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GIUDIZIO 3 Novembre Nov 2014 1725 03 novembre 2014

Bankitalia, allarme sul Tfr in busta paga

«Rischio pensioni più povere». Dubbi sulla manovra pure dalla Corte dei conti.

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La sede di Bankitalia.

Allarme sull'anticipo del Tfr in busta paga da parte di Bankitalia, secondo cui «è cruciale che la temporaneità del provvedimento sia mantenuta».
L'adesione dei lavoratori a basso reddito all'iniziativa, sottolinea Via Nazionale, «aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate».
A non convincere i vertici di Palazzo Koch è il rischio che la scelta di smobilizzare il Tfr, incassandolo ogni mese in busta paga, incida negativamente sulla capacità della previdenza complementare di integrare il sistema pensionistico pubblico. In particolare per i lavoratori a basso reddito il rischio è dunque che in futuro le pensioni non siano «adeguate».
TAGLI IRAP, RISCHIO PER REGIONI. Un'altra criticità riguarda «il ridimensionamento dell'Irap che consente un significativo alleggerimento del costo del lavoro ma comprime i margini di autonomia delle Regioni, per le quali il tributo rappresenta la principale fonte di finanziamento».
NUOVE TASSE IN ARRIVO? Si stima inoltre che i tagli «delle risorse disponibili per gli enti decentrati si traduca interamente» in un taglio «delle spese correnti. Tuttavia, l'evidenza degli ultimi anni mostra che gli enti decentrati hanno reagito anche aumentando significativamente le entrate» alzando le tasse.
RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE. Bankitalia ha comunque espresso un giudizio positivo sulla manovra, che secondo il vice direttore generale Luigi Signorini «realizza una significativa riduzione del cuneo fiscale e finanzia riforme potenzialmente importanti relative all'istruzione scolastica e al mercato del lavoro».
EVITARE IL RISCHIO DI UNA SPIRALE RECESSIVA. Data «l'eccezionale profondità e durata della recessione», il rallentamento nel processo di aggiustamento dei conti pubblici proposto «appare motivato: può contribuire a evitare il rischio di una spirale recessiva».
NO A CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA. Per Bankitalia «è preferibile non far scattare le clausole di salvaguardia completando le misure di razionalizzazione della spesa. E per far questo c'è tempo, scattano dal 2016». Almeno per l'Iva, l'aumento porterebbe le aliquote «su livelli molto elevati», cosa da evitare.

Corte dei conti: la manovra 2015 scende a 32,4 miliardi

Anche la Corte dei conti è intervenuta sulla manovra: «Gli spazi di azione per la politica economica con riguardo alle difficoltà del Paese sono angusti. Il ruolo che rivestono in questa fase le aspettative di operatori economici e famiglie impegna tutti a rendere certa e spedita la direzione verso cui muovere e a cui concorrere», ha detto il presidente Raffaele Squitieri in audizione sulla legge di stabilità. La manovra «nel testo iniziale presentato al parlamento prevedeva interventi per circa 36,2 miliardi nel primo anno», che a «seguito delle modifiche» dopo la trattativa con l'Ue scenderebbero a «32,4 miliardi nel 2015».
INCERTEZZE SULLA LOTTA ALL'EVASIONE. Per la Corte c'è «il rischio che Regioni ed enti locali siano indotti a compensare l'ulteriore riduzione dei trasferimenti recata dalla legge di stabilità con un aumento dell'imposizione decentrata». La Corte dei Conti individua due rischi nella legge di Stabilità: le clausole di salvaguardia e le «incertezze insite nel ritorno ad un utilizzo improprio dei proventi (per loro natura incerti) della lotta all'evasione, per coprire spese o sgravi fiscali certi».
RISCHIO MENO SERVIZI E PIÙ TASSE. Le coperture individuate alla manovra, «specie quelle dal lato della spesa delle amministrazioni territoriali, mantengono margini di incertezza per il timore sia che da esse derivino peggioramenti nella qualità dei servizi, sia che esse inducano ad aumenti delle imposte».

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