Economia 10 Novembre Nov 2014 1059 10 novembre 2014

Fibra ottica, l'appello di Antitrust e Agcom

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Angelo Marcello Cardani, Agcom La realizzazione delle reti a banda larga è essenziale per realizzare gli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea e per fornire una spinta alla crescita dell'economia. Parte da questa considerazione il monito dell'Antitrust e dell'Agcom che, concludendo l'indagine conoscitiva congiunta sulla banda larga, evidenziano la necessità di un Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle reti di nuova generazione, indicando le reti in fibra ottica come "esigenza prioritaria" e sollecitando forme di joint-venture tra operatori privati per accelerare gli investimenti. L'indagine, promossa nello scorso gennaio dalle Authority guidate da Giovanni Pitruzzella e Angelo Maria Cardani, rileva la necessità di "colmare il ritardo che l'Italia sconta nello sviluppo delle reti di comunicazione a banda ultra-larga e nella diffusione delle competenze digitali nella popolazione e tra le imprese". ITALIA ALLO STESSO LIVELLO DI CIPRO E GRECIA. Per quanto riguarda la banda ultra-larga su rete fissa, l'Italia, insieme a Cipro e alla Grecia, è tra gli Stati Ue in cui la percentuale di persone con un abbonamento è inferiore all'1%, contro una media europea del 21,2%. Un gap - si legge nell'indagine - che si è addirittura amplificato nel triennio 2011-2014. Alla luce di questo, secondo le due Autorità, serve un Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture, con anche politiche pubbliche a sostegno degli investimenti; occorre accelerare la digitalizzazione della P.a. e promuovere interventi pubblici a sostegno di domanda e offerta. I LIMITI DELL'INTERVENTO PUBBLICO. Nell'intervento pubblico per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea si profila tuttavia una criticità: esso «può intrecciarsi con scenari di organizzazione del settore che presentano gradi di problematicità differenti" per gli impatti concorrenziali e le misure regolamentari. Lo scenario 'ideale' sotto il profilo concorrenziale e più 'lineare' dal punto di vista della regolamentazione, indica l'indagine, è l'operatore di rete "puro", non verticalmente integrato nella fornitura di servizi agli utenti: ma questo scenario è di «assai difficile realizzazione concreta». In un eventuale scenario alternativo, l'operatore dominante verticalmente integrato "implicherebbe - al contrario - uno scrutinio particolarmente attento sia sotto il profilo antitrust, sia in relazione alla sua disciplina regolamentare». IPOTESI DI CO-INVESTIMENTO. Resta un terzo scenario, quello in cui si sviluppano forme di co-investimento tra più operatori, anche con joint venture: "se quest'ultima opzione venisse realizzata in modo da non restringere ingiustificatamente gli spazi per il confronto concorrenziale - sottolinea l'indagine - potrebbe essere considerata soluzione di 'second best' dal punto di vista concorrenziale, ma con il merito di accelerare i processi di investimento nelle reti di nuova generazione".

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