Economia 13 Novembre Nov 2014 1742 13 novembre 2014

Bankitalia: credito giù anche nel 2015

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Bankitalia Il credito bancario alle imprese italiane sarà in calo anche nel 2015 per il protrarsi delle incertezze sulla crescita in un clima di prolungata bassa inflazione, che pesa anche sulle prospettive di riduzione del rapporto debito/Pil. Lo indica una proiezione fatta dalla Banca d'Italia e contenuta nel secondo rapporto sulla stabilità finanziaria. In generale, dice il rapporto, stanno crescendo i rischi per la stabilità finanziaria nell'area dell'euro per la concomitanza di due fattori negativi: una crescita che perde vigore e il prolungarsi della fase di bassa inflazione. IN ITALIA INFLAZIONE TROPPO ALTA. Questi due fattori di rischio sono ampliati dal fatto che nel mondo la crescita è più eterogenea e le politiche monetarie hanno preso a divergere. Per l'Italia in particolare, come per tutti i Paesi ad alto debito, il rapporto della Banca d'Italia sottolinea che «un'inflazione eccessivamente bassa comporta forti rischi sia per il sistema finanziario sia per la sostenibilità del debito pubblico e privato, di cui rende più difficile il riassorbimento». Una misura di quanto pesi l'inflazione sulla dinamica di rientro del rapporto tra debito e Pil viene suggerita con un esercizio contabile fatto tenendo fermo il debito e modificando il valore del Pil nominale: partendo dai dati del Def 2014, se l'inflazione «si collocasse su valori prossimi al 2% (al di sopra delle attuali previsioni), nel 2017 il rapporto sarebbe di quasi tre punti percentuali inferiore a quello previsto» dal governo. Non ci sono comunque rischi sulla sostenibilità del debito italiano, dice il rapporto, grazie a «una dinamica contenuta delle principali voci di spesa, sopratutto in seguito alle significative riforme del sistema previdenziale realizzate negli anni scorsi». I CAPITALI INVESTITI IN TITOLI PUBBLICI. Non preoccupa neppure il deflusso di capitali investiti in titoli pubblici, che si è visto negli ultimi mesi, attribuibile a fattori tecnici legati alle politiche di emissione del Tesoro. «Dopo aver effettuato ulteriori acquisti netti in luglio, gli investitori esteri hanno disinvestito in agosto; secondo stime basate sui saldi del sistema Target 2, le vendite nette sarebbero proseguite nei due mesi successivi", dice il rapporto.  "Agli andamenti registrati tra agosto e settembre ha verosimilmente contribuito il rinnovo solo parziale da parte del Tesoro dei titoli in scadenza negli stessi mesi".

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