Economia 18 Novembre Nov 2014 1318 18 novembre 2014

Perché il Big Pharma infiamma il Nyse

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Pfizer ha per ora messo da parte velleità di espansione e si sta concentrando sulla cura del cancro. La settimana di Wall Street è iniziata con enorme fermento sul mercato farmaceutico, che già nei mesi scorsi aveva dato segnali di effervescenza, basti pensare al tira e molla, per ora senza esito, tra Pfizer e AstraZeneca, all’interesse di Actavis per Salix Pharmaceuticals e all’acquisizione di Forest Laboratories da parte di Actavis per 25 miliardi. E c’è proprio Actavis tra i protagonisti della nuova tornata di maxi accordi: la società ha rilevato per 66 miliardi di dollari Allergan, il produttore del Botox, lasciando al palo la rivale Valeant Pharmaceuticals International, che sembra avere rinunciato alla propria offerta ostile, studiata con l’investitore attivista William Ackman e il suo hedge fund Pershing Square Capital Management. Ma non è tutto. Pfizer, che ha accantonato per ora le velleità di espansione, ha raggiunto un accordo da 850 milioni di dollari, a cui si potrebbero aggiungere altri 2 miliardi, per lo sviluppo congiunto di un nuovo trattamento contro il cancro. Al palo resta AstraZeneca, che il 17 novembre ha sofferto a Wall Street. Ecco cosa c'è da sapere. 1. PER ALLERGAN-ACTAVIS ANCHE VANTAGGI FISCALI Per il produttore del Botox Actavis pagherà 219 dollari per azione, quasi il 60% dei quali in cash e la parte restante in titoli, ovvero più degli almeno 210 dollari che Allergan aveva chiesto e superiore ai 200 dollari per azione a cui Valeant era disposta ad arrivare. Il grande vantaggio dell’accordo sarà fiscale: non ci sarà la tanto contestata “tax inversion”, l’acquisizione di una società straniera per spostare all’estero la sede fiscale, perché Actavis a questo aveva già pensato a ottobre 2013 quando ha rilevato l’irlandese Warner Chilcott, spostando il domicilio fiscale a Dublino. La nuova società pagherà dunque un’aliquota del 15% circa, contro il quasi 26% che la californiana Allergan avrebbe dovuto versare. La fusione dovrebbe generare sinergie per almeno 1,8 miliardi di dollari, mantenendo  circa 1,7 miliardi di dollari di investimenti di Allergan in ricerca e sviluppo. 2. NEL PHARMA L’INVERSIONE FISCALE HA ANCORA VALORE L’accordo Actavis-Allergan come detto non prevede un’inversione fiscale, ma a scoraggiarne l’uso non sono stati i provvedimenti adottati di recedente dalla Casa Bianca per limitare una pratica che riduce gli introiti nelle casse del Tesoro americano. Anzi la “tax inversion” ha ancora un “valore significativo”, come ha fatto notare l’amministratore delegato di Pfizer, Ian Read: “Sebbene le regole siano cambiate, crediamo che le inversioni possano ancora essere incluse in operazioni di successo”, ha detto. In realtà le norme adottate dal Tesoro americano il mese scorso per frenare l’inversione fiscale almeno una “vittima” l’hanno fatta, facendo collassare l’acquisizione da 53 miliardi di dollari dell’irlandese Shire da parte dell’americana AbbVie. 3. VALEANT SI CHIAMA FUORI, CIFRE ECCESSIVE I 219 dollari per azione messi sul piatto da Actavis sono troppi per Valeant Pharmaceuticals International, che procedeva per via ostile dopo essersi vista respingere un’offerta da 53 miliardi. Troppo poco diceva Allergan e a buona ragione, visto che la cifra proposta da Actavis è più alta di 13 miliardi. Mike Pearson, amministratore delegato di Valeant ha sottolineato che la sua società “non può giustificare agli azionisti un prezzo di 219 dollari per azione o più per Allergan”.  Valeant, che già in passato aveva anticipato che si sarebbe fatta da parte se le cifre fossero diventate eccessive, “rivedrà l’accordo”, ma a meno che il titolo di Actavis non crolli, facendo di conseguenza scendere il prezzo dell’accordo in contante e azioni, la società si chiama fuori dai giochi. 4. ACCORDO PFIZER/MERCK NEL CAMPO ONCOLOGICO Accordo di tutt’altro genere è quello siglato dall’americana Pfizer e dalla tedesca Merck: le due società lavoreranno insieme per sviluppare un nuovo trattamento contro il cancro, cosa che consentirà a Merck di potenziarsi negli Stati Uniti e a Pfizer di rafforzarsi nel settore oncologico americano, pur dovendo rinunciare a una fetta degli utili dell’intero anno.  Merck riceverà 850 milioni di dollari in anticipo per lo sviluppo congiunto e la messa in commercio di una nuova classe di anticorpi, gli “anti PD-L1”, e potrà ricevere fino a ulteriori 2 miliardi al raggiungimento di determinati obiettivi, per un totale fino a 2,85 miliardi.  A causa dell’accordo Pfizer ha rivisto al ribasso le stime sui profitti per il 2014 a un range tra 1,40 e 1,49 dollari per azione, dal precedente tra 1,50 e 1,59 dollari. 5. ASTRAZENECA RESTA ORFANA DI OFFERTA Chi resta ai blocchi di partenza, almeno per il momento, è la britannica AstraZeneca, che ha risentito a Wall Street arrivando a cedere il 3%. In particolare è opinione condivisa che Pfizer accantonerà i progetti di acquisto della rivale d’Oltreoceano, appunto preferendo concentrarsi su altro tipo di accordi. Non è comunque detto che Pfizer non torni alla carica nei prossimi mesi, visto che come ha spiegato l’amministratore delegato la possibilità di approfittare in qualche misura dell’inversione fiscale continua a fare gola. Non resta che stare a guardare e aspettare il prossimo giro di giostra della Big Pharma.

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