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ECONOMIA 13 Novembre Nov 2014 1500 13 novembre 2014

Bankitalia, nel 2015 prestiti a imprese ancora in calo

Il rapporto di via Nazionale: «Contrazione mutui a famiglie si ferma, su immobili incertezze per il Fisco».

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La sede di Bankitalia.

«I prestiti alle società non finanziarie continuerebbero a diminuire anche nel 2015, seppur con un'intensità progressivamente decrescente».
È quanto stima la Banca d'Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria secondo cui «la contrazione dei mutui alle famiglie dovrebbe invece interrompersi già nel primo trimestre del prossimo anno».
PRESTITI A SETTORE PRIVATO RISCHIOSI PER LE BANCHE. I prestiti al settore privato non finanziario continuano a rappresentare il fattore di maggiore vulnerabilità per le banche italiane, spiega l'istituto centrale.
La contrazione del credito e il calo dei tassi attivi comprimono i ricavi da interesse, mentre gli accantonamenti assorbono ancora una parte rilevante del reddito operativo.
Da un lato, spiegano da via Nazionale, le recenti misure adottate dal Consiglio direttivo della Bce per favorire il credito alle imprese e la riduzione dell'incertezza dovuta all'Aqr potrebbero accelerare la ripresa del credito.
Dall'altro il peggioramento del quadro macroeconomico manifestatosi di recente potrebbe comportare un recupero più lento del previsto.
EFFETTI FISCO SU MERCATO IMMOBILI. Nel rapporto di Bankitalia si legge poi che «in un quadro di persistenti difficoltà reddituali, l'incertezza circa il trattamento fiscale della proprietà immobiliare potrebbe aumentare lo squilibrio tra offerta e domanda di abitazioni, con effetti negativi sui prezzi di mercato».
RISCHI PER CALO REDDITO. Il complesso delle famiglie italiane resta solido ma per quelle con debiti il rischio è l'evoluzione della debole dinamica del reddito.
Secondo il documento stilato dalla Banca d'Italia e reso noto il 13 novembre a fine giugno la quota di prestiti bancari alle famiglie con anomalie nei rimborsi si è stabilizzata (poco sopra il 10%).
I consumi sono tornati a crescere dopo due anni di riduzione con una flessione del risparmio e la ricchezza finanziaria è aumentata «grazie all'aumento di azioni e obbligazioni».

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