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LEADER 13 Novembre Nov 2014 0800 13 novembre 2014

Russia, economia in calo: ma Putin amplia i consensi

Crolla la moneta, cala il petrolio, sale il costo della vita. Il gradimento per lo zar però tocca il picco dell'88%. Tutto merito della propaganda contro l'Occidente.

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Dovrebbero riflettere i leader occidentali su quanto accade in Russia. Perché i dati dicono che il Paese di Vladimir Putin non cresce, il rublo crolla, il petrolio è in calo. Ma il presidente, isolato dall'Occidente, guadagna consensi.

Il crollo del rublo da inizio anno (Fonte: Google Finance)

Da inizio 2014 la Banca centrale russa ha bruciato oltre 70 miliardi di dollari, pari al 20% delle riserve valutarie nazionali, senza riuscire ad arginare il crollo storico della divisa russa su dollaro ed euro, che venerdì 7 novembre avevano raggiunto rispettivamente il record di 48,6 e 60 rubli, guadagnando oltre un terzo e quasi la metà del loro valore.
CAPITALI IN FUGA. Mosca assiste a una fuga record dei capitali stranieri, aggiornata a 128 miliardi di dollari contro i 90 previsti (nel 2013 furono 60 circa).
E le stime sulla crescita del Pil sono state abbassate a +0,3% per quest'anno, azzerate per il 2015 e proiettate a +0,1% per il 2016. Tutto ciò significa che l'economia russa si ferma per almeno tre anni.
E la recessione rischia di mettere in difficoltà Putin sul piano internazionale, ma non (o non ancora) su quello interno.

  • I Paesi da cui importa la Russia (Fonte: The observatory of Economic complexity, Mit di Boston)

Il problema è che la Russia importa quasi tutti i beni di consumo e i beni strumentali, i cui prezzi salgono così alle stelle, facendo aumentare anche l'inflazione, che a fine 2014 è destinata a raggiungere l'8,2%-8,4%, contro il 7,5% inizialmente previsto.
E i vantaggi di un dollaro forte per i pagamenti di gas e petrolio e materie prime, gli unici beni che la Russia esporta, non bastano a compensare le perdite.
PREZZO DEL PETROLIO AI MINIMI. Nel 2013 gli introiti del settore energetico corrispondevano il 68% del Pil russo. Ma, complice la rivoluzione americana dello shale gas, il prezzo dell'oro nero è arrivato ai minimi da quattro anni, scendendo a circa 80 dollari.
Il bilancio russo stimava un prezzo medio di 93 dollari, calcolando quindi incassi maggiori di quelli che verranno.

  • I principali beni esportati dalla Russia (Fonte: The observatory of Economic complexity, Mit di Boston)

Inoltre sulla crisi, influiscono e non di poco le sanzioni economiche imposte da Unione europea e Stati Uniti.
L'Ue in particolare è il primo partner commerciale di Mosca. La paura comincia a serpeggiare tra la gente, che cerca di salvare i propri risparmi o i propri stipendi riconvertendoli in moneta straniera, incalzata dall'incubo del default del 1998.
LA RICHIESTA DI VALUTA ESTERA IN AUMENTO. Agli uffici di cambio ci sono spesso le code, nelle banche la richiesta di valuta estera è aumentata di 3-4 volte e non è raro che sia richiesta la prenotazione anticipata. Ma per ora la propaganda di Putin sull'isolamento che sta subendo a opera dell'Occidente sembra funzionare.

Il consenso interno di Vladimir Putin (Levada center).

Putin ha usato la crisi in Ucraina per compattare il consenso interno. La contro-narrazione russa ha raccontato le proteste di Maidan come una rivoluzione colorata supportata dagli Usa.
APPROVAZIONE ALL'88%. E la strategia ha funzionato: secondo l'organizzazione non governativa Levada center, l'approvazione nei confronti del presidente a ottobre ha toccato il picco dell'88%. Se i cittadini russi inizassero a farsi i conti in tasca, presto potrebbero cambiare idea, ma intanto i leader dell'Ue dovrebbero leggere attentamente questi dati.

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