Economia 20 Novembre Nov 2014 1840 20 novembre 2014

Banchieri, frentata sui bonus

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Corte di giustizia europea Fissare un tetto ai bonus dei banchieri è legittimo. Lo sostiene l'avvocatura generale dell'Ue nelle considerazioni finali della causa intentata dalla Gran Bretagna contro il limite posto nel 2013 da Consiglio e Parlamento europeo. Il provvedimento fu adottato lo scorso anno con l'obiettivo di consolidare la regolamentazione e la stabilità degli enti finanziari dopo l'esplosione della crisi del 2008. Dall'analisi delle autorità europee emerse che uno dei principali fattori scatenanti della crisi fosse stata la struttura dei sistemi retributivi all'interno delle banche e in particolare si sottolineava come «il pagamento di bonus ragguardevoli rispetto agli stipendi hanno incentivato i dipendenti ad assumere rischi eccessivi per poter partecipare ai profitti a breve termine delle banche, ma non ai costi dei loro fallimenti che, nei casi più gravi, sono stati sopportati dai contribuenti». RAPPORTO BLOCCATO TRA FISSO E VARIABILE. In particolare, la direttiva varata lo scorso anno comprende una disposizione che obbliga a stabilire un rapporto tra la remunerazione fissa (stipendio di base) e la remunerazione variabile ("bonus") per i soggetti che svolgono attività professionali che hanno un impatto sul profilo di rischio degli enti creditizi. Nel dettaglio il premio non può essere superiore al 100% dello stipendio di base, o al 200% se lo Stato membro decide di conferire tale potere agli azionisti, ai titolari o ai membri di tali enti creditizi. Un premio comunque importante, ma il Regno Unito ha chiesto alla Corte Ue di annullare le disposizioni della direttiva spiegando che le misure «possano essere adottate sulla base delle disposizioni del Trattato sulla libertà di stabilimento e alla libertà di prestazione dei servizi (articolo 53, paragrafo 1, TFUE) ma rientrino nella politica sociale e, in quanto tali, nella competenza degli Stati membri». RESPINTA LA RICHIESTA DELLA GRAN BRETAGNA. In sostanza la Gran Bretagna, che sull'economia finanziaria e sui super premi ai banchieri ha costruito un impero pari a quello di New York, sostiene l'Ue non possa stabilire un limite agli stipendi dei singoli paesi. Una posizione respinta dall'avvocatura Ue (la sua posizione non è vincolante per la Corte, ma quasi sempre viene accolta): «Poiché la parte variabile della remunerazione ha un impatto diretto sul profilo di rischio degli enti finanziari, essa può colpire la stabilità degli enti finanziari che possono liberamente operare nell'Unione e di conseguenza quella dei mercati finanziari dell'Unione». Quanto al fatto che tali misure debbano essere considerate come rientranti nel contesto della politica sociale, l'avvocato generale sottolinea che «fissare il rapporto tra la remunerazione variabile e lo stipendio di base non equivale a imporre un tetto massimo ai bonus dei banchieri o a fissare il livello di retribuzione, poiché non è fissato alcun limite allo stipendio di base, al quale i bonus sono indicizzati». In sostanza il rapporto del 100% si può applicare a qualsiasi somma che una banca sia disposta a corrispondere in via di retribuzione fissa. Come a dire che prima di scaricare il costo sui cittadini dovranno prima essere le banche ad assumersi il rischio.

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