Economia 6 Novembre Nov 2014 1022 06 novembre 2014

Mps: cosa c'è dopo l'aumento

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Alessandro Profumo, chief executive di Mps, si è arreso agli stress test. E va rato un aumento da 2,5 miliardi. Sarà la Banca centrale europea a dover dare l'ultimo via libera al Capital plan approvato questa sera dal cda di Mps il 5 novembre dove è previsto un aumento di capitale in opzione fino ad un massimo di 2,5 miliardi, già assistito da un consorzio di pre-garanzia e che sarà sottoposto all'approvazione di una assemblea straordinaria degli azionisti per essere eseguito nel 2015. Un aumento di capitale che consentirà anche di rimborsare integralmente e in anticipo, rispetto alla scadenza, gli 1,07 miliardi di Monti bond ancora in portafoglio. «Siamo soddisfatti» sono le uniche parole del presidente Alessandro Profumo all'uscita del cda da Rocca Salimbeni. Il merecato non ha accolto bene l'operazione e in apertira di Piazza Affari il 6 novembre il titolo cede l'1%. COSA C'È DENTRO L'OPERAZIONE CAPITAL PLAN In realtà il Capital plan è abbastanza complesso perché oltre all'aumento di capitale è prevista la cessione di partecipazioni 'no core' e attivi del portafoglio per circa 220 milioni. Nel piano che il Monte ha dovuto predisporre dopo la bocciatura da parte della Bce negli stress test e nella Aqr è prevista anche la richiesta di mitigazione del deficit per un ammontare pari alla differenza positiva tra gli utili operativi stimati per il 2014 e i medesimi valori stimati nello scenario avverso, che hanno contribuito alla bocciatura della Bce. La mitigazione richiesta è per circa 390 milioni e, come spiega la nota di Mps, «trova fondamento nelle regole si svolgimento dell'esercizio» anche se la valutazione dovrà essere necessariamente approvata da Francoforte. Mps è assistita come advisor da Ubs e Citi mentre nel consorzio di pregaranzia Ubs agirà in qualità di global coordinator e joint bookrunner. Citi, Goldman Sachs e Mediobanca agiranno in qualità di co-global coordinators e joint bookrunners. Del consorzio fanno parte anche Barclays, BofA Merrill Lynch, Commerzbank, Deutsche Bank e Sociètè Gènèrale. Nella nota diffusa domenica scorsa con l'annuncio dell'aumento di capitale, il Monte parlava di "copertura integrale" dei 2,1 miliardi indicati dalla Bce. LE PARTECIPAZIONI SONO IN VENDITA In realtà la cifra non poteva essere così precisa, anche per non correre il rischio in caso di ulteriori problemi dei mercati finanziari e della situazione economica, di dover fare ulteriori aggiustamenti a breve. E in effetti oltre ai 2,5 miliardi cash di aumento di capitale il capital plan prevede le altre due azioni (la vendita delle partecipazioni e la mitigazione del deficit patrimoniale), che dovrebbero consentire al bilancio di Mps di contare su altri 610 milioni. Ora resta da capire come reagiranno i soci storici della banca anche se Axa (3,72%) ha già annunciato che aderirà alla ricapitalizzazione. Lo stesso dovrebbero fare i fondi Btg Pactual (2,5%) e Fintech (4,5%), soci nel patto parasociale della Fondazione Mps (2,5%). Lo stesso ente, guidato da Marcello Clarich difficilmente potrà non aderire all'aumento e ieri ha già nominato l'advisor per valutare l'operazione (Credito Fondiario). RESPINTA L'OFFERTA DI NIT HOLDING «La banca privilegerà quelle soluzioni che consentiranno un ottimizzazione dell' uso del capitale tenendo conto delle opzioni strategiche che verranno per tempo individuate», ha comunicato la banca. Una frase che sembra lasciare aperte anche eventuali altre soluzioni per il futuro. Per quanto riguarda l'offerta di Nit Holding, Mps intanto fa sapere che la proposta della società di Singapore «non è caratterizzata da sufficienti elementi di chiarezza che ne consentano una valutazione da parte del consiglio di amministrazione».

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