Economia 13 Novembre Nov 2014 1137 13 novembre 2014

Ilva, i gruppi in gara per Taranto

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Il commissario dell'Ilva Piero Gnudi si appresta a chiudere il quadro delle prime offerte non vincolanti per l'acquisizione del gruppo siderurgico. Sono attese ormai a breve le proposte dei candidati che saranno accompagnate da piani industriali che prevedano - sono le condizioni dettate da Gnudi, che lo ha ribadito in un incontro con i sindacati - livelli di produzione tali da garantire i livelli occupazionali oltre ad un impegno sul fronte del risanamento ambientale. ECCO I GRUPPI IN GARA. Si delinea con più chiarezza il quadro delle possibili offerte. Usciti di scena gli indiani del gruppo Jindal, si conferma in pole position il tandem tra il colosso della produzione siderurgica Arcelor Mittal ed il gruppo italiano Marcegaglia leader mondiale nella trasformazione di acciaio: dopo mesi di lavoro sul dossier l'offerta è ormai definita e, a quanto si apprende, verrà formalizzata "a giorni". ARVEDI CORRE SENZA BRASILIANI. Intanto il gruppo italiano Arvedi precisa le sue mosse: sfuma l'alleanza con i brasiliani della Compagnia Siderurgica National, fa invece sapere (lo ha riferito in audizione in Senato il presidente di Federacciai) che correrà "da solo", con eventuali partner italiani ed il sostegno della Cdp, e solo «a condizione che ci sia una razionalizzazione del mercato siderurgico italiano». INCONTRO CON LE BANCHE. Gnudi intanto accelera. E guarda alla prossima definizione di offerte e piani industriali anche come occasione, con sul tavolo un quadro più definito e prospettive più solide, per incalzare le banche chiamate ad erogare la seconda tranche del prestito da complessivi 250 milioni (di cui 125 già erogati): il commissario dell'Ilva ha in agenda per venerdì un incontro con gli istituti bancari. Ai sindacati (era presente il leader della Fiom Maurizio Landini, con Fim e Uilm) Gnudi ha garantito «aggiornamenti entro una o al massimo due settimane». GOZZI (FEDERACCIAI): FARE PRESTO. Intanto, in audizione in Commissione Industria al Senato, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi avverte: "Se non si risolve il nodo delle prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale", che hanno un costo stimato "tra 1,5 e 1,8 miliardi", sarà "impossibile trovare qualcuno che venga a investire: il tema dell'Aia deve essere significativamente rivisto perchè non è benchmark europeo ne' nei contenuti nè nei tempi" Quanto ai timori dell'Europa su un eventuale sostegno pubblico all'operazione, che si profila tramite il Fondo Strategico della Cdp accanto all'investimento dei candidati italiani, Gnudi avrebbe rassicurato i sindacati: "Andremo a Bruxelles a chiarire". Non c'è alcun ostacolo se l'intervento pubblico sarà nel rispetto delle regole di mercato, dice il presidente di Federacciai: "Oggi l'Ilva è una balena ferita, fa venire l'acquolina in bocca a chi fa scrivere lettere alla Commissione europea. Cosa c'è dietro? C'è l'oligopolio delle siderurgie europee che sente l'odore del sangue: soffre di una sovraproduzione e non vede l'ora di veder chiudere Taranto".

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