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INTERVISTA 4 Novembre Nov 2014 1757 04 novembre 2014

Moncler, Sapelli contro Report: terribile linciaggio

Attacco pericoloso. E gravissima offesa alla privacy. L'economista Giulio Sapelli boccia l'inchiesta di Gabanelli sui piumini: «Piuttosto si parli di protezionismo».

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Riflettere sul capitalismo, le delocalizzazioni, la finanza che ha ucciso l'economia. Ma senza «attaccare le persone», esporle «all'odio e al linciaggio, come ha fatto Report».
Giulio Sapelli, economista e storico dell'industria, dice la sua sull'inchiesta di Stefania Giannini, firma di punta del team di Milena Gabanelli, che ha raccontato lo spiumaggio violento delle oche in Ungheria e gli effetti della delocalizzazione operata da diversi marchi d'alta moda nell'Est Europa, e non solo.
Dopo la messa in onda della puntata, Moncler, la società al centro dell'indagine di Report, è precipitata in Borsa.

L'economista Giulio Sapelli. (Imagoeconomica)

DOMANDA. Sapelli, in un giorno bruciati oltre 140 milioni di capitalizzazione. Un male necessario al racconto di una realtà complessa?
RISPOSTA. Fossi nell'amministratore delegato di Moncler Ruffini farei un'azione di responsabilità contro la dottoressa Gabanelli.
D. L'azienda ha annunciato un'azione legale.
R. Credo che sia necessario farla per il rispetto delle regole del mercato.
D. Qualcuno le risponderebbe che bisogna rispettare anche le oche.
R. Per carità, io sono molto dispiaciuto per le oche. Però si è trattato di un attacco proditorio verso una società quotata. Credo che queste cose debbano essere fatte con meno leggerezza e più sensibilità. Conosco la giornalista che ha firmato il servizio, è molto brava e capace. Ma mi sembra che i suoi commenti andassero molto al di là di quello che abbiamo visto.
D. Che idea si è fatto?
R. Che è naturalmente deprecabile, e penso che la giornalista avesse ragione a dire che quelle produzioni si potevano mantenere in Italia. Da olivettiano sto con Cucinelli, ha tutta la mia stima e il mio cuore. Credo però che bisognerebbe avere rispetto per chi lavora, per chi ha investito. Report è andata troppo in là.
D. Non bisognava dar conto di come operano aziende italiane all'estero?
R. Se avessi visto una puntata su un discorso serio, per esempio sulla necessità, perché no, di un nuovo protezionismo, allora sì. O dobbiamo essere convinti che il libero mercato è l'ultima soluzione? Io per esempio penso che quello che stanno facendo l'India e il Brasile per proteggere la loro industria sia giusto. È quello che dice anche il mio amico Krugman. Avrei voltuo una discussione su queste cose, non una puntata così.
D. Un trattatto di economia, difficile in tivù.
R. Bisognava andare al cuore del tema e dire che forse la finanziarizzazione dell'economia, la dipendenza dalla Borsa, è stata un male. Ma non avrei fatto un attacco personale al marchio e addirittura a una persona. In un Paese che ha conosciuto gli Anni di piombo, mettere in prima pagine le persone è molto pericoloso.
D. Come si fa a raccontare il ciclo di vita della merce se non attraverso la filiera di produzione di un prodotto?
R. Non si racconta, si fanno dei discorsi generali, non facendo apparire la persona. Marx ha scritto Il Capitale senza accusare gli imprenditori uno a uno. Ha discusso un processo. La dottoressa Gabanelli doveva fare la stessa cosa. In Italia, come in tutto il mondo, è pericoloso esporre personalmente i singoli come ha fatto lei. È gravissimo per il pericolo che evochi. Questo Paese ha visto morire centinaia di imprenditori ed operai, comunisti soprattutto, che difendevano la produzione.
D. È un'obiezione che potrebbe valere anche per altri manager o per i politici. Non raccontiamo più nulla?
R. Io sono contrario ai bonus dei manager che non hanno nessuna base scientifica e morale, ma mi oppogno ai libri e agli articoli sui singoli manager. Non voglio che si attacchino le persone. Ruffini non doveva neanche essere nominato, il suo volto non doveva apparire, è gravissimo aver fatto questo. Gravissimo. È un'offesa alla privacy, alla civiltà, è una regressione, in un mondo di violenza e attacco personale. Un vulnus terribile allo stato di diritto, una forma di linciaggio.
D. Sul tema della delocalizzazione, gli imprenditori dicono che non c'è alternativa per restare competitivi sul mercato. È così?
R. Ecco, la signora Gabanelli doveva fare un attacco al sistema di produzione capitalistico, non alle persone. I capitalisti sono prigionieri come i proletari del meccanismo di plusvalore. Certamente c'è alternativa alla delocalizzazione, un protezionismo selettivo, l'intervento dello Stato. Un'economia come era quella degli Anni 50 e 60. Bisogna tornare indietro? Forse, non lo so, discutiamo. Ma non con i linciaggi di singole persone.

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