Economia 5 Novembre Nov 2014 1053 05 novembre 2014

America: 5 cose da sapere dopo il voto

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L'incubo di Barack Obama si è materializzato. Fino alle presidenziali 2016 l'America è in stallo politico. L’incubo peggiore di Barack Obama si è materializzato nella notte americana: questa volta non si tratta solo di popolarità in calo, di critiche a destra e a manca sulla politica internazionale, di un’economia il cui innegabile miglioramento non è ancora percepito dalla popolazione e dai lavoratori. Questa volta si tratta di una sconfitta concente, che segna la fine di un’epoca, la sua epoca. Gli americani hanno votato per rinnovare il Congresso e il verdetto delle urne è netto: i democratici sono in minoranza sia alla Camera sia al Senato e Obama finirà i suoi due anni di mandato da lame duck, anatra zoppa, un’espressione che descrive in modo vivido un presidente che si trova a dovere governare avendo contro tutto il Congresso. Ciò che si profila sono due anni di stallo politico e di aspra battaglia per le presidenziali del 2016. Ciò che va capito, invece, è che ripercussioni avrà la vittoria repubblicana alle elezioni di Midterm sull’economia americana. EconomiaWeb.it vi spiega lo scenario possibile in cinque punti. 1. COSA È SUCCESSO DENTRO L'URNA Gli americani sono andati al voto per rinnovare tutta la Camera, già controllata dai repubblicani, e un terzo del Senato, fino a stanotte a maggioranza democratica. Si votava anche per un centinaio di referendum (diversi da uno stato all’altro) e per 36 poltrone da governatore. Avevano diritto di esprimersi 210 milioni di persone, ma l’affluenza prevista era attorno al 45%. Le previsioni della vigilia per le elezioni di Midterm più care della storia americana (sono stati spesi 3,68 miliardi di dollari, di cui 2,7 miliardi da candidati e partiti e 900 milioni da gruppi esterni) non davano molte speranze ai democratici. Al di là dei governatori, con la magra soddisfazione democratica della conferma di Andrew Cuomo a New York e Jerry Brown in California, la partita si giocava tutta al Senato: i repubblicani avevano la possibilità, poi colta, di riguadagnare il controllo totale del Congresso, cosa che non succedeva da otto anni. Un segno premonitore dell’imminente debacle democratica era stato il cambio di umore a Wall Street: l’industria finanziaria, solitamente più vicina al partito di Obama, aveva spostato la propria attenzione (quindi fondi e donazioni) verso i repubblicani. A tradire i democratici era stato per esempio Ken Griffin, fondatore e amministratore delegato dell’hedge fund Citadel, che in passato aveva sostenuto Obama. 2. COSA FARÀ BARACK OBAMA Obama per i prossimi due anni si troverà a governare con un Congresso ostile. I repubblicani, in maggioranza sia alla Camera che al Senato, non avranno difficoltà ad approvare leggi e provvedimenti tagliati su misura sul loro elettorato. Ma con ogni probabilità solo raramente questi vedranno la luce: Obama può esercitare il diritto di veto sui provvedimenti a lui sgraditi (uno stesso testo può essere bocciato dal presidente infinite volte). «Non c’è dubbio che questa sia la peggiore mappa elettorale da Eisenhower», aveva detto Obama durante un’intervista. Durante le elezioni di Midterm del 1958, Dwight Eisenhower, un repubblicano, vide passare ai democratici 15 seggi del Senato, 13 occupati in precedenza da membri del suo partito e due nel nuovo Stato dell’Alaska. Ma la sconfitta era nell’aria e già nei giorni precedenti al voto il presidente aveva cominciato a lavorare a una nuova agenda economica e politica: andrà avanti laddove potrà, per esempio sul fronte dell’immigrazione, con i cosiddetti ordini esecutivi, provvedimenti che non hanno bisogno dell’approvazione del Congresso, e dovrà sedere al tavolo delle trattative con i repubblicani, questa volta da solo. 3. COSA FARANNO I MERCATI Secondo gli esperti l’azionario americano, nel medio termine, resterà sostanzialmente indifferente al verdetto delle urne (sarebbe stato lo stesso in caso di vittoria democratica) e le condizioni di mercato continueranno a essere favorevoli. le condizioni favorevoli per l'azionario continuano a prescindere dal partito che ne risulterà vincitore. Come spiega Jeffrey Hirsch, numero uno dello Stock Trader’s Almanac, nei due anni precedenti alle ultime 24 elezioni di metà mandato non ci sono state guerre e in dieci casi non stava per iniziare una recessione. L’azionario si è attestato in rialzo tra il voto e la fine dell’anno in tutte le tornate elettorali di Midterm, con l’eccezione del 2002. Quindi, poiché non c’è un imminente rischio di recessione negli Stati Uniti né il pericolo di una guerra, l’indicazione data agli investitori è buy, comprare. 4. COSA FARÀ LA FEDERAL RESERVE La Fed, che comunque resta indipendente dalla politica, potrebbe finire sotto pressione: i repubblicani intendono esaminare con attenzione la sua politica monetaria accomodante e i suoi accresciuti poteri di sorveglianza e regolamentazione della finanza. Numerosi esponenti repubblicani sono stati contrari alle misure non convenzionali adottate dalla Fed, non ultimo il quantitative easing appena concluso. Alcuni repubblicani chiedono maggiore trasparenza e informazioni sulle decisioni della Banca centrale, una linea portata avanti anzitutto dal senatore Rand Paul che vorrebbe aprire l’istituto a veri e propri controlli contabili. Numerosi suoi colleghi auspicano l’uso formule matematiche e ispirate al controllo dell’inflazione, e non anche all’occupazione, per guidare le scelte sui tassi d’interesse. Una svolta che modificherebbe il tradizionale doppio mandato della Fed, volto a perseguire la stabilità dei prezzi in un contesto di massima occupazione. 5. COSA SUCCEDERÀ ALLA POLITICA ECONOMICA Il nuovo Congresso a maggioranza repubblicana porterà avanti un’agenda più ispirata al libero mercato: riforme del fisco, con tagli delle aliquote per le imprese, via libera a nuovi progetti energetici, come l’oleodotto Keystone tra Canada e Stati Uniti, fermo per paure ambientali, e un aumeno delle esportazioni di gas. I repubblicani cercheranno di allentare la regolamentazione energetica, con una riduzione dei poteri dell’Agenzia per la protezione ambientale soprattutto sul tema delle emissioni inquinanti. In gioco sono alleggerimenti della riforma finanziaria Dodd-Frank, con un ridimensionamento dell’Ufficio per la protezione dei consumatori. Dalla riforma sanitaria potrebbero sparire alcune imposte, quali la tassa sui produttori di attrezzature mediche.

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