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CONTESA FISCALE 18 Novembre Nov 2014 0600 18 novembre 2014

Ecomouv, la Francia cancella la tassa e lascia i debiti all'Italia

Prima ha ideato un sistema di pedaggi autostradali a carico delle nostre aziende. Poi, da ministro, l'ha abolito. Togliendo loro 1 miliardo di introiti. Il pasticcio di Royal.

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da Parigi

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Al Quai d’Orsay è stato accolto con molta cura e, al di là del portone che affaccia su Place de la Concorde, a due passi dal Museo Louvre, il neoministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha trovato non solo il numero uno della diplomazia francese, ma un peso massimo della sinistra europea degli ultimi decenni, Laurent Fabius.
Mai il ministro degli Esteri italiano avrebbe immaginato - seduto attorno a quel tavolo - di dover indossare così presto la maschera dell’esattore e di battere cassa già alla sua prima uscita da capo delle feluche.
E non si trattava di chiedere un pugno di euro, ma di quasi 1 miliardo.
ECOMOUV, IL PASTICCIO DI ROYAL. Al centro dell'incontro del 13 novembre, come ha ammesso lo stesso Gentiloni, il caso Ecomouv. Aperto da mesi, il dossier ruota intorno all'omonima società costituita nel 2011, controllata al 70% da Autostrade per l’Italia e incaricata dal governo francese di organizzare e gestire il pagamento del pedaggio dei camion per 15 mila chilometri di rete autostradale d’Oltralpe a partire dal primo gennaio 2015.
A scatenare il caos fu proprio una «grande amica» del partito del neotitolare della Farnesina, ospite «graditissima» di Palazzo Medici a Firenze, della Festa Nazionale de L’Unità, sponsor di Pier Luigi Bersani poco prima delle ultime Politiche, cioè Ségolène Royal.
TASSA DA 1,1 MILIARDI. La decisione di istituire una 'ecotax' risale al 2008, 12 mesi dopo la corsa (fallita) dell’ex compagna di François Hollande per l’Eliseo. Il contratto stipulato tre anni fa prevedeva incassi per 1,1 miliardi per 15 anni: a Ecomouv erano destinati 180 milioni l’anno, il 40% dei quali - cioè 72 milioni di euro - costituivano la 'remunerazione' per gli azionisti della società italiana. Altri 50 milioni venivano invece distribuiti alle sei società francesi che fornivano assistenza in loco e che hanno installato 176 portali, 700 mila telecamere e 500 distributori automatici. Ma le cose sono finite in maniera diversa. E adesso i debitori rischiano di fallire e i cittadini italiani di pagare per scelte politiche del governo d’Oltralpe.
«Siamo fiduciosi che da parte dell'esecutivo francese ci sia attenzione sulla questione nell’ambito dei rapporti di grandissima amicizia e collaborazione», ha detto Gentiloni, mentre a La Defense i 250 dipendenti del gruppo protestavano in piazza.

Le aziende italiane hanno già speso 830 milioni di euro

Il ministro dell'Ambiente francese Ségolène Royal con l'ex marito François Hollande.

Madame Royal, appena nominata ministro dell’Ecologia e dell’ambiente del governo di Manuel Valls, ha deciso che l’ecotassa non andava più bene e l’ha cancellata via comunicato stampa: zac, taglio netto.
Peccato che gli investitori italiani, che gestiscono nel nostro Paese concessioni pubbliche, abbiano già speso - secondo quanto comunicato alla Farnesina e di lì all’Ambasciata - oltre 830 milioni di euro.
Risultato? L’ex candidata presidente socialista ha creato un buco di quasi 1 miliardo di euro nelle casse delle aziende italiane coinvolte nell’operazione e ha esposto al rischio che il governo di Matteo Renzi debba aumentare i pedaggi in Italia per rientrare di un investimento garantito da un governo amico, di ispirazione socialista come quello dello Stivale.
RUOLO DI FACILITATORE. Non stupisce allora che il capo della Farnesina abbia messo subito le carte sul tavolo: «Il contratto prevede meccanismi di disdetta e ho voluto rappresentare l’esigenza di rispettarlo; non sono avvocato di una parte, ma deve essere rispettata una cornice giuridica», ha detto nel corso della conferenza stampa.
Passi per i 72 milioni di introiti annuali mancati e le relative tasse, ma, almeno, il governo italiano cerca di tappare il 'buco', agendo da 'facilitatore'.
«Fabius mi ha assicurato il suo interessamento, anche se la decisione non l’ha presa lui direttamente», ha aggiunto il neoministro degli Esteri italiano, senza mai nominare Ségolène, già sotto il tiro dell’opinione pubblica francese per la sua gestione del caso Rémi Fraisse, il giovane ambientalista ucciso con una granata dalla Gendarmeriè mentre protestava contro la costruzione della diga di Sivens.
GENTILONI OTTIMISTA. «È una questione piuttosto complessa, una decisione che non ho preso io, ma la collega all’Ambiente», ha chiarito il capo della diplomazia francese, con un passato da premier, figura più nota del socialismo francese nel mondo. «Sono sicuro che ci saranno delle trattative e spero che queste trattative permetteranno di giungere a una soluzione soddisfacente», ha aggiunto.
Gentiloni l’ha comunque buttata lì, pur mostrando un certo ottimismo: «Ricorso in Tribunale? Non spetta a me dirlo, ma sono convinto che i contatti di oggi e dei giorni futuri ci consentiranno di individuare una soluzione».
L’ostacolo resta «la zarina» o la «donna di ferro», come l’hanno ribattezzata i giornali francesi sin dal giorno del suo - contestatissimo e inatteso - ingresso al Palazzo Roquelaure, che non è poi così distante dall’Eliseo.

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