Economia 10 Novembre Nov 2014 1130 10 novembre 2014

Perché per Obama la Cina è un affare

  • ...

Il presidente Barack Obama, a sinistra, al suo arrivo a Pechino è stato accolto dall'ambasciatore Usa, Max Baucus, a destra. Il 10 novembre 2014 si è aperto l'Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec). Ha una crescita più debole, ma resta comunque l'ago della bilancia economica mondiale. La Cina si è indebolita è vero: la crescita del settore servizi cinese in ottobre è rallentata, a fronte di un raffreddamento del flusso dei nuovi ordini. Un'ulteriore prova della graduale frenata dell'economia, che potrebbe spingere le autorità di Pechino ad introdurre nuove misure di stimolo. La prova è che l'indice Pmi servizi elaborato da Hsbc/Markit è sceso ai minimi da tre mesi in ottobre, a 52,9, punti dai 53,5 di settembre. Ma non c'è dubbio che allearsi con il Dragone resta un affare. Lo sa bene Barack Obama che è volato a Pechino per il vertice Asian Pacific Economic Cooperation (Apec) proprio per giocare una partita economica decisiva sia con il presidente cinese Xi Jinping, sia con il leader russo Vladimir Putin. SUL PIATTO C'È LA PARTITA DELLA TRANS PACIFIC PARTNERSHIP Il Presidente americano appena sconfitto alle elezion di di metà mandato, ha in programma un incontri con i 12 leader dei Paesi con i quali l'America sta negoziando la Trans Pacific Partnership (Tpp), un accordo per eliminare barriere e tariffe e per creare un mercato per il libero scambio con Paesi come il Perù o il Giappone. Un invito forte per il leader cinese che finora è stato contrario alla creazione di accordi commerciali regionali se sono sotto le leadership degli Stati Uniti. La contro proposta cinese è la Free Trade Area of Asia Pacific (Ftaap). La Cina per ora ha frenato su due accordi settoriali, l'Ita (per la riduzione delle tariffe su prodotti tecnologici) e il Trade in Services Agreement (Tisa) per la riduzione delle barriere ai servizi). Ma Pechino potrebbe essere pronta a una svolta. Proprio perché il Prodotto interno lordo (Pil) frena: gli economisti di Goldman Sachs hanno tagliato di mezzo punto, dal 7,6% al 7,1%, le stime sull'aumento del Pil cinese nel 2015. Entro il 2017,  sempre secondo di Goldman Sachs, la crescita della Repubblica Popolare subirà poi un'ulteriore frenata, scendendo al di sotto dei 7 punti percentuali. UNA NUOVA OPPORTUNITÀ PER CHI INVESTE IN BORSA Ma se l'economia reale frena, quella finanziaria sta esplodendo. La prova è che da ottobre è partito il il programma Shanaghai-Hong Kong Stock Connect, che ha legato a doppio filo tra loro le due principali piazze borsistiche cinesi e il debutto è previsto il 17 novembre: quella di Hong Kong, storicamente aperta agli operatori internazionali ma non ai residenti nella Repubblica Popolare, e quella di Shanghai che invece è ancora un roccaforte quasi inespugnabile, a cui gli stranieri  possono accedere soltanto con molte restrizioni. Con il nuovo programma le cose sono cambiate. I residenti in Cina possono comprare azioni quotate a Hong Kong e, contemporaneamente, gli investitori esteri (anche se soltanto gli istituzionali) hanno più facilità nell'operare a Shanghai. Grazie alla maggiore integrazione tra i due listini, nell'Estremo Oriente potrebbe nascere di fatto la terza piazza finanziaria del mondo, dopo il Nyse e il Nasdaq di New York. IL LISTINO RESTA DIVISO IN DUE Le novità in arrivo da da novembre potrebbero avere ripercussioni positive sul prezzo di molti titoli di aziende cinesi che, va ricordato, si dividono principalmente in due categorie: le H-shares, che sono negoziate a Hong Kong nella valuta locale (cioè il dollaro della ex-colonia britannica) e le A-shares, che sono valorizzate in renminbi (la moneta nazionale cinese) e possono essere acquistate sulla borsa di Shanghai. Molte società della Repubblica Popolare sono presenti su entrambe i listini, sia sotto forma di H-shares che di A-shares. Quest'ultime, tuttavia, appaiono oggi  abbastanza sottovalutate rispetto a quelle di Hong Kong, proprio a causa delle restrizioni che finora hanno impedito agli investitori internazionali di fare incetta di titoli sulla piazza di Shanghai. Se si considera per esempio le 54 maggiori società cinesi le cui azioni sono quotate sia sotto forma di H-shares che di A-shares, si scopre infatti che lo sconto medio sul prezzo dei titoli di Shanghai è pari all'8% circa rispetto a Hong Kong. «Si tratta del livello più alto mai registrato dal 2006 in poi», ha sottolineato Massimo Siano, responsabile per il Sud Europa della casa d'investimenti britannica Etf Securities. Secondo Siano, ci sono dunque molte buone ragioni per pensare che, nei prossimi anni, gli investitori internazionali aumentino la propria esposizione verso le A-shares cinesi, i cui prezzi sono a buon mercato. E non lo sono soltanto se vengono raffrontati ai valori delle H-shares di Hong Kong ma anche se paragonati alle quotazioni dei titoli di molti altri listini internazionali. Basti pensare che il rapporto prezzo/utile (p/e) dell'Msci China A Index (che riunisce le principali azioni quotate nelle borse cinesi di Shanghai e Shenzhen) è oggi in media attorno a 10,2, circa il 50% in meno dei multipli dell'indice S&P 500 della borsa di New York. PER I PRIVATI LA STRADA GIUSTA È ACQUISTARE UN ETF Sulla borsa di Shanghai, dunque, sembrano esserci adesso molte occasioni per fare shopping di azioni. Per un piccolo investitore privato che vuole scommettere sui rialzi delle A-shares, l'acquisto diretto dei titoli sui listini cinesi resta ancora un sogno proibito. Per accedere a queste piazze finanziarie, però, esistono oggi alcuni strumenti del risparmio gestito come gli etf (exchange traded fund) che sono fondi le cui quote possono essere negoziate in borsa come le azioni e che replicano le performance di un indice di riferimento (per esempio di un listino azionario come appunto quello di Shanghai). Etf Securities, per esempio, ha lanciato a Piazza Affari un prodotto del genere durante l'estate, legato proprio alle quotazioni dell'indice Msci China A. Un altro etf di questa categoria è il db x-trackers Harvest Csi 300 di Deutsche Asset & Wealth Management (DeAWM) che segue l'andamento di 300 titoli quotati alle borse di Shanghai e Shenzen. A questi due listini, è legato anche un altro etf presente a Piazza Affari: l'iShares China large cap, che replica però anche le performance di molte azioni negoziate a Hong Kong.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso