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INCHIESTA 7 Novembre Nov 2014 1437 07 novembre 2014

Inea, gli sprechi dell'Istituto di economia agraria

L'ente di economia agraria ha pagato consulenze d'oro a persone senza requisiti. Vicine ad Alemanno. E accumulato 6 mln di debiti. Ora in 210 rischiano il posto.

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L'Inea è nato nel maggio 1928.

È amaro lo sfogo di un collaboratore dell'Inea. «Qui si sono mangiati tutto e ora il conto lo paghiamo noi, andando a casa».
Chi parla fa parte dei 178 collaboratori dell’Istituto nazionale di economia agraria, ente di ricerca controllato dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) nato nel lontano maggio 1928 e ora, come previsto dall’articolo 32 della Legge di stabilità, in procinto di essere incorporato nel Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra).
Una fusione che dovrebbe vita a un soggetto terzo, l’Agenzia unica per la ricerca, la sperimentazione in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.
A RISCHIO OLTRE 500 PRECARI. L’operazione, ha spiegato il ministro Maurizio Martina (Pd), serve a «riorganizzare la spesa e rendere più efficienti i servizi dei due Istituti» ma rischia di lasciare a casa oltre 500 persone.
La realtà, infatti, è che negli ultimi anni la gestione amministrativa dell’Inea ha fatto acqua da tutte le parti. Consulenze come se piovesse e milioni di euro spesi per pagare l’affitto dell’attuale sede, un palazzo di sei piani al centro di Roma, hanno portato l’Istituto vicino al collasso.
ENTE COMMISSARIATO A GENNAIO. Non a caso il 3 gennaio di quest’anno l’allora ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, ha deciso di commissariare l’Inea affidandola a Giovanni Cannata, ex rettore dell’Università degli Studi del Molise.
Dopo numerose interrogazioni parlamentari riguardanti l’ente, fra cui quella di Marianna Madia (al tempo semplice deputata), De Girolamo ha nominato una commissione d’indagine la cui attività ispettiva, relativa agli anni 2012-13, ha appurato «l’esistenza di reiterate irregolarità gestionali ed anche una culpa in vigilando del Cda».
VIOLATO IL REGOLAMENTO INTERNO. Nella relazione finale di 21 pagine, che Lettera43.it ha potuto visionare nonostante sia riservata, la commissione segnala come l’assegnazione di consulenze e incarichi esterni fosse interamente in mano al direttore generale Alberto Manelli senza il «previo assenso» del presidente Tiziano Zigiotto, come invece previsto dal regolamento dell’Istituto.
Collaborazioni, scrive ancora la commissione, il cui oggetto «concerne attività che potrebbero essere espletate da personale interno e che non presentano quei caratteri di particolare qualificazioni del personale richiesti dalle norme».
CONSULENZE A PERSONE SENZA REQUISITI. Inoltre «dai curricula dei soggetti destinatari degli incarichi» esaminati dalla commissione «non emerge una particolare qualificazione professionale o il possesso dei requisiti necessari per essere considerati esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria come richiesto dall’Art. 7 del Decreto legislativo 165/2001».

Le consulenze affidate agli uomini della fondazione Nuova Italia

Gianni Alemanno.

Negli anni, attaccano sindacati e lavoratori dell’Inea, a beneficiare di quelle consulenze sono stati anche uomini vicini a Gianni Alemanno, che ha guidato il ministero dell’Agricoltura dal 2001 al 2006 ai tempi del secondo e terzo governo Berlusconi.
Basti pensare al fatto che lo stesso Manelli, nominato nel febbraio 2006 e decaduto dopo il commissariamento insieme a Zigiotto, è ancora oggi componente del Consiglio di amministrazione e direttore del centro studi della fondazione Nuova Italia presieduta dallo stesso Alemanno.
Non è un caso, dunque, che nella lista dei “consulenti” siano finiti a vario titolo oltre 10 esponenti di Nuova Italia fra cui Dario Panzironi, figlio di Franco (ex amministratore delegato di Ama e segretario generale di Nuova Italia), e Simone Turbolente, già portavoce di Alemanno in Campidoglio.
I SETTE CONTRATTI DEL PORTAVOCE. Al primo sono state assegnate due consulenze, la prima da febbraio a dicembre 2009 e la seconda nello stesso periodo dell’anno successivo (quest’ultimo per la «redazione di un report e tabelle Excel a supporto dell’attività del Controllo di Gestione dell’Inea», come specificato in un documento pubblicato sul sito dell’ente), per un corrispettivo totale di circa 49 mila euro.
Turbolente, oggi consulente comunicazione e relazioni esterne di Confcommercio, ha invece “messo da parte” oltre 90 mila euro, frutto di sette contratti per la «redazione di articoli e newsletter per il sito dell’Inea e per la predisposizione del piano per incrementare la visibilità dell’Istituto».
INCARICHI IN «CONSISTENTE AUMENTO». A provare le irregolarità ci ha pensato anche un’altra relazione, quella della Corte dei Conti (relativa all’anno 2012), che ha bocciato la gestione amministrativa dell’Inea. Nel documento di 40 pagine i magistrati contabili hanno puntato il dito contro alcune voci di spesa, fra cui quella relativa proprio alle consulenze che nel triennio 2010-2012 «presenta un consistente aumento passando da 6.985.794 a 9.042.944 euro».
Ci sono poi «l’elevato costo della sede principale in regime di locazione a fronte dell’esistenza di tre immobili di proprietà, di cui due sfitti» (nel 2012 l’Inea ha speso quasi 1,7 milioni per l’affitto di un edificio situato in via Nomentana 41, a Roma) e «le spese di gestione dei 19 uffici regionali, fattori che contribuiscono a determinare un irrigidimento della situazione finanziaria».
L’INDEBITAMENTO CON LE BANCHE. «Da tale situazione», ha fatto notare ancora la Corte dei Conti, «emerge il profilo di una struttura sovradimensionata e rigida senza le caratteristiche di essenzialità e di flessibilità che dovrebbero connotare un istituto di ricerca».
Elementi che, mescolati, hanno portato l’Inea a un «cospicuo indebitamento nei confronti delle banche pari a 5.732.380 euro» con «l’azzeramento delle disponibilità liquide (3.569.377 nel 2011)», scrivono nelle conclusioni i magistrati.

Sindacati contrari alla fusione: per Ostrica (Uil Rua) «è folle e inutile»

Giovanni Cannata, commissario straordinario dell'Inea.

Ora i sindacati sono sul piede di guerra. Per Sonia Ostrica, segreteria nazionale Uil Rua (che insieme a Flc Cgil e Fir Cisl sta seguendo la vicenda), l’accorpamento tra Inea e Cra è «folle e inutile».
Il problema, infatti, è rappresentato dai lavoratori che sia nell’uno sia nell’altro caso risultano inquadrati con contratti a tempo determinato e co.co.co e che ora potrebbero perdere il posto.
«Prevediamo che i tagli contenuti nella norma e lo stato di indebitamento dell’Inea produrranno altri 300 licenziamenti nel Cra», attacca Claudio Argentini della Usb Pubblico impiego. Mentre all’Inea rischiano in 210.
SENZA STIPENDIO DA MARZO. «Lavoro all’Inea da sei anni e mezzo con un co.co.co», racconta a Lettera43.it una ricercatrice, che poi rivela: «Non percepisco lo stipendio da marzo e, pur non avendo alcun obbligo contrattuale, sono costretta dalla mia responsabile a stare otto ore al giorno in ufficio svolgendo spesso compiti che dovrebbero spettare a chi ha mansioni diverse dalle mie. Vorrei sposarmi e costruire una famiglia ma probabilmente, a dicembre, mi ritroverò senza lavoro».
Un’altra lavoratrice riferisce che «il Mipaaf, attraverso il finanziamento di alcuni progetti a favore dei due enti, si avvale dei precari non solo per le attività progettuali concordate, ma anche per quelle che dovrebbero essere espletate dai funzionari ‘di ruolo’ creando così una sorta di subordinazione agli stessi».
AL CRA ATTIVITÀ RIDOTTE DEL 50%. Le cose non vanno tanto meglio al Cra, nato appena otto anni fa e oggi quarto ente pubblico di ricerca a livello nazionale. «Le norme previste dalla legge di stabilità ridurranno del 50% le nostre strutture e quindi le attività», spiega Salvatore D’Alessandro, Rsu Fir Cisl al Cra.
«Costituire una nuova agenzia, modificando il nome dell’ente e la sua natura giuridica, annullerà i risultati di visibilità raggiunti in questi anni in ambito nazionale e internazionale. Già nel 2012 il Cra ha subito l’accorpamento dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, vigilato dal Mipaaf».
«ALTRO TAGLIO DEI POSTI DI LAVORO». «Alle problematiche di natura amministrativa», ricorda D’Alessandro, «si è sommata una grave situazione economico-finanziaria. Nell’esercizio 2013 abbiamo dovuto far fronte a un disavanzo del bilancio ordinario dell’Inran di 27 milioni: solo un’oculata opera di spending review ha permesso di chiudere l’anno in positivo».
Adesso, prosegue, «ci troviamo davanti a una razionalizzazione degli enti il cui unico risultato rischia di essere un ulteriore taglio di posti di lavoro nella ricerca, a partire innanzitutto dai tanti precari con contratti decennali che hanno contribuito all’assolvimento dei compiti istituzionali degli enti supportando l’attività del ministero vigilante».
Una situazione a cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dovrà immediatamente “cambiare verso”.

Twitter @GiorgioVelardi

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