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ECONOMIA 7 Novembre Nov 2014 1334 07 novembre 2014

Mps: crisi e rilancio in 5 punti

Conti in rosso e stress test negativi. Via a un aumento di capitale da 2,5 miliardi. Ma per gli analisti serve un aiuto esterno. No a Nit, Unicredit si sfila: spunta Bnp.

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Il 26 ottobre, saputi i risultati degli stress test, Fabrizio Viola disse che sarebbe stato difficile salvare l’indipendenza del Monte dei Paschi.
Per la Bce il più antico istituto d’Italia ha un deficit di capitalizzazione di 2,1 miliardi di euro rispetto al limite base per resistere a una crisi sistemica.
Ed entro nove mesi deve trovare quanto manca.
RICAPITALIZZAZIONE E TAGLI PER 4 MILIARDI. Un’operazione difficile; anche per questo l’amministratore delegato Viola e il presidente Alessandro Profumo hanno lanciato un piano di ricapitalizzazione e tagli pari a 4 miliardi. Tutto nella titanica impresa di mantenere l’autonomia della banca.

1. I conti: nel 2013 rosso di 1,43 miliardi

Il quartier generale del Monte dei Paschi Siena. (Getty)

In una settimana il titolo Mps ha bruciato circa il 40% del suo valore. Oltre 5 miliardi, cioè quanto raccolto in primavera da Profumo e Viola con un aumento di capitale che ha modificato gli assetti azionari di Rocca Salimbeni.
BCE: SERVONO 2,1 MILIARDI. A inizio settimana la banca capitalizzava in Borsa 3,1 miliardi di euro. Secondo la Bce necessita di 2,1 miliardi di euro per raggiungere la quota di capitale necessaria a superare gli stress test. Stando alle simulazioni fatte dai tecnici di Francoforte, che però si applicano a ipotesi di crisi finanziaria ormai lontana, Siena ha passato l'asset quality review con un Cti del 9,6%, mentre ha fallito lo stress test nello scenario avverso (Cti al 2,5% sotto la soglia del 5,5%). Parliamo sempre di esercizi teorici.
ATTIVITÀ DI GESTIONE IN CRESCITA. Guardando ai numeri reali nel 2013, e prima dell’aumento di capitale da 5 miliardi, Siena ha chiuso il 2013 in rosso per 1,43 miliardi di euro (-3,16 mld nel 2102), un risultato superiore alle attese degli analisti che stimavano 850 milioni di euro. Nel solo quarto trimestre il rosso è di 920 milioni. Nel secondo semestre dell’anno in corso le perdite sono state di quasi 179 milioni di euro, anche se l’attività di gestione è in crescita.
NESSUN RISCHIO PER I CORRENTISTI. Debole anche lo storico azionista, ora al 2,5% del capitale, la Fondazione Mps. Con i suoi 400 milioni di patrimonio, fra immobili e titoli Mps, e i suoi 429 milioni in liquidi, Palazzo Sansedoni non potrà più salvare la territorialità della banca. Nessun rischio invece per i correntisti. Altro Consumo ha fatto sapere: «In teoria la bocciatura e l’eventuale aumento di capitale non avranno effetti diretti sul conto corrente. Dunque non è il caso di correre a chiudere tutto, specialmente se si ha aperto un conto deposito vincolato che ti obbliga a rinunciare agli interessi in caso di chiusura anticipata».

2. I piani di Profumo e Viola: aumento di capitale, ma non solo

L'amministratore delegato, Fabrizio Viola, e il presidente di Mps, Alessandro Profumo. (ImagoEconomica)

Entro il 10 novembre Profumo e Viola devono presentare i loro piani alla Bce per salvare la più antica banca d’Italia. Il 5 novembre il duo ha reso note le proprie mosse.
In primo luogo un altro aumento di capitale per raccogliere fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro.
MISURE DI CAPITAL MANAGEMENT PER 220 MILIONI. Ma Profumo & Viola sanno che non basta se vogliono mantenere l’indipendenza dell’istituto (o quanto meno poter scegliere con chi sposarsi).
In una nota Siena ha fatto sapere che «prevede, oltre all'aumento di capitale fino a 2,5 miliardi, azioni non diluitive per gli azionisti, rappresentate da ulteriori misure di capital management stimate in circa 220 milioni».
SMENTITA LA CESSIONE DI MONTI BOND. Infatti, su consiglio dell’advisor Credito Fondiario, i vertici si accingono a vendere asset non strategici come la realtà del credito al consumo di Consum.it, si metteranno sul mercato cartolarizzazioni di bad loans e freshes, che avrebbero già attirato l’attenzione del finanziere Davide Serra. Smentita la cessione degli 1,1 miliardi di Monti Bond (quelli con cedola per lo Stato del 9%), non ancora rimborsati e che la banca aveva già preventivato di rimborsare in anticipo rispetto alla scadenza naturale del 2017.

3. I soci: il presidente della Fondazione chiede aiuto

Il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Marcello Clarich. (ImagoEconomica)

Soltanto dopo il via libera dalle autorità Ue saranno più chiare le condizioni dell’aumento di capitale (emissione di bond convertibili computabili a patrimonio o azioni; aperto al mercato, quindi in Borsa, o dedicato ai soli grandi soci).
Intanto i vertici di Siena hanno dato già mandato a Citi e Ubs di costituire un consorzio di garanzia.
CLARICH SONDA GUZZETTI. Ci si interroga poi su come si comporteranno gli attuali soci. Marcello Clarich, presidente della Fondazione (2,5%) a domanda su cosa farà, ha risposto con un onesto «in questo momento non so rispondere». E la cosa non spaventa più di tanto il territorio, che ha dimenticato i fasti di un tempo quando la Fondazione erogava in loco più di 100 milioni all’anno. Clarich, una settimana fa, ha sondato il ras delle fondazioni Giuseppe Guzzetti per chiedere un aiuto agli altri enti. La risposta è stata un 'no' sul versante dell’aumento di capitale, un 'ni' su un intervento Monti Bond.
AXA NON VUOLE SCENDERE SOTTO IL 3,725%. Fatto sta che l’ex proprietaria della banca potrebbe seguire gli altri pattisti (in tutto un 9%), i sudamericani Btg Pactual e Fintech, che non vorrebbero diluire. Stessa scelta anche per il gigante delle assicurazioni Axa, che non vuole scendere sotto la sua quota del 3,725% del capitale.

4. Il 'Cavaliere bianco': Unicredit si sfila, ipotesi Bnp

Bnp Paribas ha sede a Parigi, in Francia. (Getty)

Proprio questi submovimenti sull’aumento di capitale fanno pensare che Viola e Profumo sperano di trovare con quest’operazione nuovi soci forti.
Che per il mercato saranno stranieri e i prezzi del collocamento convenienti.
GLI ANALISTI: DIFFICILE RIMANERE INDIPENDENTI. Non a caso gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno scritto nei giorni scorsi: «A parte le azioni a breve termine per colmare il deficit di capitale, crediamo che la banca farà fatica a trovare un modo per rimanere indipendente considerando il deleveraging continuo e la contrazione del suo business per conformarsi alla quota di capitale richiesta, rendendo le sue ambizioni di un recupero della redditività sempre più difficili».
PROPOSTA DI 10 MILIARDI DALLA NIT. Al momento a farsi avanti è stata soltanto la Nit Holdings Limited di Hong Kong, che a Mps e a Bankitalia avrebbe comunicato la sua volontà di investire «10 miliardi di euro di investimento per la ristrutturazione completa del capitale». Da Siena hanno fatto spallucce e respinto l'offerta. Per il resto si è sfilata dal risiko Unicredit, mentre il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha aperto solo all’acquisto di singoli asset.
SANTANDER DICE 'NO'. Ha ufficializzato il suo 'no' il Santander, che vuole conquistare quello che rimane del portoghese Banco Espirito Santo. Il mercato però guarda a Bnp Paribas, che già avendo in pancia la Banca nazionale del lavoro, riuscirebbe a realizzare quel matrimonio Mps-Bnl vagheggiato quasi 15 anni fa da Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani.

5. La politica: il Pd non commenta

Il segretario del Pd Matteo Renzi con Luca Lotti. (ImagoEconomica)

Nella seconda Repubblica Mps è stata la banca dei Ds. Proprio il controllo sulla Rocca scatenò intorno agli Anni 2000 una guerra senza sosta (chiedere all’ex economista Giulio Sapelli, mandato da Siena da Vincenzo Visco per “commissariare” la Fondazione) tra Botteghe Oscure e la sede locale dei post comunisti.
Vinse l’ex presidente Giuseppe Mussari, che anche per salvaguardare l’autonomia del territorio s’imbarcò nella sciagurata scalata a AntonVeneta. Di conseguenza sorprende il silenzio del primo partito italiano su questa vicenda.
NAZIONALIZZAZIONE? NESSUNA RISPOSTA. Per esempio a Roma nessuno ha risposto alla richiesta del governatore toscano Enrico Rossi e del sindaco Bruno Valentini di nazionalizzare la banca. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha fatto sapere che Rocca Salimbeni doveva andare sul mercato per risolvere il suo problema.
Il suo vice, Enrico Morando, ha ventilato il rinvio del pagamento dei Monti Bond. Ma è stata una voce isolata.
LOTTI NON PARLA DELLA FONDAZIONE. Qualche giorno il braccio destro di Renzi a Palazzo Chigi, il sottosegretario Luca Lotti, ha avuto un accesso vertice con i piddini senesi. Si è rifiutato di parlare della Fondazione e ha lasciato i presenti con un «quando il partito si occupava troppo della banca era sbagliato, e l’abbiamo detto. Non occuparsi per niente del terzo istituto del Paese è allo stesso modo sbagliato».

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