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FACCIAMOCI SENTIRE 10 Novembre Nov 2014 1100 10 novembre 2014

Crisi Italia, tagliare cuneo fiscale e Irap per rilanciare consumi e occupazione

Retribuzioni basse. E tasse sul lavoro troppo alte. Così l'economia non riparte.

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Un operaio al lavoro in catena di montaggio.

Per tutti i Paesi del mondo che si basano su una economia di mercato, il problema numero uno è mantenere un adeguato livello dei consumi. Naturalmente quando l’economia 'tira' è più semplice, ma come si possono stimolare i consumi in una economia depressa? Come immaginare che si possa consumare di più con la disoccupazione in aumento?
LAVORO E GIUSTE RETRIBUZIONI. È ovviamente impossibile pensare che un disoccupato, a parità di altre condizioni, possa spendere di più di chi abbia una occupazione. Per consumare di più sono quindi necessarie due condizioni di base: una molto banale, ovvero che sempre più persone abbiano un lavoro; la seconda è che chi lavora guadagni a sufficienza per garantire (o garantirsi) un livello di consumi adeguato.
PRIORITÀ LABOUR INTENSIVE. È abbastanza intuitivo come, nel primo caso, dovrebbero essere considerate prioritarie tutte le attività labour intensive ovvero quelle nelle quali vi è un elevato utilizzo di manodopera (e anche scarso uso di capitale).
I lavoratori di queste imprese, che operano principalmente nei settori tradizionali (per esempio retail), non possono essere considerati come i dipendenti delle imprese produttive. Anche in termini di flessibilità.
BASSA STANDARDIZZAZIONE. Le aziende labour intensive si caratterizzano per un basso livello di standardizzazione e in queste imprese anche l’impatto della tecnologia è meno elevato. Inoltre sono spesso molto più piccole delle corrispondenti aziende manifatturiere.
Nelle imprese di servizio, la quantità e la qualità del servizio che si riesce a erogare è direttamente proporzionale alla qualità delle persone impiegate per cui meritano necessariamente una personalizzazione anche in termini giuslavoristici o contrattuali.
SCHIACCIATI DALL'IRAP. In Italia a penalizzare le imprese labour intensive c’è anche l’Irap, una iniqua tassa che obbliga le aziende a pagare sulla base del costo del lavoro anche qualora sia in perdita.
L’attuale governo aveva prima ridotto l’Irap di qualche punto base, poi l’ha rialzata e adesso sembra che abbia previsto per il 2015 un abbassamento più consistente. Speriamo. Ma c’è un altro problema spesso sottovalutato.
PENALIZZATI DAL CUNEO FISCALE. Altra caratteristica dell'Italia è di avere dipendenti che guadagnano meno rispetto agli altri Paesi sviluppati con i quali competiamo, ma che paradossalmente costano di più. La differenza la fa il cosiddetto cuneo fiscale che crea alle aziende italiane uno svantaggio competitivo.
Per dare un esempio pratico ho confrontato alcuni Paesi dove la mia azienda lavora (esercitando lo stesso mestiere e utilizzando gli stessi profili professionali).
La tabella seguente riassume i diversi cunei fiscali: l'esercizio è stato effettuato immaginando di dare a un dipendente di ogni Paese 100 euro lordi di retribuzione calcolandone poi il costo aziendale rispetto a quanto riceve netto il dipendente.

Confronto tra le retribuzioni in diversi Paesi.

PIÙ SOLDI E MENO SPESA. Lascio al lettore ogni commento. Da quanto detto emerge quindi una considerazione. Occorre ridurre l’impatto dell’Irap e trovare forme di incentivazione all’impiego, in modo particolare per le attività labour intensive.
Inoltre un aumento del potere di spesa dei lavoratori senza aggravio di costi per le imprese può passare solo attraverso una riduzione del cuneo fiscale.
SOLDI DALLA SPENDING REVIEW. Per finanziare queste riduzioni occorrerà ovviamente risparmiare da altre parti. Una adeguata spending review sugli sprechi, sulle attività parassitarie - o a basso valore aggiunto - dovrebbero finanziare prioritariamente questi due aspetti.
È chiaro che non è una soluzione esaustiva di tutti i problemi del nostro Paese, ma solo un tentativo di innescare un circolo virtuoso per cui a fronte di consumi crescenti possano ripartire le produzioni e con loro l’occupazione. Solo con le chiacchiere, i proclami o le buone intenzioni non si va lontano.

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