Economia 17 Novembre Nov 2014 1629 17 novembre 2014

Hong Kong-Shanghai, partenza flop

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Debutto con il freno a mano per la piattaforma di scambio tra le borse di Shanghai e Hong Kong. Il sistema di interscambio di investimenti, una svolta per il rapporto tra la Piazza finanziaria e la Cina continentale, è stato appesantito dalla notizia sulla recessione del Giappone (qui l'articolo), che ha indebolito tutti gli scambi asiatici e pure quelli europei.   Si tratta di un accordo, inaugurato oggi dopo i recenti annunci, che permette agli investitori di trattare su entrambe le Piazze. ESENZIONE DALLE TASSE FINO AL 2017. Con il nuovo schema, gli investitori (per i cinesi devono esserci oltre 60mila euro nei loro conti di brockeraggio) potranno trattare ogni giorno fino a 3 miliardi di euro (23,5 miliardi di yuan) in azioni selezionate. Fino a 1,3 miliardi di euro è la quota che spetta agli investitori della Cina continentale, il resto a quelli di Hong Kong. I profitti incamerati nell'ambito di questa piattaforma, saranno esentati dalle tasse fino al 16 novembre del 2017.  Al termine della giornata di contrattazione l'indice Hang Seng della borsa di Hong Kong ha terminato le contrattazioni a 23.848,63 punti, in ribasso dello 0,99%; il Composite di Shanghai ha terminato perdendo lo 0,19% a 2.474,01 punti. Le autorità, che hanno suonato il 'gong' all'avvio delle contrattazioni, hanno parlato dell'essere "testimoni di un giorno storico". Lo "stock connect" offre agli investitori al di fuori della Cina continentaledi accedere al mercato azionario della seconda economia del mondo, per la prima volta. Fino ad ora, l'accesso è stato cautamente ristretto, soprattutto attraverso un programma di selezione dei gestori di fondi in modo da rappresentare una frazione del mercato complessivo.  Come da attese, nel primo giorno di attività dell'accordo le richieste di investimento sono state prorompenti verso Shanghai, molto limitate in direzione opposta. IN POCHE ORE RAGGIUNTO IL TETTO DEGLI SCAMBI. In poche ore, infatti, si è esaurita la disponibilità di investimenti nella rotta verso Nord, cioè i 2,1 miliardi di dollari che i broker di Hong Kong possono puntare sulle azioni cinesi; di contro, il percorso "Southbound", cioè quello che vede i soldi dei ricchi cinesi andare verso Hong Kong, è stato riempito solo fino al 17 per cento della portata quotidiana.   Oltre ai limiti quantitativi, gli investitori sono pure obbligati a restringere il lotto degli acquisti a in elenco di titoli selezionati, composto da 568 aziende di Shanghai e circa la metà di quel numero a Hong Kong.

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