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PREVIDENZA 3 Novembre Nov 2014 1748 03 novembre 2014

Pensione anticipata donne: class action contro Inps

Il comitato Opzione Donna contesta l'interpretazione per le lavoratrici che accettano il contributivo pieno.

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La sede dell'Inps.

Class action del comitato Opzione Donna contro l'interpretazione dell'Inps sulla pensione anticipata per le lavoratrici che accettano il contributivo pieno. La richiesta è quella di togliere i paletti posti alla cosiddetta Opzione Donna: come si legge su Pmi.it, «l’istituto di previdenza ha di fatto limitato la possibilità per le lavoratrici di ritirarsi in anticipo accettando in cambio di calcolare l’assegno previdenziale interamente con il metodo contributivo. La legge (Riforma Maroni sulle Pensioni: legge 243/2004, articolo 1, comma 9) concede questa possibilità di pensione anticipata fino a fine 2015, mentre le regole Inps la limitano al novembre per le dipendenti e a maggio per le autonome. La class action mira a risolvere la questione, aperta con le circolari Inps n.35 e n.37 del 2012».
DECURTAZIONE DELLA PENSIONE. La Riforma Pensioni Maroni prevedeva che le lavoratrici potessero andare in pensione a 57 anni se dipendenti e a 58 anni se autonome, in entrambi i casi con almeno 35 anni di contributi, e applicando l’adeguamento alle speranze di vita (tre mesi in più dal primo gennaio 2013). In cambio del ritiro anticipato, la lavoratrice accetta una decurtazione della pensione, che viene calcolata interamente con il metodo contributivo.
SCADENZA ANTICIPATA. La legge, spiega Pmi.it, «prevede che quest’opzione sia esercitabile fino alla fine del 2015, ma l’Inps con le due circolari sopra citate ha inserito dei paletti, prevedendo anche che entro la fine del 2015 la lavoratrice dovesse aver maturato i requisiti per la decorrenza del trattamento pensionistico. In pratica, in questo modo ha anticipato la scadenza alla fine di maggio 2014 per le autonome e a fine novembre 2014 per le dipendenti. Questo, perché le finestre mobili prevedono appunto rispettivamente 18 e 12 mesi per ottenere l’assegno previdenziale dopo aver maturato i contributi per la pensione. Ebbene, il Comitato Opzione Donna protesta contro questa interpretazione, che di fatto pone dei paletti a una legge dello Stato, utilizzando lo strumento della class action, azione giudiziaria collettiva, chiedendo all’Inps di ritirare le due circolari del 2012 che inseriscono i limiti sopra descritti».

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