Famiglie Povere Cgia 141108102515
ALLARME 8 Novembre Nov 2014 1010 08 novembre 2014

Cgia: lavoratori autonomi a rischio povertà

Nel 2013 difficoltà per il 25% delle famiglie. Dal 2008 perso 6,3% di attività.

  • ...

Secondo la Cgia di Mestre, nel 2013 una famiglia su quattro si è trovata in difficoltà economica.

Allarme povertà per le famiglie italiane. Soprattutto per quelle con fonte principale da lavoro autonomo. Ma pure quelle formate da piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti e soci cooperative.
A lanciare l'allerta è stato l'ufficio studi della Cgia di Mestre secondo cui nel 2013 una famiglia su quattro si è trovata in difficoltà economica: dal 2008 al primo semestre del 2014 gli autonomi che hanno chiuso l'attività sono stati 348.400 (-6,3%) mentre la platea dei lavoratori dipendenti, è diminuita 'solo' del 3,8%.
REDDITI DA POVERTÀ. La Cgia ha sottolineato inoltre che nel 2013 il 24,9% degli autonomi ha vissuto con un reddito disponibile inferiore a 9.456 euro annui (soglia di povertà calcolata dall'Istat).
Per quelle con reddito da pensioni, il 20,9% ha percepito un reddito al di sotto della soglia di povertà, mentre per quelle dei lavoratori dipendenti il tasso si è attestato al 14,4% (quasi la metà rispetto al dato riferito alle famiglie degli autonomi).
Dopo quasi sette anni di crisi, il cosiddetto ceto medio produttivo, quindi, è sempre più in affanno: oggi è il corpo sociale che più degli altri è scivolato verso il baratro della povertà e dell'esclusione sociale.


AUTONOMI SENZA GARANZIE. «A differenza dei lavoratori dipendenti», ha fatto notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, «quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. A esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell'indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione in deroga e/o ordinaria/straordinaria».
Poi il numero uno della Cgia ha evidenziato come non sia facile trovare un altro lavoro: «Spesso l'età non più giovanissima e le difficoltà del momento costituiscono una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso forme di lavoro completamente in nero».
SUD: -160 MILA PARTITE IVA. «È sempre più evidente», ha continuato Bortolussi, «che la precarietà nel mondo del lavoro si annida soprattutto tra il popolo delle partite Iva. La questione non va affrontata mettendo gli uni contro gli altri, ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l'impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovranno pagarseli».
A livello territoriale il popolo delle partite Iva ha segnato la contrazione peggiore al Sud: in particolar modo in Calabria, in Sardegna e in Campania. Tra il 2008 e il primo semestre del 2014 la riduzione nel Mezzogiorno è stata del 9,9% (-160 mila unità). Segue il Nord Ovest con il -7,8% (-122.800 unità), mentre il Nord Est (-4,3%) e il Centro (-1,3%) fanno segnare delle contrazioni più contenute.

Correlati

Potresti esserti perso