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TASSE 5 Novembre Nov 2014 1233 05 novembre 2014

Smartbox, sospetti d'evasione fiscale

La società che li vende nel mirino della Finanza. Non avrebbe dichiarato 105 mln.

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Un cofanetto Smartbox.

Una cena, una notte o un weekend in albergo. A prezzi molto vantaggiosi.
Da anni i pacchetti Smartbox sono un'ottima risorsa per chi cerca un regalo da fare a parenti e amici, acquistando i cofanetti in qualsiasi negozio della distribuzione organizzata. Ma, da agosto, sulla società che li rappresenta in Italia si è allungata l'ombra dell'evasione fiscale.
CONTROLLI ALLA SMART&CO. Secondo quanto risulta a Lettera43.it, la Guardia di Finanza ha messo nel mirino l'operato della Smart&Co srl (ex Kivali Italia srl), terminale italiano di un gruppo che ha importanti ramificazioni internazionali. L'azienda con sedi a Roma e Milano è infatti controllata dalla francese Smart&Co sarl e consociata della Smartbox Experiences Ltd, società di diritto irlandese controllata per il 99% dall'irlandese Weekendesk e per l'1% dall'olandese Smart&Co Nv.
La contestazione delle Fiamme Gialle (che dovrà essere confermata o meno dall'Agenzia delle Entrate) riguarderebbe circa 105 milioni di ricavi non dichiarati (tra valore dei pacchetti Smartbox venduti e commissioni percepite) e oltre 12 milioni di Iva dovuta e non pagata tra il 2009 e il 2013.
Un valore che, stando agli investigatori, sarebbe stato calcolato per difetto data l'impossibilità di trovare il dettaglio di tutti i fatturati della compagnia. Quindi la cifra potrebbe essere anche più elevata.
La notizia delle verifiche fiscali è stata confermata a Lettera43.it da fonti della Guardia di Finanza, ma è stata definita dall'ufficio stampa di Smartbox, da noi interpellato, «totalmente falsa nonché offensiva nei confronti della nostra azienda».
COME FUNZIONA IL VOUCHER. Uno Smartbox è un buono che il cliente può acquistare per poi chiedere la prestazione di un servizio da parte di una delle strutture convenzionate presenti nel catalogo (ristoranti, hotel, centri benessere eccetera).
Secondo il sistema del multipurpose voucher (o voucher multi uso), il suo prezzo dovrebbe corrispondere esattamente a quello del servizio prestato, in modo da poter emettere, all'atto della vendita, scontrini e ricevute non rilevanti ai fini Iva (l'imposta sarà pagata dalle parti solo all'atto di ricevere il proprio compenso).
In teoria, la struttura convenzionata definisce il valore del servizio da includere nel cofanetto (esempio, 100 euro), Smartbox crea l'offerta e il punto vendita (per fare qualche nome: Esselunga, Auchan, Trony, Feltrinelli, Mondadori e altri negozi convenzionati) la promuove e la vende a quel prezzo ai consumatori.
Spetterebbe poi a Smartbox rimborsare la struttura per l'esatto importo (100 euro), ottenere contestualmente da questa il pagamento di una commissione e versare il compenso al punto vendita.
SUL GIRO D'AFFARI MANCA L'IVA. Secondo quanto accertato dal Nucleo operativo della Guardia di finanza di Milano e Roma, invece, Smart&Co srl - in quanto terminale diretto italiano di Smartbox - avrebbe sostanzialmente venduto i pacchetti e percepito commissioni, ma non avrebbe pagato l'Iva sul reale valore del prodotto commercializzato.
Gli accertamenti e i documenti raccolti nelle sedi di Milano e di Roma di Smart&Co, secondo i militari, avrebbero evidenziato uno stretto legame diretto tra l'azienda italiana e l'irlandese Smartbox Experiences Ltd. Un rapporto tanto stretto da portare gli investigatori a definire Smart&Co una «stabile organizzazione occulta» di Smartbox Experiences (ai fini delle imposte sul reddito) e un centro di stabile attività ai fini Iva.
Insomma, secondo la Guardia di Finanza la Smartbox Experiences avrebbe affidato alla società italiana la gestione diretta dei propri affari nel nostro paese.
COS'È UNA «ORGANIZZAZIONE OCCULTA». Ma che cosa significa in questi casi «stabile organizzazione occulta»? In linguaggio tecnico si tratta di una società appartenente a un gruppo multinazionale, che si occupa di un'attività economica riferibile a un'altra impresa consociata, ma all'interno della struttura organizzativa di una filiale residente dotata di autonoma soggettività.
Secondo le indagini, il meccanismo per aggirare il fisco italiano e il pagamento dell'Iva sarebbe stato piuttosto semplice. In estrema sintesi la società italiana non fatturava ai clienti il valore delle Smartbox, ma lasciava probabilmente questa incombenza alla società irlandese, alla quale si limitava a fatturare un sorta di commissione-consulenza.
Se questa ipotesi investigativa venisse confermata si sarebbe prodotto, nel giro di cinque anni, un grave danno per l'Erario sia per le somme non dichiarate fiscalmente sia per l'Iva non versata.

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