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PROPOSTE 16 Novembre Nov 2014 0800 16 novembre 2014

Crisi Ue, col risparmio si può uscire dalla recessione

In Europa i cittadini hanno grandi disponibilità. Ma investono solo in titoli statali. Che non servono a ripartire. La Bei: «I privati vogliono certezze».

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da Bruxelles

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

La crisi, l'attesa del piano di investimenti da 300 miliardi di euro promesso da Jean-Claude Juncker entro Natale, la voglia di far ripartire l'economia e la paura di rimanere fermi, anzi, ancorati a un sistema finanziario immobile.
E sopratto la consapevolezza che la crisi economica è stata acuita da mercati finanziari regolamentati poco e male, come ha dimostrato per l'ennesima volta lo scandalo LuxLeaks.
L'Unione europea cerca di reagire. Ma non sa ancora come.
APERTURE SULLA FLESSIBILITÀ. A Bruxelles, vista la situazione, l'esecutivo europeo ha deciso di non respingere le leggi di bilancio, nemmeno quelle di Francia e Italia, «ma non vuol dire che tutti sono in regola», ha avvertito Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell'Eurogruppo. Che a margine della riunione di giovedì 6 novembre ha anche parlato della possibilità di concedere alla Grecia, vicina all’uscita dal programma della Troika (l'organismo di controllo formato da Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), una linea di credito precauzionale. Quasi a voler testare, per una volta, quella flessibilità sinora sconosciuta.
Persino la rigida Germania, considerato l'attuale rallentamento della crescita economica tedesca, ha annunciato nuovi investimenti per 10 miliardi di euro entro il 2018.
GLI INTERVENTI DELLA BCE. Il tutto mentre a Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi, dopo aver deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali rimarranno al minimo storico, ha incassato l’unanimità del board dell'Eurotower sull’aumento del bilancio e la possibilità di «implementare misure non convenzionali se necessario». A partire dal quantitative easing, l'acquisto di titoli (anche di Stato) direttamente sul mercato.
Ma basterà tutto questo a sconfiggere la crisi?
DUBBI DI PADOAN SULLA CRESCITA. Finora infatti, qualcosa non ha funzionato visto che «le risorse spese per riparare il sistema finanziario non si sono tradotte in crescita», ha osservato Pier Carlo Padoan.
Secondo il ministro del Tesoro, prima che i flussi di credito all'economia tornino a livelli normali, «passerà qualche tempo». Perciò nel frattempo, per aiutare i Paesi a rimettersi in moto, serve «diversificare gli strumenti di finanziamento degli investimenti».

Troppo presto per giudicare il piano di investimenti di Juncker

Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca investimenti europea (Bei).

Ma per ora, soprattutto in Italia, l’unica cosa a crescere è il debito. Per questo il piano di investimenti da 300 miliardi di Juncker è visto come una prima boccata di ossigeno, davanti alla quale, però, alcuni sono già scettici. «Si poteva fare di più», ha commentato Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe ed ex leader di Confindustria.
Più ottimista è il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei), Dario Scannapieco: «In questi mesi una task force formata da Bei, Commissione Ue e governi europei, con l'aiuto delle banche promozionali nazionali, sta lavorando sull'identificazione dei progetti su cui investire. E stanno facendo un ottimo lavoro», spiega a Lettera43.it. «Ma è ancora tutto in itinere, si vedrà una volta che avremo i dettagli del piano Juncker, che cosa potrà fare la Bei per finanziare questi progetti».
USARE LE RISORSE DISPONIBILI. Di sicuro, per ora, non è prevista l’iniezione di nuove risorse finanziarie da parte della banca: dopo l'aumento di capitale perfezionato a gennaio 2013, c'è stato un aumento del 40% a livello globale dei prestiti della Bei rispetto al 2012, con 75 miliardi di euro di finanziamenti. E in Italia si è passati da 6,9 a 11 miliardi.
«Lavorare con ciò che si ha a disposizione», è la parola d'ordine, anche se le risorse sono poche. Per questo l’obiettivo deciso durante l’Ecofin informale di settembre a Milano è quello di cercare di convogliare i privati nel finanziamento delle infrastrutture «e in questo i project bond si stanno rivelando un ottimo strumento, ma c'è ancora molto da fare», dice Scannapieco.
RITARDI IN RICERCA E SVILUPPO. In Europa, per esempio, per quanto riguarda gli investimenti in Ricerca e sviluppo «i dati dicono che siamo lontani dal 3% del Prodotto interno lordo dell’Ue fissato dalla strategia Europa 2020», continua il vicepresidente della Bei, che spiega come siano tanti i canali su cui si può lavorare per far ripartire l’economia. A partire da un migliore uso dei fondi di coesione, in cui l’Italia è sempre l’ultima ruota del carro, sino agli investimenti sulla tutela del territorio: «Un tema fondamentale per il nostro Paese». Ma troppo spesso sottovalutato.
«Sebbene questi investimenti non diano un ritorno immediato come può essere il pagamento di un pedaggio», insiste Scannapieco, «lo danno per esempio in termini di mancati costi di risistemazione dopo un’alluvione».
TASK FORCE PER IL MALTEMPO. Proprio mentre in Italia si consumano le ennesime tragedie legate al maltempo, alla Bei c'è una task force che sta lavorando su questo: «Abbiamo avuto contatti con la presidenza del Consiglio e il ministero dell'Ambiente proprio perché, come dimostrano gli ultimi eventi di cronaca, sulla tutela del territorio si può fare molto», spiega il banchiere. «Dopo le alluvioni che hanno colpito la Repubblica Ceca, abbiamo finanziato un sistema di monitoraggio e prevenzione delle inondazioni». Investimenti della Bei che potrebbero aiutare anche l’Italia a non annegare nei suoi soliti problemi burocratici e di mala amministrazione.
SERVE L'AIUTO DEI PRIVATI. Ma sono tanti i settori su cui la Bei potrebbe dare il suo contributo al Paese in termini di investimenti: ricerca, innovazione ed efficienza energetica. Anche in questo caso il futuro è, però, legato alla capacità di convincere i privati a investire e di mettere parte del capitale.
«Ma quando si tratta di infrastrutture pubbliche un grande problema è garantire la certezza dei costi e dei tempi di realizzazione dell'opera, fondamentali per un privato», argomenta Scannapieco. Temi su cui bisogna ancora lavorare.
«Attraverso l'uso dei fondi strutturali, per esempio, si possono mobilitare altri fondi», racconta il vicepresidente della Bei, «in Campania con quelli Jeremie - fondi lanciati dalla Commissione Ue e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei) - con 90 milioni di euro si sono ottenuti finanziamenti per circa 160 milioni a favore delle piccole medie imprese (con il coinvolgimento di Unicredit e altre banche)».

Ridurre il rischio degli investimenti attraverso le risorse pubbliche

Jacques De Larosiere, presidente e fondatore del think tank Eurofi, consigliere di Bnp Paribas ed ex direttore del Fmi.

Come ha ribadito anche Padoan «per aumentare gli investimenti ci servono più risorse, ma anche più opportunità di investimento».
«Ora quello che sosteniamo con questo tipo di iniziative», spiega Scannapieco, «è usare risorse pubbliche per rendere meno rischioso l'investimento dei privati e quindi incentivarli. Questa è una fase in cui più che la liquidità bisogna ridurre i rischi», continua.
PROJECT BOND INITIATIVE. La project bond initiative lavora in questo senso, «puntare sull'equity e cercare di fare in modo che le risorse pubbliche servano a proteggere e a spingere il capitale privato». In questo senso la Bei ha fatto già dei progetti sia per le Pmi sia per le infrastrutture. «Il primo project bond italiano sarà il passante di Mestre», racconta il vicepresidente, a dimostrazione che «in Italia come nel resto d'Europa si possono fare cose importanti».
L'ITALIA SA RISPARMIARE. La teoria è che «se il progetto è buono, le risorse si trovano», rassicura il numero due della Bei.
A esserne convinto è anche Jacques de Larosiere, presidente e fondatore del think tank Eurofi, consigliere di Bnp Paribas ed ex direttore del Fmi, che ricorda come «senza risparmi, non ci sono investimenti»: «Ma per fortuna l’Europa ne ha ancora tanti», rassicura, «in particolare l’Italia e la Francia sono dei Paesi che hanno molti risparmi da usare».
Peccato che quei soldi siano dei cittadini, «che non si fidano a investirli». Ecco quindi l'impasse: «Se gli Stati non possono più mettere risorse perché sono schiacciati dal debito, bisogna creare le condizioni per portare più investimenti privati».
FINANZIAMENTI A LUNGO TERMINE. Di modi per riuscirci, De Larosiere ne suggerisce più di uno: «Non sovra tassare le persone che mettono i loro risparmi in fondi di investimento; non rendere ancora più difficoltosi gli investimenti da parte dei privati in progetti di interesse nazionale».
Sinora, infatti, il problema è stato che «la maggior parte dei risparmi privati sono finiti in bond. Ma oggi noi abbiamo bisogno di aver finanziamenti a lungo termine per realizzare dei progetti».
«Se lo Stato garantisse gli incentivi, un piccolo ritorno anche a breve termine a chi decide di mettere i propri soldi in un grande fondo, l’economia inizierebbe a girare».
LA POLITICA DEVE DARE L'IMPULSO. Invece la strada più battuta è ancora quella della sicurezza, perché «i bond del governo sono visti come senza rischio». Il problema è, tuttavia, che «non producono nessun effetto economico»: «Se continuiamo a mettere tutti i nostri risparmi in bond statali aiutiamo lo Stato, non l'economia». E l’unica sicurezza che ci rimarrà allora sarà quella della crisi eterna.
Solo che a invertire la rotta, avverte De Larosiere, deve essere «la politica, che deve cambiare il modo di gestire i propri soldi». E soprattutto, deve smettere di vivere «al di sopra delle proprie disponibilità»: «Così come una persona adatta il proprio livello di vita alle sue possibilità economiche, così devono fare gli Stati», ammonisce, «sino a quando questi avranno un debito così elevato non ci saranno margini di alcuna inversione di rotta».

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