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TRATTATIVA 6 Novembre Nov 2014 1906 06 novembre 2014

Eni Gela, salvi i posti di lavoro: c'è l'accordo

Il portavoce del ministro Guidi annuncia: «La raffineria diventa green».

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La raffineria dell'Eni di Gela.

Accordo fatto sull'impianto Eni di Gela che, dopo 60 anni di petrolchimico, diventerà una bioraffineria con il salvataggio dei posti di lavoro. Per quella che il presidente della Regione Sicilia ha definito «una nuova pagina della storia» di Gela, il gruppo petrolifero metterà sul piatto complessivamente oltre 2 miliardi di euro in quattro anni e così il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, parla di «investimento strategico per la Sicilia, per il sistema energetico nazionale e per la difesa dei livelli occupazionali».
L'IMPIANTO RIPARTE. Dopo l'intesa di massima raggiunta alla fine di luglio al termine di un lungo braccio di ferro tra azienda e sindacati, l'impianto di Gela può dunque ripartire, come ha spiegato l'amministratore delegato del colosso petrolifero Claudio Descalzi, «con un nuovo piano di sviluppo economicamente sostenibile». L'accordo non riguarda, infatti, solo il sito di Gela, ma più in generale l'attività del gruppo sull'isola. Il piano prevede «nuove e importanti iniziative industriali volte a sviluppare il settore upstream sul territorio siciliano», ha fatto sapere l'azienda.
NUOVE ATTIVITÀ DI ESPLORAZIONE. In sostanza, quindi, il gruppo petrolifero potrà avviare nuove attività di esplorazione e produzione di idrocarburi in Sicilia, sia su terra sia in mare, ma anche valorizzare i campi che sono già in esecuzione. È inoltre prevista la nascita di un nuovo centro di alto livello per la sicurezza nel settore dei biocarburanti. A sottoscrivere il testo, «limato fino all'ultimo», tutte le parti interessate dalla lunga vertenza: la Regione Sicilia con il Presidente Rosario Crocetta, il Sindaco di Gela Angelo Fasulo, l'Eni, Confindustria Sicilia, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali dei chimici e le Rsu. Tutti soddisfatti, dunque, a partire dai sindacati che portano a casa non solo tutti i posti di lavoro dell'impianto, ma anche quelli dell'indotto.
LA SODDISFAZIONE DEI SINDACATI. Il segretario generale aggiunto della Uil, Carmelo Barbagallo, ha parlato di «ennesima prova che, grazie al confronto, è possibile trovare soluzioni innovative che salvaguardano l'occupazione». La Ugl Chimici, con Luigi Ulgiati, ha assicurato il proprio impegno affinché «la svolta 'verde' sia davvero un'opportunità di rinascita». La Cgil ha definito il negoziato «duro e faticoso, segnato da tante ore di sciopero, ma alla fine risulta credibile il sostegno al reddito di tutti i 2.000 lavoratori, tra diretti e dell'indotto, per tutta la fase di transizione verso il progetto industriale di green refinery».

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