Economia 20 Novembre Nov 2014 1057 20 novembre 2014

Papello, Ligresti: impegno tra gentiluomini

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Salvatore Ligresti «Lo ritenevo e lo ritengo un impegno tra gentiluomini assolutamente serio. Noi stiamo parlando di discorsi fatti con Mediobanca, una istituzione con la quale ho sempre preso accordi sulla parola». E quel che ha detto Salvatore Ligresti il 19 luglio del 2012, interrogato dal pm di Milano Luigi Orsi sulla vicenda con al centro il cosiddetto ''papello'', cioè l'accordo tra l'ad di Mediobanca Alberto Nagel e la "famiglia Ligresti" che aveva lo scopo di far ottenere benefici economici al costruttore siciliano e ai suoi tre figli in cambio della loro "uscita" dalla gestione del gruppo Premafin-Fonsai e la non 'belligeranza' nei confronti dell'operazione di fusione con Unipol. LIGRESTI ATTACCA NAGEL. Ligresti, nel verbale ora depositato tra gli atti del filone di indagine ora chiuso e nel quale è indagato con Nagel per ostacolo all'attività di vigilanza della Consob, ha ricordato di essere "certissimo che il documento che esaminammo in quell'occasione fu firmato da me e da Nagel", il 17 maggio precedente nella sede di Compass in un incontro al quale erano presenti anche la figlia Jonella e l'avvocato Cristina Rossello, allora segretario del patto di sindacato di Mediobanca, e al quale quell'accordo scritto fu affidato affinchè lo conservasse in cassaforte in quanto "aveva la fiducia mia e di Nagel». «Mi sono recato da Nagel - ha aggiunto - e ho parlato con lui e con lui ho firmato questo documento. Mediobanca è un'istituzione tale che non c'era bisogno di altro che questo. Con Mediobanca basta la parola. Comunque bastava che io parlassi con Nagel, non c'era bisogno della sottoscrizione anche delle altre persone evocate nell'intestazione». LA VERSIONE DI JONELLA. Su quell'accordo scritto, che non ha mai avuto seguito, tra le carte dell'indagine ci sono le versioni di tutti i protagonisti. Con l'avvocato Rossello che il 24 luglio ha riferito al pm di quando, prima del 17 maggio, Jonella Ligresti andò da lei in studio per motivi professionali: «era disperata - ha affermato il legale - e ce l'aveva a morte con Nagel, sosteneva che aveva organizzato tutto contro di loro». Ha spiegato che le aveva detto che «Nagel, Cimbri e Ghizzoni volevano far fallire la famiglia per prendere a zero euro il gruppo, anziché favorire un concordato" ("è già stata un'estorsione pura quella che hanno fatto", dirà in seguito Jonella nell'ormai nota conversazione registrata di nascosto). LE RICHIESTE DELLA FAMIGLIA IRRICEVIBILI. Il legale davanti a Orsi,, tra l'altro, ha sostenuto di aver messo una buona parola per i Ligresti chiedendo di aiutarli e di aver ricevuto in risposta dall'ad di Mediobanca: «Han rubato, han fatto scempi, cosa vuoi che li aiutiamo». Ha inoltre descritto la riunione tra l'ingegnere e Nagel per la firma dell'accordo: il primo "spaventato" e che sembrava "un leone ferito" e il secondo "in difficoltà e imbarazzato" e comunque convinto, e lei era concorde, "che accogliere le richieste della famiglia non era fattibile». Nagel invece, sempre nell'estate di due anni fa, era l'1 agosto, ha riferito al pm Orsi che "immediatamente dopo la firma (dell'accordo per la fusione con Unipol della fine del gennaio 2012, ndr), se Lei vede, fino ad oggi i Ligresti hanno avuto un'unica coerenza: non fare l'operazione. Perché? Perché hanno capito - ha proseguito - più che disponibilità umana ad ascoltarli non c'era, hanno realizzato chiaramente che questa era un'operazione che riservava loro il trattamento che solo loro non capivano era loro dovuto, perché loro siccome hanno distrutto un gruppo, è tanto che il gruppo venga salvato. E se quindi a loro non arriva niente, non devono più di tanto lamentarsi.(...) Ne sono rimasti profondamente diciamo...non disillusi - non so il termine - incazzati, e hanno incominciato a sabotare l'operazione». L'INCONTRO TRA NAGEL E DON SALVATORE. L'amminsitratore delegato ha anche precisato, senza negare che la firma al 'papello' è la sua, che l'avv. Rossello, che aveva in sostanza organizzato l'incontro del 17 maggio, «mi ha detto: «I Ligresti sono disperati. Sono in litigio tra di loro. Il padre non è lucido e dice delle frasi preoccupanti. Quindi da un punto di vista umano, Alberto, ti chiedo di incontrarli. Non ti costa niente. Li hai visti altre volte, lo puoi fare ancora». Salvo poi, ha messo a verbale sempre Nagel, aver ricevuto una telefonata dalla stessa Rossello in cui lo metteva in guardia: "mi disse: guarda che loro, avendo capito definitivamente con l'esecuzione dell'operazione Unipol che rimangono senza niente, verranno contro di te(...) tentano di incastrarti. Utilizzeranno i pezzi di carta'. lo le ho detto: 'Ma tu quel pezzo di carta ce l'hai o non ce l'hai?'. E lei mi ha fatto capire che ce l'aveva questo pezzo di carta, che non l'aveva distrutto, e io le ho detto: 'lo mi difenderò nel modo che ritengo'».

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