Sanità 141113171829
MALAGESTIONE 17 Novembre Nov 2014 0800 17 novembre 2014

Acquisto medicinali, Asl indebitate con le case farmaceutiche

Dal Lazio alla Calabria: milioni di euro da pagare ai fornitori. Che hanno portato le aziende sanitarie locali in tribunale. Commissariato chi non ha soldi.

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Operatori sanitari davanti al ministero della Sanità.

Che cos'hanno in comune tre giganti attivi nel settore farmaceutico come Banca Farmafactoring, Novartis Farma e Roche Diagnostics? Hanno tutti sede in Lombardia e hanno deciso di portare in tribunale le Asl di mezza Italia, dal Lazio alla Calabria, che da anni non pagano il conto dei servizi e dei medicinali ospedalieri forniti a partire dal 2010.
Le tre società, assieme a Ifitalia, Instrumentation Laboratory e altre ancora, hanno ottenuto dal tribunale di Milano l'emissione di decreti ingiuntivi per importi salatissimi, pari a centinaia di milioni di euro.
IL RICORSO AL TAR. Di fronte ai mancati pagamenti, si sono rivolte al Tar lombardo con ricorsi in ottemperanza: alle Asl coinvolte - a titolo d'esempio Lettera43.it può citare quelle di Viterbo, Napoli, Bari, Catanzaro e Reggio Calabria - i giudici amministrativi possono concedere solo qualche mese di tempo per onorare i loro debiti. Dopodiché si dovrà procedere con la nomina di commissari ad acta, chiamati a liquidare le somme mettendole a bilancio. Con un ulteriore aggravio dei costi per i contribuenti, che oltre alle spese legali e agli interessi, sembrano così destinati a dover ricompensare anche l'opera dei commissari.
ASSIST DEL CAV ALLE REGIONI. Alcuni fra i decreti ingiuntivi emessi dal tribunale di Milano in favore delle case farmaceutiche risalgono al 2011. Ma fino a luglio 2013, grazie a un comma inserito nella legge di Stabilità 2011 dal governo di Silvio Berlusconi, le Regioni hanno potuto evitare di pagare. Senza correre rischi.
Il comma 51 della legge 220/2010, infatti, ha imposto l’impignorabilità dei beni di Asl e ospedali nelle Regioni commissariate e sotto piano di rientro per i maxi-debiti sanitari.
SCOPERTO DA 2 MLD DI EURO. Una scelta accolta come una manna dal cielo da Campania, Lazio, Molise, Abruzzo e Calabria, anche perché, a prorogarne la validità, inizialmente prevista fino al 31 dicembre 2011, ci hanno pensato due successivi provvedimenti: il primo, sempre targato Berlusconi, è stato il decreto legge 98/2011, che ha spostato la scadenza di un anno più in là. Il secondo risale invece al governo Monti, quando il parlamento, convertendo il decreto Balduzzi con la legge 189/2012, ha prorogato l'impignorabilità fino al 31 dicembre 2013.
Ancora a luglio 2013, solo per quanto riguarda le forniture biomediche, le cinque Regioni cumulavano insieme 2 miliardi di scoperto. In cima alla lista la Campania, con debiti per 778 milioni di euro.

L'operazione rimborso dei debiti della Pa varata dal governo Monti

Un addetto a un macchinario per la radioterapia.

A guastare la festa, si fa per dire, che lo Stato aveva preparato per se stesso, è intervenuta a luglio 2013 la Consulta, che con la sentenza 186 ha sancito l'incostituzionalità del comma 51 e delle sue successive modifiche.
Una decisione arrivata soltanto un mese dopo la conversione del decreto 35/2013, con cui il governo di Mario Monti ha dato inizio a quella colossale operazione di rimborso dei debiti della Pubblica amministrazione (Pa) nei confronti delle imprese, che oggi vede impegnato anche l'esecutivo guidato da Matteo Renzi.
SOLDI DALL'ESECUTIVO. Dai dati del ministero dell'Economia risulta che il governo del Professore ha messo a disposizione circa 40 miliardi di euro per il 2013 e il 2014. Seguito dall'esecutivo di Enrico Letta, che ha «incrementato i pagamenti previsti per il 2013 di 7,2 miliardi senza ridurre quelli attesi per il 2014», mentre con la legge di Stabilità 2014 sono stati stanziati ulteriori 500 milioni.
Infine, Renzi, che ha messo sul piatto altri 9,3 miliardi con il decreto legge 66/2014, introducendo la garanzia dello Stato sui crediti vantati nei confronti della Pa.
BEFFA PER I CITTADINI. Cifre da capogiro, che restano tali anche restringendo il campo ai soli debiti delle Regioni in ambito sanitario.
Il valore di quelli saldati finora ammonta a 11,23 miliardi di euro, a fronte di un importo erogato pari a 12,9 miliardi (dati Mef aggiornati al 30 ottobre).
Le Regioni attualmente sottoposte a piano di rientro sono sette: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia e Sicilia. Oltre ad avere livelli di assistenza al di sotto degli standard minimi, alcune di queste, adesso, rischiano un nuovo commissariamento delle aziende sanitarie locali, per non aver ancora pagato i debiti con le case farmaceutiche. Ritardi che minacciano di trasformarsi in una vera e propria beffa per tutti i cittadini.

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