Economia 15 Novembre Nov 2014 1027 15 novembre 2014

Bonus, chi guadagna e chi perde

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Si avvicina la fine dell’anno e a Wall Street in molti cominciano a sfregarsi le mani al pensiero dei sostanziosi bonus che incasseranno. Molti, ma non tutti. Se per gli intermediari sarà davvero un buon Natale, per numerosi trader e gestori di hedge fund sotto l’albero non ci sarà una sorpresa piacevole. Secondo la società di consulenza Johnson Associates, chi lavora per le private equity e gli investment banker, compresi quelli che seguono le società su fusioni e sottoscrizioni di titoli, vedranno salire i premi anche del 15% rispetto all’anno scorso, mentre i trader che si occupano di azionario e reddito fisso si ritroveranno con bonus del 10% più leggeri. A corrente alternata gli hedge fund, dove si oscillerà tra un aumento del 5% e un ribasso del 10%. Ecco cosa bisogna sapere.

JP Morgan headquarters in New York ATTIVITÀ DI TRADING IN CALO, NE RISENTONO I BONUS. L’analisi di Johnson Associates richiama molti dei temi affrontati dalle grandi banche americane durante la discussione dei risultati di bilancio del terzo trimestre: il mercato azionario americano viaggia su valori record, con il Dow Jones e lo S&P 500 che aggiornano continuamente al rialzo i rispettivi massimi, e la fiducia nelle prospettive dell’economia americana è in aumento, cosa che spinge gli amministratori delegati a fare investimenti e a cercare nuove acquisizioni. Tuttavia, anche se le attività di trading hanno dato segnali di miglioramento, i risultati non sono ancora sufficienti a scacciare del tutto l’ombra di un rallentamento durato anni. Nel terzo trimestre banche come Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno superato le previsioni con profitti trainati proprio dall’aumento del fatturato generato dal trading, ma sono in pochi quelli che si spingono a prevedere un rilancio permanente del settore. E questo pesa sui bonus: «Un ribasso del 10% non è un problema, ma lo diventa se c’era stato un analogo taglio anche l’anno precedente”, ha detto Alan Johnson, direttore generale di Johnson Associates.

M&A M&A A GONFIE VELE, I CONSULENTI RINGRAZIANO. Viceversa, va bene a chi si occupa di consulenza su fusioni e acquisizioni e sul collocamento di titoli. Nei primi nove mesi del 2014 il volume di M&A, merger and acquisition, è aumentato del 39% a livello globale rispetto all’anno precedente e, secondo i dati di Dealogic, viaggia verso il secondo miglior anno di sempre (volumi più alti sono stati registrati solo nel 2007. Il trend contribuisce a sostenere i risultati delle private equity, che approfittano per mettere al sicuro i guadagni vendendo o quotando investimenti sfruttando il rally del mercato azionario. Lo stesso discorso vale anche per i gestori di asset e i consulenti patrimoniali, che vedranno salire i premi tra il 5 e il 10%.

Banche BANCHE MENO GENEROSE, MANAGER SE NE VANNO. E poi ci sono le banche, che si mostrano ottimiste sul 2015 e prevedono un aumento dei premi per i manager almeno del 10% (5% per le banche di investimento e per quelle commerciali). Detto questo, i grandi istituti finanziari restano sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica, motivo per cui continuano a subire forti pressioni affinché controllino in modo più attento i costi. Per questo le maggiori banche destineranno ai compensi in media una cifra poco superiore al 40% del fatturato, ovvero meno dell’anno scorso, incuranti del fatto che ciò potrebbe provocare un esodo dei manager verso altre società, per esempio private equity ed hedge fund, in grado di pagare stipendi spesso molto più alti. “Le banche stanno lavorando sulla propria cultura aziendale. Devono convincere i banker a restare rendendo la società un posto migliore in cui lavorare”, ha detto ancora Johnson.

Fmi, Fondo Monetario Internazionale L’IDEA DEL FMI: CHI HA PROVOCATO PERDITE, RENDA I BONUS. Sul tema dei compensi, soprattutto nel settore bancario, è intervenuto anche il Fondo monetario internazionale, che ha proposto la restituzione dei bonus ricevuti in passato da manager le cui decisioni hanno provocato perdite nel lungo termine all'istituto per cui lavoravano. L’idea, che si inserisce in una più ampia serie di raccomandazioni volte a rendere il sistema finanziario più sicuro, prevede anche il pagamento posticipato dei compensi in caso di crisi e un migliore allineamento dei compensi con i rischi. Tra gli altri suggerimenti del Fmi ci sono una maggiore coerenza tra la cultura del rischio e la stabilità finanziaria, più trasparenza, rafforzamento della disciplina di mercato e una composizione dei consigli di amministrazione tale da renderli indipendenti dal management della banca e da consentire di fare non solo gli interessi degli azionisti, ma anche quelli degli obbligazionisti.

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