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ECONOMIA 15 Novembre Nov 2014 1400 15 novembre 2014

Tfr, Confcommercio: «Lo chiederà in busta un lavoratore su cinque»

I dati di un'indagine: il 60% lo spende in consumi, interessate 300 mila imprese.

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Un artigiano al lavoro.

A chiedere il Tfr in busta paga sarà un lavoratore su 5 e la richiesta interesserà circa 300 mila imprese.
Èi dato che emerge da un'indagine Confcommercio-Format Research.
TFR NEL 2015. Il 20% circa dei lavoratori è intenzionato a chiedere al datore di lavoro il Tfr che maturerà nel 2015.
Sei su 10 (60%) hanno intenzione di utilizzare l'anticipo per i consumi o comunque per spese di cui si ha necessità, il 40% invece pensa di risparmiarlo magari mettendolo in banca.
FINO A 49 ADDETTI. L'impatto del provvedimento riguarderà 300 mila imprese fino a 49 addetti «con conseguente aggravio della propria capacità finanziaria».
LAVORATORI SINGLE. L'idea di richiedere in anticipo il trattamento di fine rapporto prevale, secondo la ricerca, tra i lavoratori di sesso maschile, giovani, single che vivono nella famiglia di origine, con un'età compresa tra i 25 ed i 34 anni, impiegati come operai o comunque con mansioni a carattere esecutivo in imprese del Nord Ovest, soprattutto quelle che hanno un numero di addetti compreso tra sei e venti.
PICCOLE IMPRESE. Tra quelle coinvolte, le aziende che più probabilmente potrebbero risultare in difficoltà a causa del nuovo provvedimento, sono le piccole imprese con un numero di addetti tra 20 e 49 e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est.
Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170 mila imprese) dovrebbe subire la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti.
Tale quota si attesta attorno al 10% presso le imprese del terziario (commercio, turismo e servizi), pari a circa 110 mila imprese.

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