paesi dell'Africa occidentale interessati dall'epidemia: il commercio di riso.
Le consegne dal principale esportatore, la Thailandia, verso Sierra Leone, Liberia e Guinea vanno a rilento e sempre meno compagnie di spedizione e armatori accettano di effettuare trasporti in direzione dei Paesi più colpiti dall'epidemia.
RISCHIO DI CRISI ALIMENTARE. Il rischio è che uno stop parziale - o, nel peggiore dei casi totale - alle consegne di riso in Africa occidentale provochi una crisi alimentare. I Paesi della regione sono infatti dipendenti dall'import di riso asiatico, che vale il 40% (dati Ocse) dell'approvvigionamento totale del cereale, alla base della dieta locale.
Solo lo scorso anno sono state circa 900 mila le tonnellate metriche consegnate nei Paesi oggi focolaio del virus.
LA PROTESTA DEGLI ARMATORI. A risollevare il problema, già emerso qualche settimana fa, è stato un articolo del Nikkei Asian Review. «Ebola è una minaccia al nostro commercio, ma la situazione non è ancora troppo critica», ha spiegato al Vichai Sriprasert, presidente onorario dell'Associazione esportatori di riso thailandesi e presidente della Riceland International, uno dei più importanti esportatori mondiali di oro bianco. «Ci sono scontri tra armatori e capitani delle navi, equipaggi e assicurazioni che non vogliono approdare in quei porti», ha aggiunto Vichai. «Ma gli armatori non possono recedere dai contratti già firmati».
IL DANNO PER GLI ESPORTATORI. Per gli esportatori asiatici un eventuale fermo delle navi cargo potrebbe poi essere un duro colpo. Tra il 2007 e il 2013 la domanda di riso è cresciuta di oltre il 6% in Africa, a favore delle bilance commerciali di India, Vietnam e Thailandia, i tre principali esportatori mondiali di riso. Un trend favorito dall'aumento fino a 40 chili annui del consumo di riso per persona in alcuni Paesi del continente.
Per l'economia thailandese il periodo precedente all'esplosione del virus è stato favorevole: in particolare, la Giunta militare in carica da maggio 2014 aveva annusato l'opportunità di tornare leader nell'export di riso dopo che nel 2012 Bangkok aveva ceduto il primato a favore di India e Vietnam.

In Guinea e Sierra Leone il riso è già bene di lusso

L'arrivo di un cargo di riso in Africa.

Nonostante l'interruzione del programma di sussidi ai produttori di riso avviato dal governo Shinawatra nel 2011, nei primi sei mesi di quest'anno il volume di esportazioni ha superato le 4,5 milioni di tonnellate, in crescita del 60% rispetto al 2013. Mentre la capacità di vendita di riso quest'anno ha raggiunto i 9 milioni di tonnellate.
Se si conferma il trend dello scorso anno, almeno un terzo di questa è diretta in Africa in particolare in Benin, Costa d'Avorio, Camerun, Mozambico e Nigeria.
IPOTESI DI TRASPORTO VIA TERRA. Una soluzione potrebbe essere quella di far attraccare le navi in porti considerati sicuri e trasportare via terra, con il rischio però di far balzare alle stelle il prezzo del cereale al dettaglio. I problemi veri, dicono gli esperti, si avranno però se si realizzano le previsioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che prevede che entro fine anno i contagiati dalla malattia saliranno a 1,4 milioni. E di porti sicuri ce ne saranno sempre meno.
BOOM DEI PREZZI AL DETTAGLIO. Le prime conseguenze già si vedono. «Ci sono alcuni mercati che registrano aumenti del prezzo al dettaglio», si legge nel rapporto mensile sull'impatto economico dell'ebola stilato dall'International Growth Center, un think tank della London School of Economics e dell'Università di Oxford. Soprattutto in alcuni mercati di Guinea e Sierra Leone, dove la produzione di riso locale non è sufficiente e anche il cereale d'importazione sembra ormai essere un bene di lusso. «È importante garantire in queste zone», conclude il rapporto, «un flusso costante di riso importato».
È soprattutto qui, nei Paesi rimasti 'immuni' all'epidemia o dove sembra essersi arrestata, che bisogna intervenire.
PIANO PER L'AGRICOLTURA LOCALE. Non solo garantendo un flusso costante di importazioni, ma soprattutto favorendo l'agricoltura locale. «Se non si riesce a realizzare un raccolto sufficiente in questa stagione, non ci saranno semi per il prossimo raccolto, nemmeno per i Paesi liberi da ebola», ha spiegato Adama Traore, direttore generale dell'African Rice Center. «Questo potrebbe provocare malnutrizione, carestie e indurre la popolazione a fuggire oltre confine».

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