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DOCUMENTI 6 Novembre Nov 2014 1054 06 novembre 2014

Lussemburgo, accordi fiscali segreti con 340 multinazionali

Le autorità del Granducato hanno aiutato 340 multinazionali a pagare meno tasse. Negli anni in cui l'attuale numero uno Ue era premier.

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Jean Claude Juncker.

Le prove sono schiaccianti: più di 28 mila documenti, relativi a oltre mille imprese, dimostrano come tra il 2002 e il 2010 multinazionali di tutto il mondo abbiano messo in piedi architetture fiscali complesse in collaborazione con le autorità del Lussemburgo per pagare meno tasse, di fatto sottraendo introiti agli Stati di provenienza. I documenti sono trapelati grazie alla rete di giornalisti del Consorzio internazionale di giornalismo investigativo (Icij) che riunisce 80 reporter di 26 Paesi.
E sono destinati a creare non pochi imbarazzi ai piani alti della Commissione europea. Il nuovo presidente dell'esecutivo di Bruxelles, infatti, Jean Claude Juncker, è stato primo ministro del Granducato per otto anni dal 1995 al 2013. E oggi dovrebbe guidare la lotta all'evasione fiscale dei Paesi Ue. La Commissione europea, infatti, ha già iniziato a indagare il sistema lussumburghese, accendendo i riflettori su Amazon e Fiat. Adesso però i 'LuxLeaks' rischiano di tradursi in 'Junckerleaks'.
548 COMFORT LETTERS. Tra le carte dell'inchiesta spiccano 548 'comfort letters' con cui le autorità lussemburghesi assicurano un trattamento fiscale di favore, destinate a colossi come Pepsi, Ikea, Accenture, Burberry, Procter & Gamble, Heinz, Jp Morgan, Amazon e Deutsche bank. I documenti mostrano che le grandi aziende hanno usato complesse reti di prestiti interni e pagamenti di interessi che hanno ridotto le imposte delle società. E coinvolgono anche numerose società italiane come Finmeccanica, Unicredit, Intesa San Paolo, Ubi Banca, Banca Sella, Banca popolare dell'Emilia Romagna, Banca delle Marche e il gruppo immobiliare Hines.
ARCHITETTURE ATA PER 340 AZIENDE. Questi accordi, firmati fuori dal Granducato, sono perfettamente legali. I documenti mostrano anche come circa 340 aziende provenienti da tutto il mondo hanno creato strutture aziendali chiamate Ata appositamente progettate con le autorità lussemburghesi per evitare di pagare imposte: un sistema di vantaggi fiscali su scala industriale. Centinaia di miliardi di dollari sono transitati sui conti del Paese con un risparmio milioni di dollari di tasse, pari in alcuni casi al 99% delle tasse dovute.
Le carte si riferiscono a clienti della società di revisione contabile Pricewaterhouse Coopers, uno dei più grandi gruppi di consulenza fiscale al mondo, infatti, dimostrano che il Lussemburgo ha operato come intermediario del sistema, anche nell'attività di mascheramento dell'evasione. Le autorità del Granducato infatti sono chiamate ad approvare lo schema fiscale.

Juncker: «Commissione può sanzionare Lussemburgo, io mi asterrò»

L'assemblea del parlamento europeo.

A Bruxelles, la portavoce dell'esecutivo Ue, Mina Andreeva, ha spiegato che la Commissione europea «è pronta a sanzionare» il Lussemburgo se sarà confermata l'illegittimità delle sue pratiche fiscali. La funzionaria ha ricordato che proprio il 5 novembre Jean Claude Juncker aveva dichiarato: «La Commissione farà il suo lavoro ed io mi asterrò dall'intervenire su questo dossier che riguarda il commissario per la concorrenza (Margrethe Vestager) che deve avere grane libertà di azione. Io non la frenerò, perché lo troverei indecente». Intanto, però Juncker, ha annullato la sua partecipazione a una conferenza sull'Europa a Bruxelles, dopo aver appreso che Jacques Delors, anche lui tra gli invitati, era malato. Una decisione criticata dagli organizzatori, che giunge nel giorno in cui infuria lo scandalo 'LuxLeaks'.
IL PREMIER: «TUTTO LEGALE». Nel Granducato, intanto il successore di Juncker, il premier Xavier Bettel ha prima dichiarato che tutto è in regola: le pratiche fiscali dei 'tax ruling' applicate dal Lussemburgo «sono conformi alle leggi internazionali». E poi però il ministro dell'Economia Pierre Gramegna ha fatto una mezza marcia indeitro: «Le decisioni delle autorità su richiesta delle imprese del Lussemburgo sono perfettamente compatibili con tutte le convenzioni internazionali», ma «possono portare ad un pagamento irrisorio di tasse da parte delle imprese e crediamo che non sia soddisfacente». Le critiche piovute da Strasburgo probabilmente hanno avuto un qualche effetto.
«Quel che mi preoccupa di più è che le pratiche» denunciate dall'inchiesta giornalistica 'LuxLeaks' sul sistema fiscale in Lussemburgo «erano manifestamente legalmente possibili in diversi Paesi», è il commento del presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz. Schulz si è detto fiducioso che «la Commissione prenderà prontamente tutte le misure appropriate se necessario». «Dobbiamo sollecitare gli stati membri», ha aggiunto Schulz, «a lavorare con noi per mettere fine alle pratiche di evasione fiscale in Europa, siano in Lussemburgo o in qualsiasi altro Paese».
«Lo scandalo non è una novità», ha dichiarato il capogruppo socialista Gianni Pittella. Come nuovo presidente della Commissione, ha aggiunto, Juncker «deve dimostrare da che parte sta. Sta con i cittadini europei o con i furbetti delle tasse delle grandi imprese?».
LA COMMISSIONE SPIEGHI. Per i lib-dem guidati dal belga Guy Verhofstadt, inoltre la Commissione europea «deve venire immediatamente al Parlamento europeo per spiegare» se le pratiche di elusione fiscale denunciate dall'inchiesta LuxLeaks «rispettano la legge europea» e se «il sistema scelto dal Lussemburgo è legale o meno». «Troviamo inaccettabile che cittadini e Pmi paghino tasse alte in questo periodo di crisi, mentre molte grandi imprese fanno tutto il possibile per minimizzarle e in molti casi pagano virtualmente nulla», ha detto Verhofstadt. Mentre la leader del Front national Marine Le Pen ha chiesto le dimissioni del presidente della Commissione: «Di fronte a questo scandalo internazionale, che pone problemi etici, morali e politici, il Front National chiede le dimissioni di Juncker e spiegazioni immediate da parte dei diversi governi francesi, che erano sicuramente informati di queste pratiche».

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