Conferenza Regioni 140925180427
EDITORIALE 18 Novembre Nov 2014 1519 18 novembre 2014

Il governo e le Regioni trattate come utile idiota

Enti locali in un cul de sac. Affossati dagli sprechi. E costretti a imporre nuove tasse.

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Un riunione alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Dall'Australia, dove non piove, Matteo Renzi se la prende con i governatori delle Regioni, dove invece piove da troppo tempo, che a suo dire avrebbero assistito alla catastrofe senza muovere un dito. Qualcuno, come Claudio Burlando, in tutta risposta gli ha rammentato i condoni edilizi che hanno contribuito alla devastazione del territorio.
Non c'è che dire, il rapporto del premier con gli Enti locali è nato sotto una cattiva stella e prosegue sul filo di incomprensioni e ripicche. Per un presidente del Consiglio accentratore e dirigista già sono un fastidio i ministri, soprattutto quando non gli sono in toto devoti. Figuriamoci i politici locali, la cui fame di devoluzione è ai suoi occhi la sentina di ogni spreco e nefandezza.
Ancora oggi, alcuni giornali riportavano la notizia di come il “Club del vitalizio”, ovvero quei consiglieri regionali che indipendentemente dalla lunghezza della loro militanza al servizio delle istituzioni percepiscono un compenso a vita, siano tutt'altro che intenzionati a rinunciarvi.
SPESE FUORI CONTROLLO. Quando si toccano i portafogli, ancorché palesemente ingrassati da una legge autoreferenziale fatta per garantire la rendita di posizione, quello che alla collettività appare come uno smaccato privilegio diventa un intoccabile diritto acquisito.
Da abile comunicatore (nelle ultime settimane un po' meno, per la verità) Renzi sa bene che attaccare inefficienze e trattamenti di favore gli porta consenso.
Le Regioni, dal canto loro, sembrano relegate al ruolo di vittima sacrificale: piangono quando lo Stato taglia loro i trasferimenti, salvo poi diventare protagoniste delle cronache giudiziarie per le spese pazze e fuori controllo dei suoi consiglieri.
Se ti compri con i soldi pubblici un vibratore o un paio di mutande, fai poi fatica a opporti alla spending review del governo evocando rischi sull'erogazione dei pubblici servizi.
Non contento di questo, il governo ne accentua l'impopolarità delegando sostanzialmente a loro quell'incremento delle imposte che non si può permettere a livello centrale.
Come dire: noi il nostro dovere lo abbiamo fatto con gli 80 euro in busta paga e la riduzione dell'Irpef, se poi a livello locale non ci stanno dentro saranno loro ad aumentare le tasse, diventando così il caprio espiatorio dell'indignazione popolare.
LA GAFFE DI PADOAN SULLE TASSE LOCALI. Puntualmente, qualcuno si è già trovato suo malgrado a obbedire al diabolico copione. Così che, per esempio, il Piemonte del renziano Chiamparino ha ritoccato all'insù le aliquote Irpef e il bollo dell'automobile. Altri, c'è da star sicuri, ne seguiranno l'esempio.
Con l'ingenuità del tecnico prestato alla politica, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan aveva già preconizzato quanto successo in conferenza stampa di presentazione del Def. «Saranno se mai gli Enti locali a rifarsi dei tagli ai trasferimenti», si era lasciato sfuggire di fronte a un trasecolante Renzi che aveva colto subito la gaffe.
Così aveva detto e così è stato. Incurante del fatto che mettere soldi in una tasca a Roma e togliergli dall'altra in periferia per il cittadino è, se va bene (e non va quasi mai bene), un'operazione a somma zero.

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